Fondazione Lavoratori Officine Galileo

Film Etnomusicale 2006

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 Festival del Film Etnomusicale

Traditional Music Film Festival / Festival du Film de Musique du Monde

 

XXIV Edizione                                       17-23 Giugno 2006           

ARENA ESTIVA del POGGETTO

                                                       

 

Musica in pellicola tra realtà e finzione

 

Sabato 17

 “IBERIA” (Spagna) di Carlos Saura (2005, 99’)  

"Iberia" è un intenso viaggio nel cuore del flamenco e insieme una celebrazione appassionata di questa disciplina nella sua accezione più alta; come un mosaico, mostra un’esibizione di abilità coreografica nel famoso ballo parallelamente a musica classica, al balletto e alla danza contemporanea. Carlos Saura, regista spagnolo di fama mondiale, si è circondato dei più grandi talenti suoi conterranei, riuscendo a fare emergere dagli artisti coinvolti il meglio di sé.

Ispirato al lavoro del compositore spagnolo Isaac Albéniz (1860-1909), "Iberia" è un film che integra in maniera unica le componenti di un musical, con la cinepresa del regista che si trasforma in un artista tra gli artisti condividendo la preparazione, le prove e la gestazione graduale di ogni rappresentazione. Saura, con il suo tocco magistrale, presenta così un universo drammatico e commovente, un mondo di passione e creatività.

 

Domenica 18

 

“EL MILAGRO DE CANDEAL” (Brasile) di Fernando Trueba (2004, 131’)

Bebo Valdés, famoso pianista cubano di 85 anni che vive esiliato a Stoccolma da oltre 40, compie un viaggio a Salvador di Bahia, la più “nera” tra le città brasiliane, alla ricerca delle sue origini africane. Alla Igreja Nosso Senhor do Rosario dos Pretos (chiesa costruita dagli schiavi africani) e incontra Mateus Aleluia, chitarrista afrobrasiliano ultrasessantenne, che gli illustra la cultura e la religione afrobrasiliana, il candomblé con gli orixàs e i riti a questi legati.
Insieme poi si dirigono a Candeal, favela devastata dalla droga e dalla povertà che grazie agli sforzi del percussionista Carlinhos Brown, che qui è nato, e di alcuni altri sostenitori, è riuscita a bandire armi e delinquenza diventando una comunità ‘magica’; il volontariato e il lavoro collettivo dei suoi abitanti hanno dato vita alla prestigiosa scuola popolare di musica “Pracatum”, che dal 1994 ha richiamato ad insegnare giovani musicisti provenienti da ogni parte del Brasile, ai quali Valdés si unisce in una straordinaria jam session di musica e ritmi cubani e brasiliani. Oltre ad un centro di sanità popolare, al Candeal è nato anche uno studio di registrazione nel quale vengono ad incidere musicisti da tutti i continenti, attratti dall’atmosfera, dai tamburi e dalle altre percussioni della famosa sezione ritmica del posto.Nel corso del suo viaggio, Bebo incontra anche altri artisti bahiani, in particolare Marisa Monte e Caetano Veloso che canta alcune delle sue canzoni più belle.
Il regista spagnolo Fernando Trueba (autore anche del pluripremiato “Calle 54”) racconta la storia di una ‘miracolosa’ trasformazione sociale: attraverso immagini sulla realtà della favela, dei suoi abitanti e sul potere di redenzione della musica, “El Milagro de Candeal”, in parte documentario, in parte parabola cinematografica, evidenzia le diverse sonorità che costituiscono l’accompagnamento musicale della vita quotidiana, dove il samba si amalgama al ritmo dell’arrasta-pe e del frevo (stili tipici della regione) e i ritmi brasiliani rivelano le numerose assonanze con la musica cubana. Attraverso la musica e le molteplici iniziative ad essa legate, la gente di Candeal ha recuperato la propria autostima e la speranza che la realtà si può cambiare, che un mondo migliore è possibile…

 

Lunedì 19

Carmen a Khayelitsha” (Sudafrica) di Mark Dornford (2005, 120’)

“U-Carmen e Khayelistsha”, versione cinematografica dell’opera lirica “Carmen” di Bizet, si è aggiudicata l’”Orso d’Oro” al Festival di Berlino 2005; un premio a sorpresa con il quale il regista inglese Mark Dornford-May ha battuto pellicole ben più favorite quali “The Sun” di Sokurov, sull'imperatore Hirohito, e “Sometimes in April” sul genocidio in Rwanda. Eppure la scelta è condivisibile, non fosse altro per l’ardita discesa in una township sudafricana senza mai dimenticare gli stilemi artistici del genere operistico. La storia della donna fatale e irresistibile ambientata nella zona più povera di Siviglia, assume toni di universalità in questa trasposizione sudafricana.
La “femme fatale” che mette in subbuglio cuori e sensi è grande e grossa, splendida e nera, fuma il sigaro, e Siviglia è diventata la città sudafricana di Khayelitsha; compaiono gangster e santoni e le popolarissime arie della “Carmen” originale sono cantate con i suoni aspri e remoti della lingua Xhosa (secondo idioma ufficiale in Sudafrica dopo lo Zulu). Questo lo strano cocktail che Mark Dornford-May ha diretto per oltre cinque anni a teatro con alterni successi, fino alla trasposizione cinematografica che ha messo d’accordo critica e pubblico, sia per il fascino che per i contenuti sociali che la caratterizzano: la sensazionale protagonista, Pauline Malefane (nella realtà poi sposata dal regista) dalla voce e la presenza poderose, interpreta il mito di Carmen con una forza del tutto innovativa, facendosi paladina del progresso sociale che le donne nel Sud Africa democratico stanno faticosamente conquistando.

 

Martedì 20

 “HABANA BLUES” (Cuba) di Benito Zambiano (2004, 120’)

Dopo il successo del suo primo film “Solas”, il regista spagnolo Benito Zambrano riprende in mano una delle prime sceneggiature e realizza una commovente ‘canzone’ dedicata a Cuba e alla sua popolazione; un film in cui la musica racconta l’anima dell’isola e dei suoi protagonisti, divisi da un imprescindibile amore per la propria terra e un altrettanto indomabile desiderio di varcarne i confini e vedere il resto del mondo.

Ruy e Tito sono due giovani musicisti cubani, uno dei quali con due figli ma in fase critica con la moglie, che suonano insieme e condividono un grande sogno: quello di diventare famosi e lasciare l'Havana. L’occasione della vita si presenta con l’arrivo di due produttori discografici spagnoli che propongono loro di incidere un disco…
Presentato a Cannes nel 2005, “Habana Blues” è un film che rifugge i clichè sulla Cuba da cartolina, tutta spiagge, balli e storie d’amore tra mulatte e stranieri in vacanza, mostrando piuttosto lo snodarsi di relazioni umane, di sentimenti, con le paure e i desideri di ogni esistenza. E la musica è tra gli elementi portanti della pellicola, quella musica che permette ai cubani di andare avanti con spensieratezza nonostante le difficoltà da affrontare e, come in questo caso, mette i protagonisti davanti a decisive scelte di vita.
Ma il pregio di “Habana Blues” è anche quello di mostrare l’altra faccia musicale di Cuba, la più alternativa, con gruppi Pop, Hip Hop, Reggae e Heavy Metal che danno vita ad un “Rock fusion” ben integrato alle sonorità più ‘classiche’ dell’isola, con ogni sobborgo dell’Havana che diffonde ritmo e musica.

 

Mercoledì 21

"REMBETIKO"  (Grecia) di Costas Ferris (1983, 120’)

In Grecia, Rembetiko è da sempre associato alla musica degli emarginati, ai rifugiati greci fuggiti della costa occidentale dell’Anatolia, ai quali furono espropriati i beni constringendoli a vivere sotto l’ultimo gradino della scala sociale greca.
Il film narra la dura vita di quanti vissero ai margini della società nei grandi centri urbani nel periodo tra l’inizio degli Anni '20 e la fine dei '50, che vide l’intera Grecia devastata da guerre e instabilità sia politiche che sociali. Mostrando questi tragici eventi storici, il regista Costas Ferris ricrea lo scenario di un ordine sociale sempre in bilico tra caos e collasso, sottofondo nel quale si sviluppa quel fenomeno musicale straordinario noto come Rembetiko, e la travagliata esistenza di Marika Ninou, indiscussa ‘rebetisis’. Basato sulla sua vera storia, “Rembetiko” è la rappresentazione romanzata, ma precisa e avvincente, di una vita in cui prevalgono criminalità, censura, persecuzione, uso di droghe, unita all’ambizione nel voler sfondare come cantante di Rembetiko. E’ la parabola di una donna dal fortissimo carattere che, tra determinazione e autodistruzione, viene comunque condizionata dalla drammaticità di ciò che le succede intorno.
Vincitore dell’ “Orso d’Argento” al Festival di Berlino del 1984, “Rembetiko” è considerato uno tra i film più provocatori e coinvolgenti mai usciti dalla Repubblica Ellenica.  

 

Giovedì 22

 “SWING” (Francia) di Tony Gatlif (2002, 90’)

 

Con questo film Tony Gatlif prosegue la sua esplorazione delle culture nomadi, ieri quelle degli Tzigani e dei Gitani (“Latcho Drom” e “Gadjo Dilo”), oggi quella dei Manouche.
Seguendo due fili narrativi precisi, “Swing” mostra l’educazione sentimentale di due adolescenti e il tributo tutto musicale allo swing dei nomadi del ceppo zingaro più antico dell’Europa orientale, che negli Anni ’30 inventarono un modo nuovo di suonare (detto anche gipsy jazz), legato alla tradizione afro-americana ma con una connotazione fortemente europea.
Max ha dodici anni ed è appassionato di jazz gitano, scoperto ascoltando Miraldo, virtuoso chitarrista interpretato dal grande musicista tzigano Tchavolo Schmitt, che richiama, anche in senso biografico, la figura leggendaria di Django Reinhardt, colui che inventò lo swing manouche; per comprare una vecchia chitarra, il ragazzo si spinge nel quartiere degli zingari dove incontra personaggi unici e imparerà a conoscere ed amare non solo la musica e la cultura gitana ma anche Swing, ragazzina dal carattere forte e pieno di vitalità, che lo condurrà dentro al suo mondo.
Tra fiction e realtà, Gatlif, seguendo il suo stile, esalta la forza della musica e della passione, la spontaneità che viene dal cuore, come dimostrano gli attori/musicisti che danno vita a feste e raduni musicali totalmente improvvisati, fuori da ogni scrittura e sceneggiatura.

 

Venerdì 23

“CRAJ (DOMANI)” (Italia) di Davide Marengo (2005, 81’)

 

Il lungometraggio di Davide Marengo è nato dall’ispirazione dell’omonima opera teatral-musicale di Teresa De Sio, scritta insieme a un nome storico del Rock italiano come Giovanni Lindo Ferretti. Sorta di documentario in musica, che porta lo spettatore nel "cuore" ritmico della Puglia attraverso una ricostruzione fatta di interviste a musicisti popolari alternate a spezzoni di loro esibizioni, “Craj” (Domani), basa la sua traccia narrativa sul ‘viaggio’.
E' infatti sono proprio le avventure del principe Flordippo (un ipnotico Ferretti), insieme al suo servo Bimbascione (interpretato con divertita ironia dalla De Sio), a costituire l'ossatura principale del film: un viaggio che muove da un sogno in cui la visione della taranta, il ragno il cui "pizzico" costringe le donne a ballare in uno stato di trance, spinge l’uomo verso la terra dalla quale la leggenda ha avuto origine, il Salento. In mezzo, una serie di incontri con personaggi come i Cantori di Carpino, Matteo Salvatore, Pino Zimba e Uccio Aloisi, testimoni importanti della sopravvivenza ricca di vitalità di una tradizione popolare antica, che con le loro parole e la loro musica tracciano un affresco della terra pugliese di indubbia suggestione, riuscendo gradualmente a modificare il carattere ombroso di Flordippo insegnandogli l'importanza della musica e del confronto con gli altri.
Con questa emozionante cavalcata dal Gargano al Salento, il regista riesce a fondere istanze tipicamente popolari a una visione del cinema come contaminazione di generi e forme estetiche (il documentario, la musica, la poesia) per uscirne con un film che si fruisce in modo immediato e istintivo, così come la musica che ne costituisce l'anima.

 

Proiezioni: Arena Estiva del Poggetto, Via M. Mercati 24/b Firenze - Inizio: ore 21.30 Ingresso: 5€

Informazioni: Tel. 0554220300 - 4224276 Fax. 055/ 4223241. E-mail: flogfi@virgilio.it

TUTTI I FILM SONO SOTTOTITOLATI IN ITALIANO

 

 

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