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MUSICA DEL LAOS (LAOS)
Il Laos è un Paese del Sud-est asiatico con appena 4 milioni di
abitanti, in maggioranza del gruppo etnico Lao e la religione
dominante è il buddhismo theravada. Il gruppo di musicisti laotiani
presenta un vasto repertorio della musica del Laos meridionale,
basata in particolare sull'organo a bocca, il khene, e sul canto
alternato, il lam. Il khene è un organo a bocca, formato da 16 o 18
canne di bambù, fissate su un bocchino posto al centro o nella parte
inferiore, ognuna delle quali possiede una linguetta libera in
argento, che vibra quando vengono tappati i fori di ogni canna. Lo
strumento è parente stretto di altri organi a bocca asiatici, come
lo sheng cinese, lo sho giapponese e il saenghwang coreano. Il khène
si può suonare sia in aspirazione che in espirazione, cosa che
pemette la produzione di suoni continui senza dover riprendere
fiato. Il khène si suona generalmente da solo, ma in alcune forme
più elaborate della musica laotiana si accostano vari organi a bocca
di differenti dimensioni con funzione di rinforzo della melodia. I
khène possono anche accompagnare i canti d’amore lam saravane e il
dramma danzato Phrarak Phraram (versione laotiana del Ramayana). Il
lam è un canto alternato tra uomo e donna che si esegue per varie
cerimonie: matrimoni, funerali, nascite o semplicemente in concerto.
Interamente improvvisato, il lam esige un rispetto molto rigoroso
delle tecniche liriche in uso nella poesia laotiana. Le voci devono
essere forti e belle e qualche volta raggiungono nella vocalità alti
virtuosismi.
VALERIA
MUNARRIZ (ARGENTINA)
«Il gaucho s'avvicina alla donna del porto e le mormora
nell'orecchio: "Sono un uomo solo". "Ti canterò un tango" risponde
Valeria Munarriz. Lei si avvita all'uomo che le cinge le spalle e i
due s'imbarcano nel corpo a corpo della danza. Non è più un gaucho
che lei tiene tra le braccia; è tutta la città di Buenos Aires che
abbraccia e accarezza con la sua voce unica, in un atto d'amore
indecifrabile». «Il tango è nato nel porto di Buenos Aires, con il
secolo. Figli di ibridazioni fra negri, andalusi, portoghesi e
italiani. Prima dell'era della radio, il tango era musica cantata e
danzata solo dagli uomini, nei bordelli dei bassifondi. I più noti
erano stati scritti da piccoli mafiosi del porto, da manovali, da
sfruttatori. Cantavano la nostalgia per il mare che li attendeva
all'uscita della prigione. Storie argentine, certo, ma quanti
prigionieri, figli di puttana, sono stati graziati perché le parole
dei loro tangos, diffuse dalla radio, avevano intenerito la madre di
un giudice. Oggi il tango si è trasformato in femmina. Non
intendiamo più nulla di politico: è solo passato di mano, ritrovando
così la sua virilità profonda, quella che noi argentini chiamiamo
hombria e nulla ha a che fare con il sesso». «Ho avuto l'onore di
incontrare Asturias nei tanti paesi dove i casi dell'esilio hanno
fatto sì che i miei genitori e i suoi si frequentassero. Cosciente
della sua influenza sui miei primi scritti, mi disse una volta
quella cosa atroce che decise probabilmente tutto quello che ho
scritto in seguito: "Lasciate i dittatori latinoamericani agli
scrittori della mia generazione; l'Argentina del domani è donna".
Dieci anni dopo, quando ascolto e vedo Valeria Munarriz, penso che
il maestro aveva ragione. Il Sud è alto ed è donna» (Copi).
EL MOUAHIDYA
(ALGERIA)
L'orchestra andalusa della città di Nédroma (Algeria) si è
ispirata alla scuola di Tlemcen. Mohamed Ghaffour ha imparato a
cantare mentre lavorava come tessitore con suo zio, che faceva parte
di una delle orchestre della città. Il suo primo strumento è stato
il mandolino, in seguito ha suonato il violino, mentre adesso si è
specializzato nella musica per il liuto a 11 corde. Anche la musica
ha dovuto subire le conseguenze degli avvenimenti politici in
Algeria, e soltanto dopo l'indipendenza (1962) ha ritrovato la sua
forza e libertà. Fu allora che Mohamed Ghaffour, prese la direzione
di un gruppo di giovani musicisti, chiamato "El Moutriba El
Mouahidya" in onore dell'emiro Abdelmoumene Ben Ali, che aveva
fondato la dinastia El Mouahidyne dopo la conquista del Maghreb e
dell'Andalusia.
GLI STRUMENTI
POPOLARI DELLA CALABRIA (ITALIA)
Il gruppo che presenta gli strumenti popolari della Calabria si
compone di musicisti provenienti da tre diverse località della
Calabria ed è rappresentativo degli stili e dei generi vocali e
strumentali più arcaici della tradizione contadina nelle differenti
aree etno-culturali. Alle minoranze greche appartengono Innocenzo
Favasulli e Giuseppe Dieni, di Bova Marina (RC), il primo suonatore
di zampogna e di doppio flauto (ma anche di organetto e tamburello),
il secondo cantore e suonatore di tamburello (ma anche zampognaro).
La zampogna è del tipo solista con cinque canne ed ancie semplici.
Il repertorio comprende la tarantella, la pastorale, eseguita nelle
processioni, e l'accompagnamento al canto per questue e serenate. Il
doppio flauto consiste in una coppia di flauti di canna a becco
tenuti in bocca e suonati contemporaneamente con ambo le mani.
Strumento pastorale di arcaica memoria, è ancora diffuso in
Calabria. Da Cirò Marina (CZ) provengono Nicodemo Papaianni,
suonatore di chitarra battente e cantore, e Salvatore Mastroianni,
cantore. La chitarra battente è uno strumento di origine colta, di
cui il mondo contadino del meridione si è appropriato, adattandolo
alla propria musicalità. Ha il fondo bombato, il piano armonico
spezzato, alte fasce laterali, rosetta a piani concentrici
degradanti verso il fondo della cassa e corde metalliche. Lo
strumento viene detto "battente" per la tecnica esecutiva che
implica l'uso delle dita che colpiscono contemporaneamente sia le
corde che il piano armonico. Viene adoperato per le serenate e le
questue cerimoniali, in accompagnamento al canto, che è strutturato
secondo una continua proposta e ripresa tra due o più cantori.
Inoltre, lo strumento si avvale anche di un repertorio solistico
costituito da danze (pizziche). Da Lungro (CS), paese arbereshe e
capoluogo riconosciuto della comunità italo-albanese in Calabria,
provengono Salvatore Blumetti e Gennaro Matanò con due strumenti
tipici della zona e fortemente correlati l’uno all’altro. Salvatore
Blumetti è uno dei pochissimi suonatori rimasti a Lungro di
kärramunxia, piccola zampogna solista a 4 canne con ancie semplici.
Si tratta di uno strumento di tipo primitivo, non tornito, che il
suonatore si costruisce da sé con coltelli, succhielli e ferri
aroventati. Il regresso subìto dalla kärramunxia a Lungro, dove il
numero dei suoi suonatori era un tempo molto elevato, è stato
accompagnato da una grande crescita d’interesse verso l’organetto
diatonico, strumento che ha sostituito nel tempo la zampogna per le
analogie che presenta con essa. Si può dire che quasi l’intera
popolazione maschile del paese pratichi questo strumento, anche se
sono ben riconosciuti e apprezzati i “più bravi”, come Gennaro
Matanò. Salvatore Blumetti e Gennaro Matanò eseguono suonate e
danze, combinando anche insieme i loro strumenti. Roberta Tucci
I
CARDELLINI DEL FONTANINO (ITALIA)
I Cardellini del Fontanino (Castel del Piano, Grosseto) sono tra
i migliori interpreti della tradizione popolare amiatina ed è
formato dagli ultimi portatori di una particolare forma di
polivocalità tipica della zona compresa tra Grosseto e il Monte
Amiata: è il bei-bei, sul Monte Amiata detto anche tirolese o
svizzera per la presenza di una specie di jodel (falsetto). Consiste
in un accompagnamento polivocale a imitazione strumentale molto
vicino al trallallero genovese e ai tenores sardi. Il bei può essere
cantato da un numero illimitato di persone che si dividono le
"parti": primo (tenore), bei-bei (voci medie) e holda o corda
(bassi). Sul Monte Amiata il bei ha caratterizzato l'accompagnamento
di canti d'osteria, romanze, serenate e "canzonacce" alla leggera.
MUSICA GAGAKU
(GIAPPONE)
Tradizionalmente, si fa risalire all'anno 453 l'importazione in
Giappone della musica orchestrale di corte (gagaku), quando 80
musicisti furono inviati dal regno coreano di Silla (Shiragi in
giapponese) per partecipare alla celebrazione di un funerale
imperiale. La gagaku (ga = elegante, gaku = musica), musica della
corte imperiale, può essere classificata secondo due criteri: in
base alle origini storiche del repertorio e in base alla prassi
esecutiva. La classificazione storica distingue tra tögaku, musica
proveniente dalla Cina o dall'India, e komagaku, musica originaria
della Corea o della Manciuria. I due termini fondamentali nella
classificazione della prassi esecutiva gagaku sono: bugaku, ossia
musica che accompagna la danza, e kangen, musica puramente
strumentale. La musica gagaku è eseguita tradizionalmente presso la
corte imperiale e in alcuni templi buddisti e santuari schintoisti.
L'organico della musica gagaku è costituito da un'orchestra composta
da un organico che può comprendere fino a venti strumenti
appartenenti a tre categorie: fiati, corde e percussioni. Gli
strumenti a fiato comprendono un oboe (sciciriki o hichiriki), un
organo a bocca (sho) e flauto (ryûteki nel togaku, komabue nel
komagaku); se invece nell'ambito gagaku viene eseguita una musica
religiosa shintoista, il flauto usato è un kagurabue. Gli strumenti
a corda includono una cetra a 13 corde (koto) e uno o più liuti
piriformi a 4 corde (biwa); essi però non vengono usati
nell'accompagnamento di danze (bugaku). Tra gli strumenti a
percussione annoveriamo un grande tamburo sospeso (gaku-daiko) e un
piccolo gong anch'esso sospeso (shoko), costituiscono gli elementi
centrali nel settore delle percussioni gagaku. Nel togaku colui che
dirige il gruppo usa un piccolo tamburo a barile (kakko), suonato
con due bacchette, e nel komagaku un tamburo più grande a forma di
clessidra (san no tsuzumi), percosso su un solo lato da una
bacchetta. La musica gagaku si presenta come una melodia eterofonica
eseguita da flauti ed oboi, sostenuti dall’organo a bocca, e alla
quale si sovrappongono formule melodiche eseguite da cetre e liuti e
formule ritmiche eseguite da gong e tamburi. La formazione presente
al festival fa parte del Tenrikyo Gagaku Music Study Club, formato
da ex studenti e insegnanti selezionati dall’università di Tenri, e
diretto dal Maestro Masao Miyagwa, eccellente musicista di koto.
LOS D'A ROIER
(FRANCIA)
Il duo Los d'a Roier ('Quelli di Royer'), formatosi nel 1971, è
composto da Jan dau Melhau, che suona la ghironda (vielle à roue), e
Sergi Marot, suonatore di cornamusa (cabrette) e organetto
diatonico. Come i menestrelli medievali, Los d'a Roier sono i
portatori della musica e dei canti dell'Alta Limousine in Occitania.
La ghironda è lo strumento tipico del folklore occitano, in cui le
corde vengono fatte vibrare mediante sfregamento da parte del bordo
impeciato di una ruota di legno, ad esse sottostante, azionata con
una manovella; il numero delle corde varia da tre a sei e di queste
alcune sono corde di bordone, che producono sempre la stessa nota,
mentre le altre (una, due o tre) sono le corde che producono la
melodia, essendo tastate da tangenti applicate a numerosi cursori
comandati, per mezzo di tasti, dalle dita del suonatore. La cabrette
o musette o cornemuse è una zampogna della stessa zona, formata da
una canna conica ad ancia doppia munita di fori digitali e da un
corto bordone cilindrico ad ancia semplice, e alimentata per mezzo
di un piccolo mantice. Quando la cabrette è usata per accompagnare
la bourée (ballo) in unione con la ghironda, il bordone della
zampogna viene escluso, perchè la nota pedale è assicurata dalla
ghironda.
TALIP OZKAN
(TURCHIA)
I trovatori della Turchia (chiamati in Anatolia “Ozan”) esprimono
una poesia ancora strettamente legata alle vicende umane e sociali,
e cantano le sofferenze, le ingiustizie, le passioni. Talip Ozkan
riesce ad integrare la sua attività di cantante e musicista a quella
di etnomusicologo. Ha raccolto circa settemila canti (musica e
testo) del folklore turco, viaggiando in diverse regioni
dell'Anatolia tra il 1958 e il 1978. Lo strumento che accompagna il
canto (ma è eseguito anche solisticamente) è il saz. Il saz è un
liuto a manico lungo, generalmente dotato di sette corde (due cori
di corde doppie e una tripla), suonato con un plettro. Alcune sue
varianti sono il divan saz, con otto corde, il cura saz, con sei
corde, e il baglama, con sete corde in un manico più corto.
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