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MUSICA
TRAD. DALLA GRECIA DELL'EPIRO E DI CRETA (GRECIA)
Iota Vei al canto, Kostas Moundakis alla lira cretese (lyra),
Yannis Soulis all'outi (liuto), Mathios Balambanis al toumbeleki
(tamburo a calice) e Tassos Halkias al clarinetto popolare (klarino),
eseguono brani strumentali e vocali dell'Asia Minore, dell'Epiro, di
Creta e del Peloponneso e improvvisazioni strumentali su diversi
'modi' in relazione alla zona d'origine. La lyra è un violino con
cassa di risonanza piriforme, a tre corde, che viene appoggiato al
ginocchio e suonato con l'archetto. Lo stesso strumento è detto
gudòk nell'area slava. Il klarìno greco (così come il klarinet
turco) corrisponde al clarinetto europeo, introdotto in Grecia nella
prima metà dell’Ottocento, probabilmente da musicisti zigani, e da
allora è diventato uno degli strumenti più popolari. Il clarinetto
forma con la lira, il liuto e il tamburo il complesso tipico detto
syncrotima. Uno dei più interessanti repertori greci è rappresentato
dai canti cleftici (klephti), nati nelle regioni settentrionali del
paese durante l'occupazione turca. Molti contadini scelsero allora
la strada delle montagne, da dove condussero una guerriglia contro
gli invasori, e presero il nome di clefti. Molti di questi canti,
eseguiti sempre da uomini, hanno per tema battaglie ed episodi di
eroismo, ma si trovano anche canzoni che parlano della vita di ogni
giorno. Lo sviluppo del canto generalmente è molto libero e pieno di
ornamenti vocali, e spesso è privo di accompagnamento strumentale.
FRATELLI
GLAVAS (CROAZIA)
La Croazia, la cui indipendenza in seguito allo sgretolamento
della ex-Jugoslavia è stata riconosciuta nel 1991, è caratterizzata
da una musica con tratti orientali e occidentali. In particolare, la
musica dell’area costiera istriana è caratterizzata da melodie su
una scala particolare armonizzata per seconde parallele; non solo il
canto ma anche gli strumenti riproducono tali armonie. Il rozenica o
sopile è un oboe largo sempre suonato in coppia: uno grande e uno
piccolo. Il surla, composto da due canne unite da una sola
imboccatura, permette al suonatore di produrre due parti melodiche
allo stesso tempo. La zampogna istriana, diple, funziona con lo
stesso principio ed è diffusa lungo la fascia costiera dalmata fino
in Herzegovina. Martin e Blaz Glavas, suonatori popolari, sono due
fratelli nati nel villaggio di Bicic, vicino a Pola, rispettivamente
nel 1923 e nel 1921. Fin da bambini, quando ancora facevano i
pastori, hanno cominciato a suonare tutti gli strumenti popolari
istriani e croati: rozenice o sopile, mih o diple, misnjice, surle.
Hanno poi continuato a prendere parte alle diverse cerimonie di
villaggio, alle feste popolari, alle fiere, ai matrimoni, ai balli.
A questa attività, legata ai vari momenti della vita quotidiana,
aggiungono gli impegni che comporta la Società Artistica "Mate
Balota" di Pola, di cui sono stati tra i fondatori nel 1970.
LA
FAMIGLIA STEWART (SCOZIA)
La famiglia Stewart, di Blairgowrie, contea di Dundee (Scozia), è
stata definita da Hamish Henderson, dell´Istituto di Studi Scozzesi
dell´Univesità di Edimburgo, «una delle più straordinarie famiglie
cantanti del folklore europeo». Gli Stewart, che affermano di
discendere dalla famiglia reale degli Stuart, sono tinkers, ossia
appartenenti a quel travelling people (popolo viaggiante) che ha
forse ascendenze zingare e che costituisce una fascia seminomade di
popolazione in Irlanda e Scozia. Proprio i tinkers sono, in
generale, i più rigorosi custodi della tradizione scozzese e
gaelica, soprattutti dediti al canto e alla musica. La famiglia
Stewart vive a Blairgowrie, centro della coltivazione delle bacche
per marmellata (fragole, lamponi, mirtilli, more, ecc.), la cui
stagione del raccolto, in luglio, richiama centinaia di tinkers per
il lavoro stagionale. Nei giorni del raccolto delle bacche,
Blairgowrie vive un vero e proprio festival spontaneo di musica
popolare scozzese, attorno agli accampamenti di questi operai
semi-nomadi. La cornamusa scozzese (bagpipe), simbolo della Scozia,
fece la sua comparsa nel XV secolo e da allora acquisì varie forme,
differenziandosi in due tipi principali: la highland bagpipe e la
lowland bagpipe. La famiglia Stewart è attualmente composta da
Belle, la madre, da Sheila e Cathy, le due figlie, e da Ian McGregor
(figlio di Sheila), suonatore di highland bagpipe e goose.
EL BOUSTAN
(TUNISIA)
Il gruppo El Boustan (Il Giardino), nome di un quartiere della
città portuale di Sfax in Tunisia, è composto da nove musicisti che
suonano tradizionalmente in occasione di feste popolari e religiose.
Il repertorio è costituito prevalentemente da canti di lode a Allah,
ai suoi profeti e ai santi. Per questa musica crea uno spazio dove
il sacro, l'estasi e l'ossessivo si mescolano, unendo i musicisti
agli spettatori fino ad arrivare all'apice con il raggiungimento di
uno stato di trance, nell'invocazione dei djins a cui attribuiscono
l'origine delle malattie mentali. Gli strumenti utilizzati dai
musicisti di Sfax sono la zurna (oboe), il bendir (grande tamburo a
cornice privo di cembali) e il riqq (piccolo tamburo a cornice con
cembali).
MR. SLIM'S
STEELBAND (SURINAME)
Le steelband si sono cominciate a formare negli anni
immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale, quando la
popolazione di origine africana di Trinidad ebbe l'idea di
riutilizzare i bidoni vuoti di petrolio, rimasti nell'isola a
seguito della guerra, per ricavarne degli strumenti a percussione.
Gli steeldrums furono ottenuti lavorando il fondo dei bidoni, così
da suddividerlo in porzioni diversamente intonate secondo la scala
cromatica. Sfruttando i diversi spessori, diametri e altezze dei
bidoni, è stato possibile creare vere e proprie orchestre, con
tamburi solisti, di accompagnamento e tamburi bassi. La Wonderland
Steelband di Mr.Slim (Stanley Sinester) del Suriname (ex-Guyana
Olandese) è composta da steeldrums, batteria, congas, maracas; il
ritmo di base è il calypso.
GRUPPO ARBERESHE DI LUNGRO (ITALIA)
Sono oltre novanta le comunità albanesi distribuite nelle regioni
meridionali d'Italia (Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria
e Sicilia). Questi centri furono fondati tra la seconda metà del XV
secolo e la seconda metà del XVIII secolo, da profughi albanesi,
fuggiti dal loro paese dopo la morte di Skanderbeg e la caduta
dell'Albania sotto il dominio turco. Gli italo-albanesi (ma loro si
definiscono semplicemente arbëreshë), che costituiscono una delle
più numerose minoranze etniche in territorio italiano, hanno
mantenuto e conservato nei secoli la propria cultura originaria:
lingua, riti, musica. Dei trenta paesi di lingua albanese (arbëreshë)
in Calabria, Lungro (Ungra), in provincia di Cosenza, è uno dei più
rappresentativi: vi si conservano l'uso della lingua albanese, il
rito ortodosso, la cerimonialità, gli usi e i costumi tradizionali.
La musica popolare vi sopravvive come patrimonio collettivo, in
parte ancora funzionale (tarantelle, serenate), in parte
defunzionalizzato (canti di lavoro, canti rituali). Il gruppo Moti i
Parë nasce nel 1981 con intenti di ricerca e divulgazione della
locale cultura musicale. Il suo repertorio si compone di brani in
parte appresi attraverso il veicolo della trasmissione orale, in
parte – soprattutto le forme più arcaiche – raccolti presso i
musicisti popolari maggiormente rappresentativi. Sono canti di
lavoro (ajri), canti religiosi della Settimana Santa (kalimeria),
canti d'amore accompagnati con chitarra, vjershë eseguiti con la
zampogna (karramunxat) o con l’organetto(arganetin) e la tarantella
itinerante (la fila).
CONCERTO
CANTONI (ITALIA)
Il Concerto Cantoni rappresenta la terza generazione dell'omonimo
complesso creato a Mezzani (PR), verso la metà del secolo scorso,
dal nonno di Serino, Giuseppe Cantoni. Questi, compositore e
strumentista autodidatta, avviò i figli all'uso degli strumenti a
fiato e formò con loro un'orchestra, diversa negli intenti e nel
repertorio dalla banda paesana, così come dal concertino emiliano
tradizionale. Fortemente influenzato da Verdi e dal melodramma e
sulla suggestione delle moderne musiche di danza importate
d'oltralpe (polka, mazurka, valzer), il primo Cantoni dette vita ad
uno stile musicale che, se da un lato fornì la base per l'attuale
liscio emiliano e romagnolo, dall'altro sintetizzò espressioni e
motivi dell'Opera verdiana, così come veniva percepita attraverso la
sensibilità popolare. Ad imitazione dei Cantoni si formarono altri
concerti che per un secolo si sono fatti concorrenza nelle feste e
nelle altre occasioni musicali tradizionali della bassa padana.
Alcuni musicisti di questi altri complessi (Amadei, Casanova) sono
presenti nella formazione, in cui il solo Cantoni rimasto è Serino.
Ma l'inconfondibile "stile Cantoni" è immediatamente riconoscibile
nell'espressione degli strumenti solisti e nell'enfasi che amalgama
l'esecuzione d'insieme.
CARNEVALE DI PONTE CAFFARO (ITALIA)
Nonostante alcuni recenti tentativi di rivitalizzazione, l’antico
e complesso rituale del Carnevale si è quasi dappertutto
irrimediabilmente perduto, in Italia come negli altri paesi europei.
Anche laddove ne sopravvivono alcuni elementi (le maschere, i
costumi, i canti) è comunque scomparsa, nella memoria e
nell’immaginario collettivo, la capacità di trapassare, in un
momento preciso del ciclo annuale, nel “mondo alla rovescia” per
riscattare, nel simbolismo mitico-magico del rito, la realtà
esistenziale dell’intero anno. Tale era infatti la funzione del
Carnevale. Sono pochi in Italia i luoghi in cui il Carnevale
mantiene ancora, almeno in parte, i suoi significati e le sue forme.
Se per il Sud possiamo ricordare Montemarano (AV), per la Sardegna
Ottana e Mamoiada (NU), nel Nord una delle più caratteristiche e
prestigiose celebrazioni del Carnevale è quella che ancora si compie
a Ponte Caffaro (fraz. Bagolino). Il gruppo carnascialesco si
compone di 30 musicisti e ballerini con maschere e costumi
tradizionali, e include la tipica orchestra di violini che
accompagna i balli.
DARIUSH TALA'I &
DJAMCHID CHEMIRANI (IRAN)
Dariush Tala´i e Djamchid Chemirani sono conosciuti a livello
internazionale come due tra i più grandi interpreti della musica
classica persiana. La loro fama deriva dalla profonda conoscenza
della tradizione musicale classica iraniana e dal virtuosismo
interpretativo che i due musicisti hanno acquisito in molti anni di
studio con vari maestri iraniani. Darius Tala´i, nato a Damavand, ha
studiato la tradizione del radif con i più importanti musicisti del
suo paese, come Ali Akbar Shahnazi, N.A. Borumand, V. Forutan, A.
Davami. Fin da ragazzino veniva ammesso nella cerchia dei maestri
anziani di Teheran. All'università della capitale iraniana Tala´i ha
insegnato per tre anni ed è stato insignito di numerosi premi. Dal
1978 vive a Parigi e continua la sua attività internazionale di
concertista. Djamchid Chemirani è stato per alcuni anni professore
di zarb (detto anche tombak) di cui è considerato tra i massimi
interpreti, e di etnomusicologia dell’Iran al Dipartimento di
Musicologia della Sorbona a Parigi. Il concerto di Tala’i e
Chemirani consiste in una serie di improvvisazioni sui dodici modi
canonici della tradizione classica iraniana. Tala’i suona il tar
(liuto a sei corde) ed il setar (piccolo liuto a quattro corde);
Chemirani lo zarb (tamburo a calice).
MOHAMMAD
ESSA KASSIMI (AFGHANISTAN)
L’Afghanistan è situato all’incrocio di tre grandi civiltà:
indiana, persiana e turca. Per questo è improprio parlare di una
“musica afghana” bensì di culture musicali regionali: all’ovest,
nella regione di Herat, la musica è apparentata con quella persiana
del vicino Iran; al nord a quella degli Uzbeki e Tagiki dell’Asia
centrale, a sud a quella del Pakistan, e al centro, nella regione di
Kabul, a quella indostana dell’India del Nord. A partire dal XVIII
secolo la musica classica afghana si è sviluppata presso la corte di
Kabul. Malgrado l’impronta preponderante della musica indostana (il
sistema dei modi melodici, raga, e dei cicli ritmici, tala), i
musicisti afghani hanno saputo conferire un carattere peculiare alla
loro musica attraverso una strumentazione originale. Lo strumento
principale è il rubab, un tipo di liuto a manico corto (parente del
sarod indiano) dotato di un sistema di corde tripartito: tre corde
melodiche (boyau), due o tre corde per l’esecuzione del parand
(variazioni melodiche nel registro acuto) ed un numero variabile di
corde, da tredici a diciotto, con funzione di accompagnamento.
Mohammad Essa Kassimi è un grande maestro del rubab afghano; lo
utilizza, di solito, per accompagnare i poemi popolari che in
Afghanistan vengono cantati dai dum (cantastorie), fino a poco tempo
fa molto numerosi. La poesia popolare afghana dispone di un vasto
repertorio comprendente canti epici, leggende religiose e canti
d'amore. La leggenda, raccontata o cantata, è quasi sempre
accompagnata dal rubab. Gli autori sono generalmenta anonimi, anche
se spesso sono le donne del villaggio a comporre canti epici in
memoria degli eroi defunti.
SHIVKUMAR
SHARMA (INDIA)
Il santur (chiamato anche shata tantr veena, che in sanscrito
significa “cetra dalle cento corde”) è una cetra trapezoidale o
salterio originario della Persia, formato da un centinaio di corde
doppie fissate su una cassa armonica a base trapezoidale e percosse
con un paio di bacchette ricurve in cima. Pandit Shivkumar Sharma,
nato nel 1938 a Jammu, nel Kashmir (Stato conteso tra India e
Pakistan), fu iniziato all'arte del santur dal padre Pandit Umadutt
Sharma della scuola di musica di Benares. Shivkumar Sharma ha
modificato il santur tradizionale, ampliandone le possibilità
espressive e tecniche ed elevandolo, da strumento popolare di
accompagnamento, in uno strumento solista di grandi capacità
ritmiche e melodiche. Ha modificato la scala del santur portandola a
tre ottave e ha inventato una tecnica esecutiva mediante la quale
può ottenere note lunghe pur essendo percosse dai martelletti.
Shivkumar Sharma ha creato uno stile musicale personale, in cui i
temi classici sono intrecciati a melodie leggere e piene di immagini
sonore che si rifanno alla musica popolare del Kashmir.
SUNAYANA
(INDIA)
La danzatrice Sunayana, accompagnata dal sitar, dall´armonium e
dalle tabla, è una delle maggiori esponenti dello stile di danza
kathak dell´India del nord. Il nome katha significa "storia" e
kathak significa "cantastorie". Da tempi immemorabili alcuni
cantastorie raccontano nei templi Hindu delle antiche vicende
storiche in forma lirica accompagnate da appropriati abhinaya
(espressioni) e mudras (gesti della mano) per sottolineare il
significato sottaciuto. I Kathakas sono cantastorie, musicisti,
compositori e danzatori. Il Kathak è un'arte antichissima, eseguita
già prima che la storia indiana fosse scritta. Forse è la Adi Nritya,
la prima danza che venne praticata regolarmente. Il Kathak è stato
menzionato nel Mahabharata e nel Bhram Maha Purana come stile di
danza. Anche Tulsidas si è riferito al Kathak nel suo Vinay Patrika,
descrivendo una classe di danzatori. Durante diversi periodi della
storia indiana, allo stile coreutico Kathak furono conferiti nomi
diversi, come Kahuga durante il periodo Jain. I Kahuga erano una
comunità di cantanti, danzatori e musicisti per lungo tempo. Durante
il periodo islamico, una parte di artisti Kathak che abitava a
Lucknow, fu invitato a corte, e durante il periodo dei Moghul, il
loro Kathak fu cambiato allo scopo di soddisfare i temperamenti dei
governanti di quel periodo. Ciò che era una semplice danza religiosa
divenne un atto altamente tecnico e complesso. Danzatori importati
dal medio-oriente furono istruiti dai coreografi templari che erano
i maestri del Kathak, e il loro stile acquistò un carattere più
sensuale, diventando così un mezzo di puro diletto. I Kathakas del
Rajasthan, dove il dominio induista continuava ininterrotto, hanno
mantenuto lo stile originale. Shri Janaki Prasad, un membro
importante ed eccellente della scuola del sanscrito si trasferiva da
Bikaner a Benares circa 400 anni fa. I suoi discendenti hanno
continuato durante 13 generazioni mantenendo lo stile fino ad oggi.
AJAY
CHAKRAVARTEE (INDIA)
Lo stile di canto dhrupad è considerato una forma d’arte sacra,
un atto devozionale e meditativo. É lo stile vocale più antico
esistente nella musica classica indiana; da questo si sono
sviluppate diverse forme di musica cantata tra cui lo stile Khayal
("khayal" significa "immaginazione"), creato da Hussain Shah Sharqi
(1458-1528), che si differenzia dallo stile precedente, austero e
formale, per essere meno formale e più "immaginativo". Ajay
Chakravartee è uno dei maggiori interpreti di questo stile che
propone con grande maestria.
PANDIT HARIPRASAD CHAURASIA & USTAD ZAKIR HUSSAIN (INDIA)
Fra tutti gli strumenti a fiato della tradizione indiana senza
dubbio il più importante è il flauto, le cui origini sono
antichissime. I testi vedici si riferiscono ad esso con l'antico
nome di venu usato nei riti. Diffuso in tutto il subcontinente
indiano con nomi e forme diverse, il flauto è considerato uno degli
strumenti più mistici, essendo il mezzo con il quale il dio Khrishna
richiama a sé le anime. Ricavati generalmente da una canna di bambù
avente specifiche caratteristiche, i flauti possono essere diritti o
traversi e di lunghezza variabile. Pandit Hariprasad Chaurasia, nato
a Allahabad nel 1937, ha cominciato lo studio della musica classica
indiana all'età di 15 anni sotto la guida del Pandit Raja Ram che lo
introdusse all’arte del flauto bansuri e ha poi continuato gli studi
con Bhola Nath. Ustad Zakir Hussain è il più grande suonatore di
tabla, la coppia di tamburi più popolare dell´India del nord. Zakir
Hussain ha ereditato in modo completo l'eccezionale tecnica di suo
padre Allha Rakha e ancora molto giovane ha suonato con tutti i più
grandi musicisti indiani come i sitaristi Ali Akbar Khan a Ravi
Shankar.
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