Fondazione Lavoratori Officine Galileo

MdP 1982

Home Su

 

 

ERNESTO CAVOUR (BOLIVIA)

Ernesto Cavour è il più grande interprete di charango, il caratteristico chitarrino boliviano con la cassa armonica costituita da una corazza di armadillo. Eccellente esecutore e compositore di musiche per charango, Ernesto Cavour si dedica fin dagli anni Sessanta alla ricerca e allo studio della musica tradizionale boliviana: a partire dal 1960 cominciò a collezionare strumenti musicali del folklore boliviano, fino ad aprire un museo a La Paz nel 1962. Nel 1964 fonda insieme al musicista francese Gilbert Favre, suonatore di quena, il gruppo Los Jairas con cui fa diverse tournée europee tra il ’69 e il ’71. Il charango è un liuto di ridotte dimensione, derivante dal registro di soprano della vihuela de mano, chitarra rinascimentale portata dagli Spagnoli; ne conserva infatti numerose caratteristiche, quali forma a otto della cassa, dimensione, corde doppie, fondo bombato. La cassa è ricavata dalla corazza di armadillo (oggi specie protetta) o scavata nel legno, le corde sono 10 (5 doppie), l'accordatura non in scala richiama quella tipica della musica antica e del folklore musicale europeo. Il charango è il più importante strumento dei mestizos (gli indios adoperano flauti e tamburi). La tecnica dello strumento alterna l'accompagnamento accordale (rasgueo) all'esecuzione melodica con il “pizzicato” (punteo).

 

CANTADORAS DEL ALABAO (COLOMBIA)

Nella costa pacifica della Colombia, dove sono vive le maggiori tradizioni musicali afro-colombiane, esiste un ricco repertorio di canti devozionali, gli alabao (sp. alabanza) dedicati al santo patrono, eseguiti perlopiù durante le veglie funebri (velorios) per la morte di un adulto. Si tratta di canti corali "a cappella" (privi di accompagnamento strumentale) e polifonici eseguiti da sole donne, dette cantadoras, in uno stile prossimo alle litanie processionali della Spagna; in essi è riscontrabile il modalismo ecclesiastico del canto gregoriano importato dai missionari per evangelizzare la popolazione africana della regione. Il repertorio delle cantadoras di Buenaventura include anche i cantos de boga, i canti del vogatore (boga) che con la canoa attraversa le vie fluviali nella selva del Chocò. Il gruppo corale interpreta anche alcune jugas, canti in forma responsoriale in cui la frase della solista è ripresa e reiterata ciclicamente dal coro, accompagnando il canto con i guasà (sonagli).

 

CONJUNTO FOLKLORICO COLOMBIA NEGRA (COLOMBIA)

Il gruppo (conjunto) Colombia Negra, composto da sei musicisti e otto danzatori, è originario della costa pacifica colombiana, in cui è concentrata la maggior parte della popolazione di origine africana. L'organico strumentale che tradizionalmente interpreta il currulao (ritmo e danza afro-colombiana) è composto da una marimba, xilofono fatto con tasselli di chonta (palma) e risuonatori di guadua (bambù), due cununos, tamburi a una pelle suonati con le mani, due bombos, tamburi gravi a due membrane suonati con una bacchetta sul fusto e una mazza sulla pelle, e guasà, sonagli tubolari costituiti da una canna di bambù riempita da semi (achira) agitati dalle donne del coro (cantadoras). Della regione del Chocò, il Conjunto Folklorico interpreta canti e danze di origine spagnola, come la jota (interpretata tradizionalmente dalla chirimìa chocoana) e il romance (ballata narrativa). Il repertorio del gruppo include anche ritmi e danze della costa atlantica colombiana, come il bullerengue, antica danza d'iniziazione femminile, e la cumbia, danza sociale di corteggiamento.

 

LOS JUGLARES DE LA REVOLUCION (PANAMA)

Los Juglares de la Revoluciòn (I Giullari della Rivoluzione) sono un gruppo formato da musicisti popolari tradizionali che hanno cominciato a suonare insieme nel pieno processo rivoluzionario del Panama, quando, durante gli avvenimenti del 1972, il generale Omar Torrijos Herrera conduceva le sollevazioni popolari. Los Juglares hanno sviluppato un’attività intensa, viaggiando nelle città e nelle campagne del Paese, cantando le leggende del popolo panamense. Il gruppo fa capo allo studioso di tradizioni popolari Franco Poveda, chitarrista, e il loro repertorio è composto da brani appartenenti alla ricca cultura musicale panamense, frutto della mescolanza etno-culturale afro-ispanica. Nel loro repertorio figurano: la saloma (canto simile al cante jondo andaluso), la mejorana (danza tradizionale accompagna dal chitarrino a 5 corde, la mejorana), il punto campesino (melodia strumentale eseguita con chitarra, tamburo e güiro), la marucha (tamborito, canto e ritmo diffuso nell'area colombo-panamense), il socavòn, la cumbia, ecc.

 

UN SOLO PUEBLO (VENEZUELA)

Un Solo Pueblo è una compagnia di ventiquattro musicisti e danzatori venezuelani che da anni si dedicano allo studio, alla ricerca e alla diffusione delle più autentiche manifestazioni musicali del Venezuela. Dopo anni di ricerca sul campo, il gruppo ha raccolto una vasta documentazione sulla musica tradizionale e popolare di differenti regioni del Venezuela. Spinti dall’esigenza di realizzare un lavoro che contribuisse a riaffermare la propria identità culturale, gli artisti di Un Solo Pueblo hanno svolto una vasta ricerca sul campo ricavando un archivio di documenti musicali, interviste, filmati. Il repertorio che hanno recuperato proviene da tutte le regioni del Paese e viene presentato senza rimaneggiamenti stilistici, rispettandone lo spirito e i caratteri originari. Gli spettacoli del gruppo formano una sorta di antologia di musiche e  danze sia della tradizione spagnola - nanà o arrorrò (ninna-nanna), aguinaldo e villancico (canti natalizi), joropo (danza del Llano), décima (canti narrativi) – sia della tradizione africana - parranda, fulia, golpe de tambor - che di quella indigena - toque de carrizos e musica guajira.

 

WILKALACAYA - INDIOS QUECHUA (BOLIVIA)

Nel villaggio andino di Wilkalacaya, vicino a Tapacarì nel dipartimento di Cochabamba (Bolivia), vive una comunità indigena del gruppo etno-linguistico Quechua. In occasione di eventi festivi di carattere religioso, scendono nel paese più vicino, Tapacarì, per rendere omaggio alla Pachamama (Madre Terra). Il sincretismo religioso si verifica là dove le danze per la pioggia, per la fertilità e il buon raccolto è incentrata sulla figura della Pachamama identificata talvolta con la Vergine. I campesinos (contadini) hanno così cercato di mantenere viva la propria cultura e le proprie tradizioni mediante l´isolamento geografico e il "mascheramento" dei propri riti con il cerimoniale cattolico.  La danza dei lichihuayos viene eseguita unicamente in occasione della Fiesta de Santiago (25 luglio) dai campesinos che entrano a Tapacarì: una donna porta sulla testa la statua del santo (S.Giacomo), seguita dai lichihuayos, musicisti e danzatori che suonano i flauti lichihuayos, appartenenti alla famiglia della quena (flauto lungo a tacca), con l’accompagnamento della tambora (piccolo tamburo bipelle). Il suonatore di tambora è spesso vestito da donna anziana, perché rappresenta la fecondità (Kalinchà: la nutrice). Le lakitas Tra i Quechua esistono orchestre di musicisti che suonano esclusivamente flauti di pan, in spagnolo detti zampoña e in quechua lakitas, formati da due file di canne, di cui una dal fondo chiuso e l'altra dal fondo aperto. I lakitas vengono sempre suonati in coppia (ognuno da un esecutore): un flauto arca (6+6 canne) considerato di genere femminile, e un flauto ira (7+7 canne) di genere maschile. L'ira (il flauto che conduce) e l'arca (il flauto che segue) si alternano e si complementano, componendo in tal modo l'intera linea melodica. I sikuris e la danza waynu I sikuris sono i suonatori di un altro tipo di flauto di pan, il siku, formato da 17 canne doppie. I suonatori impugnano nella mano destra il siku mentre con l'altra percuotono un tamburo basso a due pelli, la wankara. A questi si aggiunge un corno di bue (pututu) che emette lunghi suoni di richiamo. A Tapacarì questa danza detta Wayñu è eseguita per la festa di Santiago (S. Giacomo, 25/7) e la festa di S. Augusto (28/8), ma rimane essenzialmente consacrata alla Pachamama e invoca la sua protezione per i campi e per la seminatura. I flauti aymara I flauti della cultura aymara (jatum aymara, malas, requintos, chilisitus o chiwatas) vengono impiegati dall’inizio del periodo delle piogge fino a carnevale, ma soprattutto per la festa della Vergine de Dolores (24-25/9) quando i campesinos portano tutti i loro animali a Tapacarì per la benedizione. Il Tinku Il carnevale cade in piena stagione delle piogge, nel mese che gli Inca chiamavano jatum pokoy (la grande maturazione). In questa manifestazione gli strumenti usati sono i pinkillos (flauti diritti a becco) e i tarkas (flauti diritto a becco a forma squadrata). Il Tinku (lett. “incontro”) è una sfida rituale fra due comunità, che spesso sfocia in un’aspra lotta. Con una fronda (warak’a tinku) i duellanti cercano di colpirsi reciprocamente alla testa, facendo perdere l’equilibrio all’avversario. Un altro rito carnevalesco è il wajta tinku (flagellazione), in cui bisogna colpire le gambe dell’avversario con una frusta. Ciascun partecipante si alterna nel ruolo della vittima e dell’aggressore. La contesa avviene tra contadini di diversi ayllus (comunità agricole) che dimostrano così il proprio coraggio e la loro capacità di resistenza. Più violento è lo scambio, più il sacrificio sarà gradito alla Pachamama e dunque più ricco sarà il raccolto. I partecipanti al rito sono attorniati da musicisti e danzatori.

 

NETOS DE POPO (BRASILE)

Il gruppo Netos de Popo (Nipoti di Popo) si esibisce in diverse danze acrobatiche come la capoeira, il makulelé, il samba de roda e il candomblé. La capoeira di Bahia è una lotta-danza, una sorta di arte marziale in forma musico-coreutica, di probabile origine angolana (Bantù), riscontrabile nei rituali n'golo di Benguela e bassula di Luanda. Con movimenti velocissimi degli arti, i danzatori cercano di colpirsi a vicenda con i piedi e non possono in nessun caso fermarsi o toccare terra con mani e piedi contemporaneamente. La capoeira è accompagnata dal berimbau e dai caxixi: il berimbau è un arco musicale di legno con una corda metallica alla cui estremità inferiore è fissata una zucca che serve da cassa di risonanza; il filo metallico produce un suono vibrante quando è colpito con un bastoncino, e i caxixi sono cestini di vimini contenenti sassolini o conchiglie usati come maracas, che avevano anche la funzione di segnalare l'arrivo della polizia con un ritmo particolare chiamato 'cavaleria'. Sotto l'apparenza ludica-coreutica si nascondeva l'opposizione alle autorità. Associata all’idea del crimine e della violenza, la capoeira venne proibita all’inizio del secolo scorso. Solo dopo il 1920, grazie all’azione di Mestre Bembe, ha potuto tornare ad essere praticata liberamente. Il makulelé è una danza di origine africana diffusa nel Nord-Est del Brasile dove viene eseguita in occasione della festa di “Nossa Senhora de Conceiçao”. La sua origine si rifà ai rituali kongo dove faceva parte dei cucumbis, i riti per l'incoronazione dei monarchi in cui si rappresenta la leggenda di un messaggero inviato da una regina per sfidare il mameto (principe, figlio del re) al combattimento. Il mameto, che muore nel combattimento, viene poi risuscitato dal quimboto (stregone). Il makulelé è un frammento di questo rito, rappresentando il combattimento tra il messaggero e il mameto, oggi interpretato in diverse feste religiose. Il samba de roda, nato dal batuque, viene ballato in cerchio con coppie di ballerini che si alternano al centro. Il candomblé (Bahia) è una religione sincretica afro-cristiana di origine prevalentemente yoruba in cui le divinità africane (orixà) si identificano con i santi cattolici; le adepte, dette "figlie di santo" vengono possedute dalle divinità invocate con i tamburi atabaque.

 

 

WEBMASTER:

atomomob.gif (7704 byte)

  FLOG   MultiMedia

 

Inviare a flogmm@tin.it un messaggio di posta elettronica contenente domande o commenti su questo sito web.