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ERNESTO CAVOUR (BOLIVIA)
Ernesto Cavour è il più grande interprete di charango, il
caratteristico chitarrino boliviano con la cassa armonica costituita
da una corazza di armadillo. Eccellente esecutore e compositore di
musiche per charango, Ernesto Cavour si dedica fin dagli anni
Sessanta alla ricerca e allo studio della musica tradizionale
boliviana: a partire dal 1960 cominciò a collezionare strumenti
musicali del folklore boliviano, fino ad aprire un museo a La Paz
nel 1962. Nel 1964 fonda insieme al musicista francese Gilbert Favre,
suonatore di quena, il gruppo Los Jairas con cui fa diverse tournée
europee tra il ’69 e il ’71. Il charango è un liuto di ridotte
dimensione, derivante dal registro di soprano della vihuela de mano,
chitarra rinascimentale portata dagli Spagnoli; ne conserva infatti
numerose caratteristiche, quali forma a otto della cassa,
dimensione, corde doppie, fondo bombato. La cassa è ricavata dalla
corazza di armadillo (oggi specie protetta) o scavata nel legno, le
corde sono 10 (5 doppie), l'accordatura non in scala richiama quella
tipica della musica antica e del folklore musicale europeo. Il
charango è il più importante strumento dei mestizos (gli indios
adoperano flauti e tamburi). La tecnica dello strumento alterna
l'accompagnamento accordale (rasgueo) all'esecuzione melodica con il
“pizzicato” (punteo).
CANTADORAS DEL ALABAO (COLOMBIA)
Nella costa pacifica della Colombia, dove sono vive le maggiori
tradizioni musicali afro-colombiane, esiste un ricco repertorio di
canti devozionali, gli alabao (sp. alabanza) dedicati al santo
patrono, eseguiti perlopiù durante le veglie funebri (velorios) per
la morte di un adulto. Si tratta di canti corali "a cappella" (privi
di accompagnamento strumentale) e polifonici eseguiti da sole donne,
dette cantadoras, in uno stile prossimo alle litanie processionali
della Spagna; in essi è riscontrabile il modalismo ecclesiastico del
canto gregoriano importato dai missionari per evangelizzare la
popolazione africana della regione. Il repertorio delle cantadoras
di Buenaventura include anche i cantos de boga, i canti del vogatore
(boga) che con la canoa attraversa le vie fluviali nella selva del
Chocò. Il gruppo corale interpreta anche alcune jugas, canti in
forma responsoriale in cui la frase della solista è ripresa e
reiterata ciclicamente dal coro, accompagnando il canto con i guasà
(sonagli).
CONJUNTO FOLKLORICO
COLOMBIA NEGRA (COLOMBIA)
Il gruppo (conjunto) Colombia Negra, composto da sei musicisti e
otto danzatori, è originario della costa pacifica colombiana, in cui
è concentrata la maggior parte della popolazione di origine
africana. L'organico strumentale che tradizionalmente interpreta il
currulao (ritmo e danza afro-colombiana) è composto da una marimba,
xilofono fatto con tasselli di chonta (palma) e risuonatori di
guadua (bambù), due cununos, tamburi a una pelle suonati con le
mani, due bombos, tamburi gravi a due membrane suonati con una
bacchetta sul fusto e una mazza sulla pelle, e guasà, sonagli
tubolari costituiti da una canna di bambù riempita da semi (achira)
agitati dalle donne del coro (cantadoras). Della regione del Chocò,
il Conjunto Folklorico interpreta canti e danze di origine spagnola,
come la jota (interpretata tradizionalmente dalla chirimìa chocoana)
e il romance (ballata narrativa). Il repertorio del gruppo include
anche ritmi e danze della costa atlantica colombiana, come il
bullerengue, antica danza d'iniziazione femminile, e la cumbia,
danza sociale di corteggiamento.
LOS JUGLARES DE LA
REVOLUCION (PANAMA)
Los Juglares de la Revoluciòn (I Giullari della Rivoluzione) sono
un gruppo formato da musicisti popolari tradizionali che hanno
cominciato a suonare insieme nel pieno processo rivoluzionario del
Panama, quando, durante gli avvenimenti del 1972, il generale Omar
Torrijos Herrera conduceva le sollevazioni popolari. Los Juglares
hanno sviluppato un’attività intensa, viaggiando nelle città e nelle
campagne del Paese, cantando le leggende del popolo panamense. Il
gruppo fa capo allo studioso di tradizioni popolari Franco Poveda,
chitarrista, e il loro repertorio è composto da brani appartenenti
alla ricca cultura musicale panamense, frutto della mescolanza
etno-culturale afro-ispanica. Nel loro repertorio figurano: la
saloma (canto simile al cante jondo andaluso), la mejorana (danza
tradizionale accompagna dal chitarrino a 5 corde, la mejorana), il
punto campesino (melodia strumentale eseguita con chitarra, tamburo
e güiro), la marucha (tamborito, canto e ritmo diffuso nell'area
colombo-panamense), il socavòn, la cumbia, ecc.
UN SOLO PUEBLO
(VENEZUELA)
Un Solo Pueblo è una compagnia di ventiquattro musicisti e
danzatori venezuelani che da anni si dedicano allo studio, alla
ricerca e alla diffusione delle più autentiche manifestazioni
musicali del Venezuela. Dopo anni di ricerca sul campo, il gruppo ha
raccolto una vasta documentazione sulla musica tradizionale e
popolare di differenti regioni del Venezuela. Spinti dall’esigenza
di realizzare un lavoro che contribuisse a riaffermare la propria
identità culturale, gli artisti di Un Solo Pueblo hanno svolto una
vasta ricerca sul campo ricavando un archivio di documenti musicali,
interviste, filmati. Il repertorio che hanno recuperato proviene da
tutte le regioni del Paese e viene presentato senza rimaneggiamenti
stilistici, rispettandone lo spirito e i caratteri originari. Gli
spettacoli del gruppo formano una sorta di antologia di musiche e
danze sia della tradizione spagnola - nanà o arrorrò (ninna-nanna),
aguinaldo e villancico (canti natalizi), joropo (danza del Llano),
décima (canti narrativi) – sia della tradizione africana - parranda,
fulia, golpe de tambor - che di quella indigena - toque de carrizos
e musica guajira.
WILKALACAYA - INDIOS QUECHUA (BOLIVIA)
Nel villaggio andino di Wilkalacaya, vicino a Tapacarì nel
dipartimento di Cochabamba (Bolivia), vive una comunità indigena del
gruppo etno-linguistico Quechua. In occasione di eventi festivi di
carattere religioso, scendono nel paese più vicino, Tapacarì, per
rendere omaggio alla Pachamama (Madre Terra). Il sincretismo
religioso si verifica là dove le danze per la pioggia, per la
fertilità e il buon raccolto è incentrata sulla figura della
Pachamama identificata talvolta con la Vergine. I campesinos
(contadini) hanno così cercato di mantenere viva la propria cultura
e le proprie tradizioni mediante l´isolamento geografico e il
"mascheramento" dei propri riti con il cerimoniale cattolico.
La danza dei lichihuayos viene eseguita unicamente in occasione
della Fiesta de Santiago (25 luglio) dai campesinos che entrano a
Tapacarì: una donna porta sulla testa la statua del santo (S.Giacomo),
seguita dai lichihuayos, musicisti e danzatori che suonano i flauti
lichihuayos, appartenenti alla famiglia della quena (flauto lungo a
tacca), con l’accompagnamento della tambora (piccolo tamburo bipelle).
Il suonatore di tambora è spesso vestito da donna anziana, perché
rappresenta la fecondità (Kalinchà: la nutrice). Le lakitas Tra i
Quechua esistono orchestre di musicisti che suonano esclusivamente
flauti di pan, in spagnolo detti zampoña e in quechua lakitas,
formati da due file di canne, di cui una dal fondo chiuso e l'altra
dal fondo aperto. I lakitas vengono sempre suonati in coppia (ognuno
da un esecutore): un flauto arca (6+6 canne) considerato di genere
femminile, e un flauto ira (7+7 canne) di genere maschile. L'ira (il
flauto che conduce) e l'arca (il flauto che segue) si alternano e si
complementano, componendo in tal modo l'intera linea melodica. I
sikuris e la danza waynu I sikuris sono i suonatori di un altro tipo
di flauto di pan, il siku, formato da 17 canne doppie. I suonatori
impugnano nella mano destra il siku mentre con l'altra percuotono un
tamburo basso a due pelli, la wankara. A questi si aggiunge un corno
di bue (pututu) che emette lunghi suoni di richiamo. A Tapacarì
questa danza detta Wayñu è eseguita per la festa di Santiago (S.
Giacomo, 25/7) e la festa di S. Augusto (28/8), ma rimane
essenzialmente consacrata alla Pachamama e invoca la sua protezione
per i campi e per la seminatura. I flauti aymara I flauti della
cultura aymara (jatum aymara, malas, requintos, chilisitus o
chiwatas) vengono impiegati dall’inizio del periodo delle piogge
fino a carnevale, ma soprattutto per la festa della Vergine de
Dolores (24-25/9) quando i campesinos portano tutti i loro animali a
Tapacarì per la benedizione. Il Tinku Il carnevale cade in piena
stagione delle piogge, nel mese che gli Inca chiamavano jatum pokoy
(la grande maturazione). In questa manifestazione gli strumenti
usati sono i pinkillos (flauti diritti a becco) e i tarkas (flauti
diritto a becco a forma squadrata). Il Tinku (lett. “incontro”) è
una sfida rituale fra due comunità, che spesso sfocia in un’aspra
lotta. Con una fronda (warak’a tinku) i duellanti cercano di
colpirsi reciprocamente alla testa, facendo perdere l’equilibrio
all’avversario. Un altro rito carnevalesco è il wajta tinku
(flagellazione), in cui bisogna colpire le gambe dell’avversario con
una frusta. Ciascun partecipante si alterna nel ruolo della vittima
e dell’aggressore. La contesa avviene tra contadini di diversi
ayllus (comunità agricole) che dimostrano così il proprio coraggio e
la loro capacità di resistenza. Più violento è lo scambio, più il
sacrificio sarà gradito alla Pachamama e dunque più ricco sarà il
raccolto. I partecipanti al rito sono attorniati da musicisti e
danzatori.
NETOS DE POPO
(BRASILE)
Il gruppo Netos de Popo (Nipoti di Popo) si esibisce in diverse
danze acrobatiche come la capoeira, il makulelé, il samba de roda e
il candomblé. La capoeira di Bahia è una lotta-danza, una sorta di
arte marziale in forma musico-coreutica, di probabile origine
angolana (Bantù), riscontrabile nei rituali n'golo di Benguela e
bassula di Luanda. Con movimenti velocissimi degli arti, i danzatori
cercano di colpirsi a vicenda con i piedi e non possono in nessun
caso fermarsi o toccare terra con mani e piedi contemporaneamente.
La capoeira è accompagnata dal berimbau e dai caxixi: il berimbau è
un arco musicale di legno con una corda metallica alla cui estremità
inferiore è fissata una zucca che serve da cassa di risonanza; il
filo metallico produce un suono vibrante quando è colpito con un
bastoncino, e i caxixi sono cestini di vimini contenenti sassolini o
conchiglie usati come maracas, che avevano anche la funzione di
segnalare l'arrivo della polizia con un ritmo particolare chiamato 'cavaleria'.
Sotto l'apparenza ludica-coreutica si nascondeva l'opposizione alle
autorità. Associata all’idea del crimine e della violenza, la
capoeira venne proibita all’inizio del secolo scorso. Solo dopo il
1920, grazie all’azione di Mestre Bembe, ha potuto tornare ad essere
praticata liberamente. Il makulelé è una danza di origine africana
diffusa nel Nord-Est del Brasile dove viene eseguita in occasione
della festa di “Nossa Senhora de Conceiçao”. La sua origine si rifà
ai rituali kongo dove faceva parte dei cucumbis, i riti per
l'incoronazione dei monarchi in cui si rappresenta la leggenda di un
messaggero inviato da una regina per sfidare il mameto (principe,
figlio del re) al combattimento. Il mameto, che muore nel
combattimento, viene poi risuscitato dal quimboto (stregone). Il
makulelé è un frammento di questo rito, rappresentando il
combattimento tra il messaggero e il mameto, oggi interpretato in
diverse feste religiose. Il samba de roda, nato dal batuque, viene
ballato in cerchio con coppie di ballerini che si alternano al
centro. Il candomblé (Bahia) è una religione sincretica
afro-cristiana di origine prevalentemente yoruba in cui le divinità
africane (orixà) si identificano con i santi cattolici; le adepte,
dette "figlie di santo" vengono possedute dalle divinità invocate
con i tamburi atabaque.
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