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MUSICA E DANZE DEL KINNAUR (Himashal Pradesh - INDIA)

L'Himashal Pradesh, Stato dell'Unione Indiana situato a sud del Kashmir, confina ad est con il Tibet, a sud-est con l'Uttar-Pradesh, a sud e sud-ovest con l'Haryana e il Punjab. Il Kinnaur fa parte dell'Himashal Pradesh, situato nella regione orientale, e la sua popolazione è composta prevalentemente dagli adivasi (aborigeni) che parlano il pahari e professano una religione che contiene elementi induisti mescolati a forti componenti animistiche. Infatti, ogni paese del Kinnaur possiede diverse divinità locali il cui potere non si estende ad altri paesi o comunità. La musica, i canti e le danze hanno una loro funzione nei rapporti con queste divinità e servono ad invocarli per ottenerne favori in cambio di preghiere e offerte in natura. Anche nelle antiche scritture indiane troviamo riferimenti ai Kinnara, semidei, musicisti e danzatori divini, abitanti del Kinnaur. Il gruppo partecipante alla rassegna proviene da un villaggio situato a 70 km dal confine con il Tibet e propone danze rituali e popolari tra le più rappresentative della ricca tradizione regionale:

  • Vandana, danza di propiziazione per Shiva e la sua consorte Parvati; Panés Kayang, danza in cerchio dedicata a Panés, la divinità del paese, eseguita nei tempi per chiedere la benedizione per il raccolto;
  • Gomphona, danza popolare eseguita per diletto durante l'inverno e accompagnata da canti femminili;
  • Chashimig, conosciuta anche come Jatru Kayang, danza eseguita durante le cerimonie rituali e sociali; Toshimig, danza popolare a cui partecipano sia gli uomini che le donne;
  • Horring Fo, danza basata su un antico dramma popolare in cui Krishna in veste di daino è portato dalla sua innamorata Gopi, aiutato dal fratello Balram;
  • Rang Koring, danza in onore della montagna che si esegue dopo la stagione delle piogge durante la raccolta dei fiori che vengono offerti alle divinità; Cherki Kayang, veloce danza popolare;
  • Kayang (kaya in sanscrito significa “corpo”) in cui gli uomini (pana) seguiti dalle donne (bakayang) formano una fila di coppie che si tengono per mano con le braccia incrociate.

Benché gli abitanti del Kinnaur formino una comunità etnicamente a sé stante, gli strumenti musicali utilizzati sono spesso simili o uguali a quelli delle popolazioni tibetane e possiedono delle caratteristiche interessanti sia per la sonorità che per la forma: shanay (kong-djal in lingua locale), aerofono simile all'oboe, karnal (pron. 'kahal'), specie di tromba telescopica lunga un metro e mezzo e composta da quattro sezioni, ranshing, tipo di corno di rame con doppia curva, dholak, tamburo a due pelli con un fusto di legno ricoperto da una sottile foglia di rame, tchanah, cimbali di rame bombati al centro, nagara, coppia di tamburi semisferici suonati con bacchette dette shingo, composto dal tamburo femminile (bahn), con intonazione più acuta, e il tamburo maschile (dum-du), più grave.

 

CHAM: MUSICA CERIMONIALE DEI LAMA DEL SIKKIM (INDIA)

L´ex regno del Sikkim, governato per secoli da sovrani teocratici (chogyal), stipulò nel 1950 un accordo di protettorato con l´India e nel 1975 divenne una repubblica autonoma dell´Unione Indiana. Il paese, collocato tra il Nepal e il Bhutan, ospita varie etnie: i Lepche e i Bhutia, abitanti originari che vivono al nord, costituiscono circa il 30 % della popolazione e praticano il buddhismo. Il resto della popolazione è costituito da Limboo, Sherpa, Kazi e Tibetani. Nel Sikkim troviamo 137 monasteri di vari ordini monastici buddhisti, tibetani e non, e vi risiedono più di 4000 lama. Tra questi monasteri, uno dei più importanti è quello di Rumtek, situato in cima alle montagne che si ergono di fronte a Gangtok (capitale del Sikkim). Questo monastero è conosciuto soprattutto per le danze rituali in maschera, eseguite in occasione del Tashi Delek (festa del Nuovo Anno) nel cortile del santuario. La cerimonia Cham Con il richiamo delle lunghissime trombe tibetane dung-chen inizia il Cham (lett. "danza"), il dramma danzato con maschere, eseguita dai monaci tibetani, per mezzo del quale le forze nefaste vengono annientate. Ogni passo, figura, gesto, movimento è rigidamente codificato. Ogni danzatore si identifica con una divinità protettrice. La cerimonia è composta da quattro parti:

  1. Zinbeb: invito alle divinità ed a tutti i maestri insegnanti a concedere le benedizioni che contribuiscono a comprendere la vera natura della realtà e per far crescere nel mondo la compassione e l'amore fra gli uomini e fra tutti gli esseri viventi;
  2. Mahakala: dedicata alla divinità protettrice centrale che porta lo stesso nome;
  3. Sha-nag: danza dei "cappelli neri", forma tantrica dello yoga;
  4. Ging: messaggero o servitore delle divinità tantriche. Al momento culminante del Cham le influenze malefiche vengono eliminate grazie all’azione di una maschera gigantesca del Mahakala.

 

MUSICA TRADIZIONALE DELL' HINDUKUSH (AFGHANISTAN)

L'Hindukush è una regione montuosa dell´Afghanistan, posta all'estremità occidentale della catena himalayana. La struttura etnica del paese, che comprende gruppi di ceppo iranico (afghani o pathani, tagiki, ecc.) ma anche mongolico (hazara, uzbeki, kirghizi) rispecchia la collocazione nodale del paese, punto di transizione tra l'area mediorientale, le pianure dell'Asia Centrale (repubbliche ex-sovietiche) e il sub-continente indiano. Ancora oggi, circa la metà della popolazione è nomade e seminomade. Lingue ufficiali sono il pashto e il persiano, la religione maggiormente praticata è quella musulmana di rito sunnita. La musica afghana riflette questo melange etno-culturale, trovandosi in essa elementi della musica indiana, uzbeka, araba, turca e greca antica. Accanto alla musica colta di corte, simile a quella indiana, ma con strutture musicali più schematiche che consentono un più ampio margine all'improvvisazione, esistono delle forme musicali popolari che ricordano per certi aspetti la musica antica europea, la musica popolare rumena o quella gitana. In Afghanistan la musica è sempre presente nelle feste e nelle ricorrenze del calendario musulmano; sono inoltre attivi i cantastorie che, accompagnandosi con il rubab (liuto a manico corto), girano il paese, cantando nelle fiere o in ambiti familiari lunghi poemi epici o religiosi. Il programma del gruppo di Ismael Payenda comprende canti d'amore e melodie pastorali, ballate sulla libertà e brani del repertorio dei cantastorie del nord, canti religiosi e canti carovanieri. Gli strumenti utilizzati sono il nay (flauto), il rubab (liuto a manico corto con 18 corde di cui 4 principali e 14 di risonanza), le tabla (coppia di tamburi a una pelle), il kang (scacciapensieri), il tinbur (liuto a manico lungo) e l'armonio portatile, importato in tempi recenti dall'India.

 

SUFIANA KALAM (Kashmir - INDIA)

Il Kashmir è uno Stato dell'Unione Indiana situato all'estremo nord dell'India occidentale, circondato dal Pakistan e dalla Cina e confinante con lo Stato indiano di Himashal Pradesh. Il territorio include la parte occidentale del massiccio himalayano e una parte del Karakorum. Sufiana kalam (o sufiana musiqi), considerata la musica classica del Kashmir (anche se viene eseguita spesso in occasione di feste popolari) anche se è suonata in occasioni “profane”, è una musica religiosa, legata alle cerimonie sufi (mehfils). Introdotta nel Kashmir intorno al XIV secolo con l'espansione dell'impero islamico e del sufismo persiano, questa musica è sempre stata apprezzata sia dalla popolazione che dai sultani moghul che ben presto la elevarono a musica di corte. È stata a lungo una musica d’elite, che ha visto la sua fioritura durante il regno del sultano Zainul Abidin (1420-1470), un periodo considerato come l’epoca d’oro della cultura kashmira. Il sufiana kalam è una musica corale, eseguita da un gruppo di 4 musicisti che sono al tempo stesso cantori e strumentisti. Quattro tipi di strumento sono impiegati nel sufiana kalam: il setâr ( liuto a manico lungo di origine persiana), il santur (salterio di origine persiana), il saz-e-kashmiri (viella a tre corde simile al kamancheh persiano) e la dokra (nome kashmiro delle tabla indostane, coppia di tamburi). I canti corali all'unisono o in eterofonia sono in lingua persiana o kashmiri e narrano poemi dei maestri Hafez, Omar Khayyam, Jalal al-Din Rumi. Ogni poema è intonato su una melodia fissa riferita ad un "modo", detto mugam (maqam in lingua araba); oggi si conoscono 36 mugam nella musica del Kashmir, ma sembra che in passato ne esistesse un numero ben maggiore. L'esecuzione di un mugam segue uno schema prestabilito molto rigido: apre un preludio strumentale (shakl) suonato dal maestro, e seguono canti in ritmi diversi che vanno da 4 a 32 battute (tala, ciclo ritmico). Si tratta di una musica estremamente raffinata interpretata da musicisti professionisti, facenti parte di una tariqa, una confraternita sufi. In origine, la musica accompagnava la danza, eseguita da danzatrici chiamate hafizas, ma questa pratica è scomparsa agli inizi del Novecento. Il leader del gruppo di Srinagar è Ustad Gulam Mohammad, detto “Kalinbaft” (lett. “tessitore di tappet”), cantore e suonatore di setar, vecchio maestro di sufiana kalam conosciuto in tutto il Kashmir.

 

MONODIE, POLIFONIE E STRUMENTI TRAD. DELLA SICILIA (ITALIA)

Le aree del Messinese e del Palermitano presentano ancora oggi forme musicali complesse e ben individuate nel panorama della musica tradizionale siciliana. Sussiste ancora la pratica del frauttu a paru e del violino. I canti siciliani sono caratterizzati dalla prevalenza della monodia, e da uno stile vocale basato sull'emissione acuta e melismatica. Nel Messinese è rilevante la presenza di canti polivocali, sia nelle zone montane interne che nelle zone costiere tirreniche, legato ad occasioni liturgiche o para-liturgiche e lavorative stagionali. I canti solistici sono accompagnati, nella fascia costiera ionica, da zampogna, organetto e chitarra, nella fascia tirrenica quasi senza accompagnamento o al massimo affiancati da strumenti a percussione (tamburelli, tamburi, campane). Il Coro di Malvagna (Me), composto da 8 persone, rappresenta una prassi esecutiva tipica, cioè l'esecuzione polivocale improvvisata su canti monodici. L'impianto polivocale libero si inserisce al centro e alla fine di ogni verso del canto monodico intonato da un solista (voce maschile). Alcuni componenti del coro eseguono anche un tipo di canto solistico accompagnato dal marranzanu (scacciapensieri). Sempre dalla zona del Messinese provengono lo zampognaro Sostene Puglisi, che suona anche il friscalettu (flauto diritto) e Salvatore Cutò, cantore e suonatore di tamburello, il quale inserisce talvolta, sulla melodia della ciaramedda (ciaramella), stornelli improvvisati di argomento amoroso. Il repertorio del gruppo comprende balletti, pastorali, tarantelle e passate. Michelangelo Catanese, di S.Teodoro (Me), presenta invece il repertorio dei "canti degli orbi" (i cantori ciechi), figure diffuse in passato in tutta l'area mediterranea. L'orbu era il cantastorie che con il suo violino interveniva come questuante e suonatore ambulante in occasioni di carattere religioso: orazioni, novene, triunfi, ossia celebrazioni con preghiere, musica, canti e offerte rituali di cibo davanti all'altare del santo protettore, appositamente preparato accanto alla casa del devoto che ha ricevuto una grazia. L'orbu mantiene come strumento il violino ed è rimasto un questuante o un suonatore ambulante. Al repertorio monodico appartengono i canti dei carrettieri, qui eseguiti da due cantori di Bagheria (Pa). Il carrettiere era un trasportatore di merci varie, che lavorava generalmente per conto terzi ed era proprietario del carretto e del cavallo, o del mulo, che servivano per trainarlo. I carrettieri costituivano un gruppo socialmente omogeneo, che teneva a distinguersi, per lo stile di vita, dalla popolazione contadina: ancor oggi, avendo sostituito il carretto con il camion, mutando quindi il mezzo di trasporto ma non il tipo di lavoro, persistono le occasioni sociali di incontro cui gli stessi canti sono legati, e la tradizione in qualche modo si perpetua. Il canto mantiene una propria valenza: da un lato si lega al lavoro, per lenire la fatica dei lunghi viaggi; dall'altro è momento di socializzazione del gruppo, nonché di esibizione della propria "arte". I carrettieri giocano con il verso, utilizzando un'ottava di endecasillabi, che possono però trasformare, sostituendoli ad esempio con dei settenari allungati fino all'estremo. Possono passare nello stesso canto da una tonalità in minore ad un'altra in maggiore. Ma lo slittamento modale è sempre sotto controllo, il verso aderisce comunque alla frase musicale, la struttura melodica non è compromessa dalla libertà di variazione. Importante è la corretta emissione della voce, cioè la giusta cadenza, che rispetti il modello musicale tradizionale. Questa osservazione induce a parlare delle "abbanniati" o "abbanniatini", le grida dei venditori ambulanti, repertorio presente nella serata, in alternanza ai "canti alla carrettiera". Le grida servono a reclamizzare la propria merce e rispettano anch'esse una cadenza precisa, con una forma e dei contenuti rigidamente fissati dalla tradizione. Il Coro di Montedoro (Cl) include nel proprio repertorio una serie di canti religiosi, eseguiti nel periodo pasquale, solitamente a quattro voci. Il coro esegue una sorta di polifonia; le voci non sono indipendenti e procedono per accordi assai complessi. I testi sono in dialetto e, talvolta, in uno pseudo-latino. Diffusi in tutta la Sicilia, essi assumono qui una valenza peculiare in relazione ai modi di esecuzione.

 

CANTO IN RE E CHITARRA SARDA (ITALIA)

Il canto in re, una forma di canto a chitarra, è caratterizzato da un'estrema libertà melodica e da una struttura testuale legata alle forme poetiche tradizionali sarde (muttu, muttettu). Esso nasce, probabilmente, come canto di lavoro contadino, senza accompagnamento strumentale. L'introduzione dell'accompagnamento per chitarra è quasi certamente dovuta alla dominazione spagnola; la penetrazione nei litorali settentrionali e meridionali, ha avuto come conseguenza anche degli influssi nel repertorio, che ricorda molto il cante hondo e il cante flamenco, soprattutto nelle zone abitate dalle minoranze catalane. In tempi più recenti è presente talvolta l’uso, non tradizionale, della fisarmonica. Scomparsi, o quasi, i canti di lavoro e di emigrazione, il canto in re propone oggi testi prevalentemente lirici (canti d'amore e serenate), eseguiti soprattutto in occasione di feste patronali o di gare di poesia, da professionisti specializzati nei diversi stili. La parte strumentale è eseguita con due tipi di chitarre. Nel nord si usa preferibilmente il chitarrone, detto anche prima in riferimento alle ampie dimensioni della sua cassa armonica, di dimensione maggiore rispetto alla seconda, terzina e quartina. La prima viene oggi usata quasi esclusivamente per l'accompagnamento del canto in re ed è suonata sia col plettro che con le dita, con una normale accordatura abbassata di una quarta. Nel sud, invece, è più diffusa la chitarra normale, detta francese, ormai completamente assimilata alla tradizione sarda. Con questa chitarra, accordata in do maggiore (tipo di accordatura definita "aperta") si accompagnano sia i canti sia i balli.

 

ZAMPOGNA MACEDONE (MACEDONIA)

La Macedonia (Makedonija) come entità geo-culturale travalica i confini nazionali, estendendosi nella zona settentrionale della Grecia (Macedonia Egea) e in quella sud-occidentale della Bulgaria (Macedonia Pirin). Le tre parti formano un’unica area folklorica in cui predomina il ceppo slavo, ma che contiene una mescolanza di popoli, come albanesi, turchi, valacchi, zigani, serbi, tanto che il termine “macedonia” è divenuto, nel linguaggio gastronomico francese e italiano, sinonimo di “mescolanza”. Il tipico strumento macedone è la gajda e il suo maggior interprete riconosciuto universalmente è Pece Atanasovski, leader dell’orchestra folk di Radio Skopje con cui ha realizzato molte incisioni. La gajda è un tipo di zampogna balcanica composta da una canna melodica cilindrica (a volte conica), ad ancia semplice, e di un bordone anch'esso cilindrico ad ancia semplice. E' caratterizzata da un piccolo foro aperto sul davanti che comunica, mediante un tubicino, con il foro posteriore; è detto "foro della pulce" e consente elaboratissime esecuzioni di abbellimenti e di alterazioni.

 

CINUÇEN TANRIKORUR E ISHAN OZGEN (TURCHIA)

Cinuçen Tanrikorur è nato a Istanbul nel 1938, ha cominciato a studiare musica in giovane età e si è specializzato in ud (liuto arabo). Nel 1960 è stato chiamato a suonare presso la radio di Istanbul e in seguito ha messo a punto il suo metodo per ud che gli ha riservato premi e onori del suo Paese. Tra i molti riconoscimenti ufficiali a lui attribuiti ricordiamo: il Premio della Televisione Turca (1970) e quello dell’Associazione per il Turismo di Konya (1977). Dal 1973 Tanrikorur, che è ritenuto uno dei più grandi compositori turchi della nuova generazione, ricopre un alto incarico presso la Radio Televisione di Ankara. Ha composto più di cento brani sia strumentali che vocali ed è considerato uno dei più grandi compositori contemporanei turchi della musica classica ottomana che si esprime nella suite tradizionale (fasil). Tanrikorur è accompagnato da Ishah Özgen al kamanche (violino).

 

LA FAMIGLIA FERNANDEZ (SPAGNA)

I Fernandez sono una famiglia di sei persone, attiva già da diversi anni nel mondo del flamenco. Curro Fernandez, il capofamiglia, proviene dal Barrio de Triana, un quartiere popolare di Siviglia che è stato sede dei primi e più importanti inurbamenti dei gitani in questa città. Al cante de Triana vengono generalmente attribuite connotazioni stilistiche proprie, e gli si riconoscono importanti contributi ad alcuni generi del canto flamenco. Curro ha inciso numerosi dischi come solista e viene considerato uno dei cantanti migliori per l'accompagnamento al ballo. Pepa Vargas, la moglie di Curro, viene da una famiglia gitana di Lebrija, un paese con una importante tradizione canora, 80 km a sud di Siviglia. Per famiglia gitana non s'intende qui il nucleo familiare in senso stretto, ma l'intera comunità formata da cellule familiari con vincoli di parentela più o meno stretti: i Vargas, i Peña, i Fernandez, gli Amador, e così via. Nel 1983 la famiglia Fernandez ha partecipato, in qualità di rappresentante musicale dei Gitani di Spagna, ad una riunione di tutte le comunità zingare d'Europa, indetta dal governo indiano a Chandigarh, città ritenuta il luogo d'origine della diaspora zingara. Il repertorio classico del flamenco comprende comprende oltre 60 stili di canto (cante) e danza (baile); i differenti stili di canto o palos sono raggruppati in “famiglie”, caratterizzati da un tema melodico. I principali palos sono: soleares, siguiriyas, tangos e fandangos. La tipologia varia anche a seconda del luogo d’origine: malagueñas (di Malaga), granaìnos (di Granada), o fandangos de Huelva. Le province andaluse di Càdiz, Sevilla, Màlaga e Granada sono i luoghi d’origine della maggior parte dei palos, sebbene alcuni contributi siano giunti da altre parti dell'Andalucìa e dalle zone limitrofe di Extremadura e Murcia. In tutti questi palos, la forma musicale si basa su un giro di 12 battute (come il blues) intercalato dal canto di alcune strofe (coplas), il cui numero dipende dall’umore e dallo stato emotivo del cantaor. Il repertorio della famiglia Fernandez comprende: il martinete, canto di lavoro che si accompagna battendo sull'incudine; la siguiriya, canto a sfondo sociale i cui argomenti sono soprattutto la pena e l´emarginazione; la buleria, canto di festa che si esegue nelle nozze gitane e nei battesimi; in questi canti festivi rientra anche il tango flamenco.

 

 

 

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