Fondazione Lavoratori Officine Galileo

MdP 1985_1

Home Su

 

 

GRUPPO RUSTAVI (GEORGIA)

Nella vita del popolo georgiano il folklore musicale occupa un posto importante. La cultura musicale tradizionale, fatta di canti e danze, era ampiamente diffusa già tra le antiche tribù dei Mocinki, lontani antenati dei georgiani. Il re Assureti Sargon (VIII sec. a.C.) scriveva che «nel paese dei Mana la gente trasformava in gioia il lavoro grazie alle canzoni» (C.Aslanichvili, Scritti sulle canzoni popolari georgiane). Risulta evidente dalle opere dello storico greco Senofonte come, all'epoca (IV sec. a.C.), fosse popolare tra le tribù georgiane la musica laica, soprattutto le canzoni di guerra e per le danze, eseguite sempre con grande originalità. Nel corso dei secoli, la Georgia è stata più volte invasa dai conquistatori stranieri ma, nonostante ciò, il popolo georgiano ha conservato la propria lingua, la propria scrittura, l’originaria cultura musicale di cui la polifonia è l’elemento caratterizzante. Al contrario, i Paesi confinanti praticano il canto omofonico. Nella canzone popolare georgiana ogni voce ha la sua parte. Ecco perché ogni cantante del Rustavi è allo stesso tempo solista e membro del gruppo, con forti responsabilità ceative che gli impongono una notevole cultura professionale ed esecutiva. Rustavi ha conservato la forma e la struttura dei cori da camera, ha saputo modificare il carattere chiuso di certe zone della Georgia assimilandone la ricca eredità del folklore musicale e la varietà dei suoi generi. Rustavi sta compiendo un notevole lavoro di ricerca e recupero del patrimonio musicale dimenticato. Per ritrovare quelle vecchie canzoni che solo gli anziani ricordano, i componenti del gruppo girano per tutta la Georgia registrando i materiali sonori che trovano, ne trascrivono la musica e solo allora sono pronti per riproporre le canzoni in pubblico. Ispiratore e organizzatore di questo lavoro è il leader del Rustavi, Anzor Erkomaichvili, rappresentante della settima generazione dell'omonima dinastia di celebri musicisti. Nelle varie zone della Georgia è ancora molto viva, accanto alla pura musica vocale, la tradizione dell'accompagnamento strumentale, tradizione che il gruppo Rustavi ha assimilato nei suonatori di ciuniri, ciangui, panduri, cionguri, salamuri, tra cui spicca il virtuosismo di Omar Kalaptrichvili, solista di salamuri (ciaramella pastorale). Questo strumento occupa un posto di rilievo nello studio scientifico degli antichi strumenti popolari georgiani, del loro repertorio e della loro evoluzione attraverso i secoli: il salamuri sembra infatti risalire al 2000 a.C. Manana Akhmateli

 

MUSICA DEL KAZAKHSTAN (KAZAKHSTAN)

Termeh del Kazakhstan. Il Kazakistan possiede una poesia orale, epica e lirica, molto antica, interpretata dai bardi, chiamati akyne. Da sempre gli akyne hanno l’abitudine di misurarsi in tenzoni poetiche chiamate aitiey dove mostrano le loro abilità di interpreti-improvvisatori. Il repertorio orale tradizionale è particolarmente ricco di epopee eroiche. Gli interpreti, detti gyrchis, si accompagnano con strumenti a corda, come il dombra (liuto a manico lungo bicorde) e il kobyz (violino ad archetto), entrambi di origine turca. L’improvvisazione strumentale gioca un ruolo importante nella musica del Kazakistan, specialmente negli intervalli tra le recite poetiche. Il gruppo Merkeh Auhenderi, proveniente dalla regione di Djambul, è considerato il miglior depositario della tradizione musicale kazaka. Almatov Almasbek, cantastorie kazako, esegue brani tratti dal poema epico Korguly, appartenente al repertorio delle termeh del Kazakistan. La parola "termeh" indica sia una tecnica di canto vocale che il contenuto di un brano musicale o poetico. Si tratta di uno stile in uso soprattutto presso le popolazioni del Kazakhstan e di alcune regioni dell´Asia Centrale. Consiste in un´improvvisazione poetica e musicale su temi morali o filosofici. In alcuni casi è una sollecitazione alla lotta o serve a commemorare particolari eventi o persone. E´ sempre interpretato da una sola voce accompagnata dalla dombra (liuto bicordo a manico lungo suonato senza plettro), dal kobyze (violino tradizionale suonato con l´archetto), e da altri strumenti popolari a percussione. Difonie di Tuva e Altai La difonia è l´arte di cantare emettondo contemporneamente due suoni diversi, mediante l´utilizzo della cavità orale e della faringe: il cantante arriva così a produrre simultaneamente un suono di base e l´uno o l´altro dei suoi armonici, che risuona, nettamente percepibile, alla maniera di un flauto. L´interprete può anche modulare dei suoni contemporaneamente con un abile controllo delle risonanze vocali. Il canto difonico (khöömii) è caratteristico della musica del Tuva e della Mongolia. Originariamente era il canto dei pastori nomadi che si accompagnavano con la dombra, un tipo di liuto a manico lungo con due corde, nel corso delle loro peregrinazioni attraverso steppe e montagne. Il canto difonico è stato poi sviluppato dagli akynes, i bardi dell´Asia Centrale, che ne hanno perfezionato la tecnica e il repertorio. Tuttora essi vengono frequentemente chiamati alle feste e ai matrimoni. Kuular, solista del Tuva (Siberia meridionale), esegue un repertorio di canti narrativi accompagnandosi con l´ygyl (violoncello a due corde, simile al morin huur mongolo) e il chomus (scacciapensieri). Il solista Ivan Chingin esegue canti epici tratti dall´epopea "Altagin Saadak", accompagnandosi con lo scoor (flauto) e il topsciuur (liuto a due corde).

 

I "MUGAM" DELL'AZERBAIGIAN (AZERBAIGIAN)

L'Azerbaigian, diviso in due aree geo-politiche, l'Azerbaigian caucasico e l'Azerbaigian persiano, è abitato da popolazioni del ceppo turco originarie dell’Asia centrale. Gli ashug azeri, come gli ashik turchi e armeni (il termine in arabo significa “amante”), sono cantastorie che interpretano per tutto il paese le antiche storie epiche e i canti di festa, accompagnandosi con il saz (liuto a manico lungo). L’attività del khanande (cantore di musica colta) è invece intimamente associata alla poesia classica e rappresenta la musica classica dell’Azerbaigian. La musica dell’Azerbaigian è di tipo modale ed omofonica, ed appartiene alla cultura musicale mediorientale. Le forme musicali azere sono il tasnif, canzone in versi dalla linea melodica sottile, e il mugam (pl. mugamat), che si riferisce a un modo musicale come il makam turco e il maqam arabo, ma indica anche una suite, che alterna brani strumentali ad improvvisazioni vocali, eseguita un piccolo gruppo di musicisti (sazande). I motivi melodici associati alla danza (reng) costituiscono un repertorio a sé stante. Il gruppo di musicisti (sazande) è composto tradizionalmente da un suonatore di tar (liuto a manico lungo), un suonatore di kemânche (violino ad archetto) e un suonatore di daf (tamburo a cornice) che molto spesso è anche il cantante (khanande). Il mugam inizia con un preludio strumentale, eseguito dal tar e dal kemânche, e continua con una sequenza di brani vocali interrotti da alcune improvvisazioni strumentali. I canti e le musiche sono eseguiti dal trio composto da Arif Babaev Imran, Aliev Gabil Mustapha e Bairamov Gabibula.

 

ORCHESTRA TRADIZIONALE "SHASHMAQOM" (UZBEKISTAN)

La musica colta dell'Uzbekistan, come anche del Tadjikistan, è rappresentata dal Shashmaqom (“sei maqam”) che – come il mugam dell’Azerbaijan e i muqam degli Uighuri - consiste di composizioni vocali e strumentali dette makom (il termine deriva dal maqam arabo, ma con significato diverso). I sei maqam sono chiamati con i nomi dei modi della musica classica persiana: buzruq, rast, nava, dugah, segah e iraq. Il maqam inizia con un preludio strumentale al quale seguono brani cantati da un solista o da un piccolo gruppo corale, intonati sui poemi di Navoï (XV sec.) e di Babûr Shâ (XV-XVI sec.). La sezione ritmica si basa sulla doira, grande tamburo munito di anelli all'interno. I fiati sono rappresentati dal nay (flauto diritto), dal surnay (oboe), dal karnay (tromba che raggiunge i tre metri di lunghezza). I loro nomi derivano dalla parola nay che significa "canna" (e quindi flauto). Gli strumenti a corda più comuni in questa regione sono il ghigiak (violino a tre corde suonato con l'arco), il setar (liuto a dieci corde), il dutar (liuto a due corde) e il tchanghe (strumento tradizionale a corde triple metalliche di forma simile a una zucca). Il canto può essere effettuato secondo norme e stili differenti. Il katta-achula, diffuso nella valle di Fergana, si caratterizza per le melodie improvvisate da due cantori, che modulano le loro voci mettendo di fronte alla bocca un piatto tenuto con una mano. In Asia Cenrale furono situati diversi centri di teoria musicale musulmana; Al Farabi nacque probabilmente nel Turkmenistan e il teorico del secolo XI Ibn Sina (conosciuto in Occidente come Avicenna) fu educato a Bukhara. Queste due figure costituiscono l'inizio di una lunga serie di eruditi che contribuirono al progresso della teoria musicale musulmana; ma di maggior importanza per la tradizione della musica colta centroasiatica fu l'opera di Kaubaba (m.1526) che realizzò un'analisi di Shashmakon, la collezione fondamentale delle suites makom su cui si sono basate tutte le interpretazioni moderne della musica classica tadjica e uzbeka. Il gruppo ospite della rassegna prende il nome da questo repertorio tradizionale. L’orchestra tradizionale Shashmaqom creata nel 1977 presso la Casa della Cultura del distretto di Pastargom nella regione di Samarcanda, comprende 23 musicisti. Costoro sono gli eredi dell’arte musicale dei bastakhor, depositari della tradizione musicale uzbeka. Shashmaqom è allo stesso tempo il nome del genere musicale e il nome del gruppo che lo interpreta, diretto da Ouigune Boutaev e Erikin Tojiev.

 

 

WEBMASTER:

atomomob.gif (7704 byte)

  FLOG   MultiMedia

 

Inviare a flogmm@tin.it un messaggio di posta elettronica contenente domande o commenti su questo sito web.