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KANGEVE DHE VALLEVE
POPULLORE (ALBANIA)
La popolazione albanese, o shqipëtarë, discende dagli Illiri, uno
dei popoli autoctoni più antichi della penisola balcanica; è divisa
in due etnie:che parlano dialetti diversi: il ghego a nord e il
tosco a sud del fiume Shkumbini. La musica albanese è distinta in
due generi fondamentali: il genere lirico, comprendente ninne-nanne,
canti e poesie infantili, canti d´amore, versi improvvisati,
"burleschi" satirici, canti di nozze, brindisi, elegie, canti
funebri, e il genere epico-storico legato all´interpretazione del
passato albanese, alla celebrazione di temi patriottici e della
storia nazionale. Le liriche che accompagnano il lavoro agricolo o
quelle dedicate alla pastorizia e all´artigianato, mantengono
l´antica eredità della tradizione sia nei testi che nello stile di
canto, in particolare, in quei canti rituali legati alle feste
stagionali che rievocano quelle degli avi pagani e che si tramandano
di generazione in generazione. Nel genere epico, le ballate e i
canti degli eroi leggendari, le antiche rapsodie composte durante
l´occupazione turca, la più lunga e opprimente nella storia del
paese, si fondono con temi più attuali, sviluppando la continuità
storica nei canti degli esuli e di lotta per l´indipendenza. Grande
interesse riveste la polofonia vocale, caratteristica dell´area
meridionale abitata dai Toskëri e dai Labëri. La forma polivocale è
di carattere contrappuntistico con i solisti che intrecciano le loro
voci su un bordone (kaba) eseguito da un piccolo coro, mentre lo
stile differisce a seconda del sesso (grarishte, canto femminile;
djemurishte e pleqërishte, canto maschile) e dell´età (djemurishte,
per i giovani, pleqërishte, per gli anziani). L´emissione della voce
assume particolari intonazioni nei canti majekrahi dei montanari
settentrionali, ma soprattutto nelle esecuzioni polifoniche
dell´Albania sud-occidentale, caratterizzate dai rapidi passaggi di
una voce dal registro di petto a quello di testa. Nella danza
tradizionale albanese le donne e gli uomini danzano separatamente e
le danze miste sono sempre state piuttosto rare, anche all´interno
di una stessa stirpe. La distinzione di età si attua nel repertorio
coreutico con la distinzione in danze degli anziani, dei fanciulli
delle spose, dei giovani. Nell´Albania del nord e nella regione del
Kossovo sono particolarmente in uso danze individuali e a coppie,
mentre nell´Albania del sud sono più diffuse danze collettive con
più di 4 partecipanti. Queste danze collettive hanno perlopiù una
forma semplice, costituita da uno schieramento in linea retta, come
nelle danze umoristiche dei kapuç (copricapi) o dei filxhan
(tazzine) o nella danza rreshtore (lineare), in fila, di cui è
esempio la tërkusalle degli Arbëreshë. Oltre a queste, ci sono danze
composte da due file di ballerini, opposti l´uno all´altro ed
accompagnate dai canti. La forma più comune è la rrotullore (in
cerchio), diffusa in tutte le regioni albanesi e anche presso le
comunità albanesi di oltre confine. Nelle danze popolari albanesi i
passi e le figure sono completati da gesti e da espressioni mimiche
del volto. Non mancano neppure elementi acrobatici, come per esempio
nella danza chiamata kullë e gjallë (torre vivente), che viene
eseguita da un cerchio di danzatori, stretti fra loro a braccio a
braccio, che reggono sulle spalle un altro gruppo di danzatori. In
alcune danze la musica è cantata dai ballerini stessi e spesso
rievoca usi e costumi antichi. In Albania settentrionale esiste
invece un tipo di danza, chiamata vallet e longut (danza dello
spiazzo), che viene eseguita in completo silenzio, senza
accompagnamento musicale: il ritmo viene scandito dal corpo stesso
dei danzatori.
CANTO E MUSICA
TRADIZIONALE DELLA SVEZIA: T.Eriksson, G.Hakansson e
L.Willemark
Per comprendere la tradizione musicale popolare della Svezia è
necessario considerare che, in un paese di grandi distanze e con
bassa densità di popolazione, i grandi agglomerati urbani, dove si
sviluppano il professionismo e l´arte della composizione musicale,
hanno avuto un´influenza ridotta rispetto alle vaste aree rurali e
al sistema dei piccoli villaggi. Il sistema sociale della comunità
contadina ruotava intorno al fäbod (da "fä"= mucca e "bod"=capanna,
pl. fäbodar), una sorta di malga, di piccola fattoria agricola di
montagna ove da tempi remoti le comunità della Svezia centrale e
settentrionale portavano mucche ed altro bestiame al pascolo estivo,
producendo latte, formaggi, e altri derivati caseari. Di solito i
fäbodar distavano da 10 a 30 miglia dal villaggio. La musica era un
fattore rilevante nell´organizzazione del lavoro di queste fattorie.
Utilizzando segnali musicali, le donne tenevano insieme i greggi e
mantenevano i contatti con altri fäbodar più lontani. Tali segnali e
richiami venivano lanciati soffiando in corni di vacca o di caprone
e potevano essere uditi per molte miglia. Esistevano anche richiami
vocali per le greggi, eseguiti con una tecnica altamente
specializzata, e ciascun inserviente del fäbod imparava tale
tecnica, mentre non tutti riuscivano a padroneggiare l´uso del
corno. Da queste tecniche funzionali al lavoro quotidiano si è
sviluppata una musica che, per le sue antiche origini e per la sua
distribuzione su vaste aree, ha impresso le sue caratteristiche su
tutti gli altri tipi di musica popolare esistenti in Svezia. Il
violino (fiddle), introdotto intorno alla metà del XVII secolo da
sei violinisti francesi impiegati come musicisti di corte, si
diffuse praticamente ovunque in Svezia, sostituendo l’allora
strumento folklorico principale: la cornamusa; il violino, a sua
volta, è stato soppiantato, alla fine del XIX secolo, dall´organetto
diatonico. Il fiddle non presenta apprezzabili differenze rispetto
al violino. Esso non presenta, a differenza del violino norvegese
hardingfela, corde di risonanza o di simpatia. Viene suonato,
d´altro canto, in "scordatura", vale a dire con altre accordature
rispetto a quella standard in quinta. Altri strumenti tradizionali
sono la nyckelharpa, viella ad archetto (imparentata alla ghironda),
considerata lo strumento nazionale svedese. Sul manico e sulla parte
superiore del corpo dello strumento è posto un sistema di chiavi con
le quali, agendo con le dita della mano sinistra, si varia la
lunghezza delle corde, che sono 4 o 5 principali più un numero
variabile che vibra per simpatia, oltre un bordone. Tali corde
vengono sfregate da un archetto tenuto con la mano destra. La
nyckelharpa proviene dall´area della provincia di Uppland, circa
novanta miglia a nord di Stoccolma. Molto comune un tempo era anche
la cornamusa, che assomiglia ai tipi presenti nei paesi baltici per
la costruzione estremamente semplice e la presenza di una sola canna
di bordone. La sträkharpa, lira incurvata tipica delle regioni
baltiche, affine al gallese crwth. Infine, nell´organologia svedese
troviamo l´organetto diatonico, la cui popolarità divene
considerevole nella seconda metà del XIX secolo, quando nuove danze
e nuovi tipi di melodie raggiunsero il paese, guadagnandosi
stabilmente un largo seguito. Valzer, scottisch e hambo
costituiscono infatti una larga parte del repertorio musicale
svedese per la danza. Il trio di musica tradizionale svedese è
formato da Thomas Eriksson e Göran Hakansson, nati entrambi nel 1960
nella provincia di Värmland, che suonano ambedue il violino, ma
Thomas utilizza anche la nyckelharpa, e da Lena Willemark, nata nel
1960, proveniente da Evertsberg, nella provincia di Dalarna, che
dalle vecchie generazioni di violinisti e cantanti ha appreso le
tecniche vocali e strumentali (fiddle e cornamusa), oltre ai
richiami ad alta voce per raggruppare le greggi.
CEOLTOIRI
DUCASACH (IRLANDA)
L´Irlanda possiede un ricco patrimonio musicale che affonda le
radici nella tradizione musicale celtica (gaelica). Numerosissime
sono le melodie strumentali, composte da arie (slow airs o fonn mall)
e marce processionali (slow marches), interpretate con la uillean
pipe, e vasto anche il repertorio vocale delle ballate (ballads) in
gaelico, trasmesse oralmente, in epoca medievale, dai bardi (filidh),
che come i troubadors e i minnesanger vagavano di corte in corte
cantando leggende di re, eroi, cavalieri e donzelle, di fiabe con
folletti e gnomi (leprochauns), accompagnati dall´arpa celtica (clairseach).
Questa tradizione durò fino al XVII secolo, quando l´aristocrazia
celtica cominciò a decadere e si sciolse l´antico ordine gaelico.
Gli inglesi di Lord Marlborough cercarono di vietare l´uso di
qualunque strumento in Irlanda (EIRE in gaelico), applicando tasse
pesantissime sulla costruzione e sul commercio delle arpe, dei
violini, delle cornamuse, divieto peraltro eluso dagli Irlandesi che
risposero sviluppando l´uso della voce ad imitazione degli
strumenti, il cosiddetto "puirt-a-beul", ed utilizzando insieme ad
essa degli strumenti poveri, in genere di tipo percussivo, come
cucchiai, ossa o legnetti battuti tra loro o su superfici solide.
Estremamente variegato è anche il repertorio di danza, che si basa
su due tipi di balli collettivi, la jig (6/8) con la sua variante
slip/hop jig (9/8), e le reels (2/4 o 4/4), nonchè su di un tipo di
ballo solistico, la hornpipe, che prende il nome da una cornamusa
diffusa nei paesi celtici fino dal XIII secolo. Capostipite degli
strumenti dell´"isola verde" è l´arpa celtica (clairseach), simbolo
dell´Irlanda. Accanto a questo antico strumento hanno poi trovato
posto il violino (fiddle), svariati tipi di percussione tra cui il
bodhran (pron. "bauran"), grande tamburo a cornice percosso con una
bacchetta di legno, la uillean (pron. "ilan") o union pipe, sorta di
zampogna con il chanter (canna melodica) a 9 fori munita di doppia
ancia, alimentata per mezzo di un soffietto, e provvista di tre
bordoni (drones) e tre regolatori (regulators), o canne con chiavi,
che emettono un suono solo quando le canne vengono premute. Il
modello attuale, uno dei più sofisticati tra le cornamuse, erede di
uno più semplice ed antico, che arrivò in Irlanda all’inizio del
XVIII secolo, raggiungendo la forma attuale negli anni attorno al
1890, e determinando il rapido declino dell’arpa. Dagli ambienti
cortigiani, da cui il nome di gentlemen pipers, passò ai tinkers
(suonatori erranti), e si delinearono due stili: parlour style e
traveller style. Nello stesso periodo si diffuse, con un processo
simile a quello avvenuto nel resto dell´Europa, la concertina,
piccola fisarmonica esagonale. Il sean nòs (lett. “vecchio stile”) è
un tipo di canto tradizionale privo di accompagnamento strumentale,
derivante in parte dalla tradizione bardica che andò dissolvendosi
nel XVII secolo, in seguito allo scioglimento dell’ordine gaelico. I
Celtoiri Ducasach includono: Mìcheàl O´Ceannabhàin (canto sean-nòs),
Pàdraic O´Ceannabhàin (flauto e whistle), Sèan P. McKiernan (uillean
pipe e whistle), O´Drisceoil (concertina), Vincent Milne (fiddle) e
Màire Nì Hìarnàin (danza).
CONCERTO POPOLARE
ITALIANO: Le Casciane (ITALIA)
Le Casciane sono quattro donne di Casciana, un paese di trecento
abitanti della provincia di Lucca, che si riuniscono spontaneamente
per cantare. Il repertorio e lo stile sono quelli della zona in cui
Cascina si trova, la Garfagnana. Questa regione appartata nell´alta
Valle del Serchio si presenta come luogo di confluenza di culture
diverse e mantiene vivi caratteri linguistici e musicali che
connotano i suoi antichi rapporti con lombardi ed emiliani. Il
repertorio de Le Casciane comprende: ballate classiche, i cui temi
trovano spesso riscontro in analoghi canti di gran parte dell´Europa
romanza; canti narrativi del repertorio dei cantastorie; canti
lirici; balli cantati (stornelli usati per ballare in mancanza di
suonatori); filastrocche; ninne-nanne e canti di poesia popolare
religiosa.
TENORES DE
BITTI (ITALIA)
Il canto a tenores, tipico dell’area barbaricina, è una delle
forme polivocali tradizionali più affascinanti del Mediterraneo. Di
origine antichissima e misteriosa, così come l’origine stessa del
popolo sardo e delle sue ricchissime tradizioni musicali, ancora
oggi sopravvive nella sua forma e nel suo repertorio canonici.
Quattro sono le voci: ‘oghe, mesa ‘oghe, contra e bassu. Impiegando
il loro timbro gutturale ed usando le inconfondibili modulazioni, i
tenores interpretano mutos, ottave, battorinas, terzine, canzoni a
ballo e rime improvvisate seguendo uno schema in cui la voce
conduttrice (‘oghe) svolge il motivo melodico mentre le altre voci
intervengono subito dopo con un modulo musicale caratterizzato da
una forte scansione ritmica su sillabe prive di senso logico ("bim-ba-rà",
"bim-bo-rò"…). Seppur sempre più raramente, talvolta questo tipo di
canto viene usato come supporto ritmico per alcune danze popolari (ballu
tondu o ballu sardu); in generale va rilevato che l´organetto
diatonico ha sempre più sostituito le voci in questa funzione.Il
Tenore Remunnu ´e Locu di Bitti nasce nel 1974 ad opera di Daniele
Cossellu (mesu oghe) Tancredi Tucconi (contra) e Piero Sanna (oghe).
In quello stesso periodo il gruppo ha assunto la denominazione di
Remunnu e Locu in onore del poeta satirico Raimondo Delogu vissuto
nella seconda metà dell’ottocento nel rione di Cadone. Ai tre, nel
1994, si è aggiunto il giovane basso Mario Pira, che si era fatto le
ossa in un altro gruppo locale; sostituiva Salvatore “Battore”
Bandinu, costretto a lasciare il gruppo per motivi di salute. Il
gruppo nel 1976 produce il suo primo lavoro; due anni dopo effettua
la sua prima tournèe all’estero a Vienna ma le esibizioni oltre
confine si moltiplicano negli anni ottanta: Svezia, Danimarca,
Newport negli Stati Uniti, per le imprese di Azzurra nell’America’s
Cup, Texas, Argentina, Australia per “Far away wave”, Iraq promossi
dal Centro Flog per il festival Babilonia. Poi l’incontro con il
jazz di Ornette Coleman e con Peter Gabriel che nel 1995 li fa
debuttare (primo gruppo italiano) nei prestigiosi festival Womad.
REBETIKO
TSARDI (GRECIA)
La parola "rebetika" è probabilmente di origine turca ma di
etimologia sconosciuta; merita considerare l´interpretazione che
l´associa metaforicamente al greco antico rendomai: essere
variabile, agire a caso. Infatti l´improvvisazione, sia dei testi
che delle melodie, ha un ruolo molto importante nella tradizione
musicale rebetika. Sottoproletari emarginati, disoccupati o
professionisti della malavita urbana, abituati a vivere di furti,
contrabbando e prostituzione, i mangas o rebetes fecero la loro
prima comparsa nei centri urbani della Grecia verso la fine del XIX
secolo, anche se la prima applicazione ufficiale del termine "rebetiko"
risale solo al 1920, all´epoca delle prime registrazioni su disco.
Malgrado le leggi proibissero la vendita e il consumo di hascisc, i
rebeti si ritrovavano la sera in piccole fumerie clandestine. Nel
corso della notte c´era sempre qualcuno che, imbracciato uno
strumento, iniziava a improvvisare, seguito poi da altri compagni.
La melodia si appoggiava sulle scale modali del dromos, un
equivalente del maqam arabo; al canto seguiva poi la danza,
individuale come lo zeybekiko o a coppie, come il khassapiko. Nel
corso degli ultimi anni la musica rebetika è diventata oggetto di
studio per intellettuali, ricercatori, "rebetologi" come dicono in
Grecia. Molte decine di volumi sono stati consacrati alla musica dei
mangas e alla vita dei rebeti. I compositori contemporanei scrivono
canzoni "neo-rebetike" ispirandosi ad un repertorio ancora inedito.
Infatti le ristampe dei vecchi 78 giri si fanno col contagocce e non
riguardano sinora che quelle canzoni in cui non si parla né di
hascisc, né di fumerie, né di prigione. I pochi musicisti rebeti
ancora in vita evitano nei concerti di interpretare quelle canzoni
di vita marginale e ribelle che li rese famosi ma anche perseguitati
con ogni mezzo dalla società e dalla polizia. Lo strumento simbolo
della musica rebétika è il buzuki (o bouzoùki), accanto al baglamàs,
di cui rappresenta una versione di minori dimensioni. Il bouzouki è
un liuto a manico lungo con quattro paia di corde molto diffuso in
Grecia negli ambienti “tavernicoli”. Nella forma originaria aveva
tre paia di corde ed era simile al saz turco, ma il virtuoso greco
Manolis Hiotis aggiunse il quarto paio di corde nei primi anni
Cinquanta, una modifica che divenne standard negli strumenti
costruiti successivamente. Allo stesso tempo, la vecchia tastiera
con cui si potevano eseguire melodie sui modi arabi, venne
sostituita da una tastiera di tipo chitarristico, adattabile alla
scala diatonica occidentale. I tre musicisti del gruppo Rebetiko
Tsardi, Yorgos Tzortzis (canto e baglama), Nikos Syros (canto e
buzuki o bouzoùki) e Christos Spourdalakis (chitarra), tentano
invece di far rivivere il repertorio rebetiko più autentico, più
dimenticato, interpretando esclusivamente le canzoni del loro mondo:
la fumeria, la taverna, la prigione.
MARIA DA FE' E MACHADO SOARES (PORTOGALLO)
Il fado (lett. “fato”) è un tipo di canzone urbana, sorto nei
caffé di Lisbona, che conserva l´impronta di contributi diversi e
lontani, come quello del folklore luso-brasiliano (modinha), e che
per molti tratti si affianca alla musica rebetika, al blues, e al
tango. Oggi è eseguito soprattutto come musica da caffé, nei
quartieri popolari e nell´ambiente del porto. I temi del fado sono
melanconici e tristi, raccontano le pene d´amore, le passioni, gli
avvenimenti drammatici, incentrati spesso sui temi del destino
(destino), della passione (paixao), della nostalgia (saudade) e del
fato (fado). Questa caratteristica malinconica è più evidente nel
fado di Coimbra, meno duro, aggressivo, amaro di quello di Lisbona.
Il canto è accompagnato prevalentemente da strumenti a corda: la
guitarra portoghese (a 10 o 12 corde) e viola (chitarra spagnola).
MUSICA
TRADIZIONALE DI BRETAGNA E D'AUVERGNE (FRANCIA)
Auvergne: Gruppo "Cherchapais", suonatori di ghironda La ghironda
è uno strumento a corda che genera il suono per sfregamento, come il
violino, la viola o il violoncello, ma in luogo dell´arco ha una
ruota mossa da una manovella e friziona le corde dalla parte
inferiore. Premendo i tasti di una tastiera posta sulla cassa, si
varia la lunghezza delle corde, producendo le diverse note. Le corde
sono in parte destinate alla melodia e in parte a produrre un suono
continuo, di bordone. Di origine medievale, essa passò dalla pratica
musicale colta a quella popolare. Strumento tipico dei cantori di
strada, la ghironda ha avuto grande diffusione in tutta l´Europa.
Per il suo carattere di strumento a bordone, si dimostrò adatta a
sostituire la zampogna, precorrendo in questa funzione l´organetto e
gli altri strumenti moderni ad ancia e a soffietto. Tuttavia in
Alvernia (Auvergne) la ghironda è stata accoppiata alla cornamusa
locale, la cabrette, di solito per accompagnare la bourrée, il ballo
più diffuso, ed altre danze. In tal caso, il bordone della cabrette
viene escluso per essere sostituito da quello della ghironda. Questo
strumento non vede però limitato il suo campo d´uso alla danza,
essendo utilizzato anche per accompagnare il repertorio vocale,
nonché in funzione solistica. Bretagna: P. Molard (biniou), J. Le
Bihan (bombarde), E. Marchand e L. Jouin (canto) Armor, ´Terra del
Mare´ (da ar, ‘sopra’ e mar, ‘mare’) per gli antichi Galli che vi si
installarono intorno al VI secolo a.C., la Bretagna mantenne tale
nome, nonostante la colonizzazione romana, fino ad una nuova
immigrazione di tribù celtiche, nel 460 d.C. Essi le dettero
l´attuale nome, e le sue caratteristiche culturali, profondamente
sentite e fonte di ricorrenti rigurgiti di tipo indipendentistico,
volti a rivendicare l´autonomia culturale e linguistica del popolo
bretone. Estremamente diffusa, la pratica del canto, della danza,
della musica è ancor oggi viva in molte parti della regione,
trovando il proprio apice nelle fest-noz (“festa notturna”), grandi
feste che si protraggono per notti intere, fino all´alba del giorno
successivo, simili ai ceilidh irlandesi. La rappresentazione
musicale più importante durante una fest-noz è il kan-ha-diskan
(“canto e discanto” o “canto e controcanto”), forma di canto per la
danza tipicamente bretone eseguita da due voci senza accompagnamento
strumentale: la prima voce (kaner) intona una strofa, la seconda (diskaner)
la riprende a partire dall´ultima frase e prosegue con la seconda
strofa, e così di seguito, secondo tale struttura alternata. Lo
stesso tipo d´impostazione si ritrova nei duetti per bombarde e
biniou (couple de sonneurs), un duo simile alla coppia
piffero-zampogna dell’Italia centromeridionale. Il biniou è una
cornamusa con una canna del canto e un bordone, separati. La
bombarde è un oboe popolare ad ancia doppia, intonato un´ottava
sotto alla canna del canto della cornamusa. In Bretagna sono in uso
anche veri e propri complessi, le bagad (“bande”), formati da
bombarde, binious e tamburi.
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