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BRUNO PEDROS & TOMAS
DE LOS REYES (SPAGNA)
Bruno Pedros è un giovane chitarrista napoletano, virtuoso dello
strumento, consacrato come interprete della tradizione gitana
spagnola, il flamenco. Comuni origini culturali legano il flamenco a
tutto il mondo musicale mediterraneo e così, dopo accurati studi
classici, il chitarrista ha scelto di vivere in Spagna per studiare
con i maestri della tradizione flamenca come Manuel Cano e Manolo
Santucar. Tomas De Los Reyes invece è un giovane musicista zigano
che, originario della Spagna, si è stabilito in Italia. Recuperando
antichi brani della tradizione, egli propone inoltre elaborazioni
nuove e composizioni proprie.
PURO SINTO
(FRANCIA)
Puro Sinto è un insieme composto da sette musicisti e fondato nel
1948 dal contrabbassista del gruppo, Hojok Merstein, uno dei
patriarchi del popolo zigano della zona di Forbach, presso
Strasburgo. Si tratta di un personaggio che porta sulle spalle e sul
palcoscenico tutta l'avventura zigana, e la sua spontaneità nel
suonare ne fa un grande artista sensibile e appassionato. Puro Sinto
offre un repertorio musicale principalmente composto dalla
tradizione ungherese e quel misto di musica zigana e jazz detto, in
Francia, "stile manouche". La parola "manush" deriva dal vocabolo
sanscrito "manusa" che significa "uomo". I manush sono forse i
discendenti dei primi gruppi di zingari giunti in Europa Occidentale
tra il XV e il XVI secolo e hanno le loro sedi in Francia, Alsazia,
Olanda, Germania e Italia. A Tolone, nel 1931, un certo Django
Reinarhdt ascolta per la prima volta alcune registrazioni di Duke
Ellington e Louis Armstrong e dopo questa scoperta sconvolgente, il
musicista, ancora un girovago che suonava i successi del momento nei
caffé e nei locali francesi, si trasforma in uno dei grandi geni
musicali di questo secolo. Con Django, una nuova energia creatrice
musicale pervade molte generazioni di artisti zigani e ancor oggi
(Puro Sinto ne è l'esempio più evidente) i musicisti manouche sanno
conservare lo spirito e il virtuosismo del loro grande maestro.
LA CAITA (SPAGNA)
A rappresentare il flamenco gitano a MUSICA DEI POPOLI è Maria
del Carmen Salazar "la Caita" (cantaora) con il suo gruppo di musica
e danza flamenca formato da Juan Salazar e Antonio Silva alla
chitarra, David Vega Salazar e Alessandro Vega Aricon al battimani (palmas)
e David Silva alla danza.
IL TARAF DI
HAIDUK: I LAUTARI DI CLEJANI (ROMANIA)
"Lautar" (pl. lautari) è il musicista professionista o
semi-professionista della tradizione popolare rumena. Il nome deriva
da lauta che significa liuto. Oggi il lautar è quasi sempre un
suonatore di violino e costituisce la guida di un piccolo complesso
strumentale formato da tre o quattro elementi detto taraf. Le
canzoni sono spesso precedute da un’improvvisazione strumentale
chiamata taksim. I lautari (generalmente zigani) si esibiscono in
occasioni festive inserite nella vita sociale del villaggio, come
matrimoni e altre cerimonie. I Lautari di Clejani (Valacchia), che
appartengono al clan zigano dei Kaiderash, sono noti per la loro
abilità di strumentisti e per essere, ancora oggi, i custodi
indiscussi della grande tradizione del canto epico-narrativo che
tanto ha affascinato, in questo secolo, i primi studiosi di musica
popolare (come l’etnomusicologo Constantin Brailoiu). Clejani,
grande villaggio della Valacchia a sud-est di Bucarest da dove
proviene questo straordinario gruppo di artisti, è uno dei maggiori
feudi musicali del Paese, e in questa regione, più che altrove, gli
Zigani rumeni hanno acquisito, grazie alla loro musica, una notevole
rispettabilità e considerazione sociale. Gli strumenti che
tradizionalmente accompagnano i canti dei lautari sono: il violino,
la cobza, il kaval, il cimbalom, a cui si sono aggiunti
posteriormente il contrabbasso e la fisarmonica. La cobza è un liuto
a manico corto, con 8 corde raggruppate in cori doppi,
caratterizzato da una forma a mandorla in cui la cassa armonica e il
manico formano un corpo unico. Il kaval è un flauto ad imboccatura
semplice, a 7 o 8 fori, di cui uno posteriore. Il cimbalom (tsambal)
è un salterio di forma trapezoidale dotato di 35 cori di corde che
passano sopra 5 file di ponticelli.
MAKULA
DEL CLAN OLAH (CECOSLOVACCHIA)
Bela Bartok, in una famosa conferenza del 1931, cercando di
analizzare la musica zigana del suo paese, affermava che la musica
proposta dagli Zigani al pubblico non zigano, altro non è che una
forma contaminata di musica ungherese; e aggiunge: «Esiste, a dire
il vero, un'autentica musica zigana: sono i canti in lingua zigana
cantati dagli zingari dei villaggi. I loro musicisti non li suonano
mai in pubblico». La partecipazione ad un festival dell'ensemble
Makula è forse il primo tentativo di infrangere quella impenetrabile
barriera (che sembra dividere il mondo zigano, la sua cultura, dal
resto del mondo) a cui Bartok alludeva. Si tratta, infatti, di un
gruppo completamente vocale dove gli strumenti di accompagnamento
sono sostituiti da voci ritmiche, suoni gutturali, dallo schioccare
delle dita e da voci in falsetto. E' l'autentico canto zigano per
gli Zigani, riproposto per un pubblico essenzialmente gadjo (non
zigano). Il gruppo proviene dalla regione di Presov in Slovacchia,
in cui vive una numerosa comunità zigana rimasta molto fedele, nel
corso dei secoli, ad una tradizione e ad uno stile di vita assai
diverso da quello di altre comunità. Essi infatti, non avendo mai
scelto il mestiere di musicisti nomadi, hanno saputo conservare
forse meglio di altri la propria tradizione musicale, quasi
esclusivamente legata al canto. In Cecoslovacchia abitano un numero
maggiore di Zigani che in qualsiasi altro Paese d'Europa: sono
stimati circa 250.000 (1,7% della popolazione) e, nonostante i
tentativi per agevolare il loro stabile inserimento
nell'organizzazione sociale, sono rimasti per lo più nomadi.
MUSICA DEI
NAWAR (EGITTO)
Gypsy (o gipsy), vocabolo anglosassone che significa «zingaro»,
deriva da «Egyptian». In Egitto esistono una decina di clan zigani
differenti e i Nawar (che appartengono al clan dei Masalib) sono
noti per la loro abilità nel suonare il rabab (violino a due corde
di crine di cavallo suonato ad archetto, con una cassa armonica
costituita da una noce di cocco su cui è tirata una pelle di pesce).
Il loro repertorio comprende componimenti d'amore e di festa, ma
anche molti canti epici ove raggiungono grandi livelli d'intensità
narrando, per esempio, le vicende che hanno accompagnato le
migrazioni delle tribù beduine nella prima metà del X secolo. Questa
grande epopea sarebbe forse scomparsa, senza i bardi zigani che, per
tradizione orale, l'hanno tramandata fino a noi. Ancora una volta,
paradossalmente, gli Zigani si sono fatti depositari della cultura
tradizionale beduina che pur li esclude sul piano etnico-sociale. Il
gruppo Nawar, interprete della tradizione musicale zigana d'Egitto,
comprende anche una danzatrice (ghawazi) con nacchere bronzee,
anch'essa appartenente allo stesso clan, considerata una delle più
autentiche rappresentanti della "danza del ventre" (raqs sharqi). Il
Cairo accoglieva una miriade di danzatrici e musicisti zigani, fino
a quando, nel 1834, furono tutti espulsi per oltraggio alla pubblica
morale dal Sultano Mohamed Ali e relegati, fino ad oggi, in Alto
Egitto. Il costume delle danzatrici, il modo di acconciarsi i
capelli, l'abbondanza degli ori e delle scintillanti paillettes, per
quanto modificata nel corso di questo secolo, è ancora molto simile
all'immagine che l'iconografia egiziana ci tramanda sin
dall'antichità.
FRATELLI FERRE
(FRANCIA)
La famiglia Ferre è stata, per molte generazioni, strettamente
legata alla musica tradizionale manouche. Metelot Ferre ha lavorato
a lungo con Django Reinhart. Perfetto padrone di questo stile
musicale, la sua musica possedeva inoltre una forza emotiva che
faceva di lui uno dei musicisti più stimati ed apprezzati dalle
comunità zingare. Dopo la sua recente scomparsa, i due figli Boulou
e Elias portano avanti questa importante testimonianza della cultura
manouche. Boulou, abituato alla scena dalla prima infanzia (a suo
tempo fu considerato un bambino prodigio per la sua bravura) suona
da anni insieme al fratello Elias, conservando l'eredità di Django e
sviluppando negli ultimi anni anche uno stile proprio, raffinato,
che non concede niente ai facili virtuosismi e che ha saputo evitare
la freddezza, spesso troppo tecnica, dei chitarristi americani.
Conosciuti dai più grandi musicisti di jazz (hanno infatto suonato
spesso con John MacLaughlin e Paco De Lucia), hanno saputo trovare
una nuova identità al jazz manouche che rischiava di perdersi nella
memoria. Il suono delle loro chitarre evoca nel pubblico il ricordo
e il calore delle vecchie tradizioni.
MUSICA DEL RAJASTHAN
E DANZE TERATALI (INDIA)
Il Rajasthan, il paese dei principi indiani Rajputs situato
nell’India nord-occidentale, è considerata la patria d’origine di
tutti i popoli zingari sparsi nel mondo. Là vivono tribù nomadi di
fabbri e forgiatori (Sindh) che costituirebbero il nucleo originario
dei Rom. Queste tribù delle valli del Sind sono ancora oggi
depositarie di una rilevante cultura musicale proposta solitamente
nel corso di cerimonie religiose o feste popolari durante gli
spostamenti senza fine di villaggio in villaggio. Gli artisti di
professione sono spesso invitati a matrimoni, funerali, ricorrenze
religiose e feste private e la loro presenza si rivela necessaria
per la loro riuscita. I cantastorie del deserto del Thar, ove vivono
ancora popolazioni nomadi, sono noti per la loro arte e apprezzati
in tutta l´India. Anche la danza è praticata in molti stili diversi
dalle popolazioni del Rajasthan, sia come momento di festa, sia per
il culto politeista, fra cui Krishna è particolarmente venerato. I
cinque musicisti e le due danzatrici che formano il gruppo, sono
artisti molto noti nel loro paese dopo la pubblicazione di numerosi
dischi e dalle tournée in Europa, acquistando una certa notorietà
anche in Occidente. Il Teratali è una rappresentazione con canti e
danze, eseguite dalle donne del Rajasthan, basate sugli episodi
della vita di Krishna. Le due danzatrici, appartenenti alla casta
dei Sapera (la casta degli incantatori di serpenti), eseguono una
serie di danze sedute, in cui fanno tintinnare ritmicamente dei
piccoli cimbali (mangira), di cui sono adornate. L’espressione
corporea è affidata ai movimenti delle braccia e della parte
superiore del corpo, mentre l´espressione del viso, contrariamente
alla danza classica o popolare dell´India, resta in un certo modo
distaccata e lontana, come a sottolineare il carattere devozionale
dei movimenti. La danza è accompagnata da tabla, punji e sarangi
(violino del Rajasthan); La danza Teratali è ancora oggi un rituale
di venerazione di Ramdeo, un curioso santo del XVI secolo che, in
una società organizzata per caste, predicava l´uguaglianza fra tutti
gli esseri umani e la possibilità del riscatto spirituale per tutti,
anche per gli appartenenti alle caste più basse che nell´ordinamento
socio-religioso indiano non vi avevano accesso. Ancora oggi Ramdeo è
adorato e celebrato come un dio in gran parte dell´India occidentale
e ad esso è dedicata una vastissima liturgia formata da poesie,
racconti, componimenti musicali e danze tra le quali la più
apprezzata è il Teratali.
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