| ODETTA
(STATI UNITI D'AMERICA) Una forza dinamica
della musica folk americana da più di 35 anni, Odetta è nata a
Birmingham (Alabama) ed è cresciuta a Los Angeles, dove iniziò a
studiare canto lirico. Iniziò la sua carriera all'età di 16 anni al
Hungry I e a 18 ani entrò a far parte del coro di una compagnia di
strada; mentre si trovava a S. Francisco, scoprì la musica popolare
e imparò a suonare la chitarra; ben presto cominciò ad apparire nei
folk clubs della zona. La fama di questa carismatica donna nera che
componeva e cantava negro folk songs con una voce intensa e
coinvolgente si diffuse rapidamente in tutto il Paese. Negli anni
’50 registrò alcuni album rivoluzionari per diverse case
discografiche, divenendo uno dei principali punti di riferimento per
numerosi giovani artisti, come Joan Baez, Bob Dylan e Janis Joplin.
Durante gli anni ’60 Odetta divenne una delle voci più autorevoli
nell’ambito dell’America’s Civil Rights Movement: nel 1963 marciò a
fianco di Martin Luther King a Selma, cantò per le masse durante la
marcia su Washington e si esibì davanti al presidene Kennedy.
Durante gli anni '70 Odetta si dedicò al teatro, esibendosi in opere
come "The Crucible" di Arthur Miller; è apparsa in televisione con
Harry Belafonte e ha debuttato sullo schermo in "The Sanctuary"
accanto a Yves Montand. Odetta ha ricevuto una laurea honoris causa
dalla Johnson C. Smith University ed il Duke Ellington Fellowship
Award dalla Yale University. Nel 1987 ha ricevuto il Lifetime
Achievement Award dalla Federazione della Carità Protestante e
l'American Eagle Award del Consiglio Musicale Nazionale.Nel 2000
Odetta ha ricevuto la National Medal of the Arts and Humanities da
parte del presidente Clinton.
BETTY CARTER
TRIO (STATI UNITI
D'AMERICA)
Cantante be-bop di formazione (ha sempre dichiarato che la
decisione di diventare una jazz singer le è stata ispirata
dall´ascolto di "Bird", Charlie Parker) con il tempo e l´esperienza
ha maturato uno stile particolarissimo ed unico. Nata a Flint nel
Michigan, ha studiato pianoforte al conservatorio di Detroit,
iniziando a cantare a scuola e in chiesa. Divenuta cantante
professionista, entra a far parte dell´orchestra di Lionel Hampton
(1948-51), per poi continuare ad esibirsi con gruppi a suo nome in
teatri e club. Ha cantato in diverse occasioni con Charlie Parker,
Sonny Rollins, John Coltrane, Dizzy Gillespie, J.J. Johnson, Ray
Charles. Ma è dal vivo che Betty Carter dà il meglio di sé,
modellando e personalizzando qualsiasi brano decida di includere nel
suo repertorio, dagli standard alle composizioni originali,
lanciando la sua inimitabile voce in acuti vibranti o, al contrario,
rallentando il tempo, quasi fermandolo, per poi ripartire con
improvvisazioni brucianti e mozzafiato. Sempre refrattaria a
qualsiasi compromesso commerciale - «...è la più grande cantante
"pura" del jazz» hanno dichiarato, non a caso, Sarah Vaughan e
Carmen McRae - Betty Carter ha fondato negli anni ´70 un´etichetta
discografica indipendente, la Bet-Car, per poter continuare ad
incidere senza essere obbligata a svendere la sua arte. Negli ultimi
anni è stata riscoperta e riconosciuta come "la voce" del jazz
moderno; ha firmato per una grossa major discografica che ha fatto
anche ristampare e reso finalmente disponibili molte delle sue
incisioni passate. Ha vinto il Grammy Award e i suoi ultimi album
sono giunti in testa alle charts jazz di Billboard. Considerata una
delle più grandi cantanti jazz di tutti i tempi, - «...niente
discussioni, prego: Betty Carter è la più grande jazz singer vivente
al mondo...» (Kevin Whitehead, Downbeat Magazine) - Betty Carter si
presenta con un gruppo di "all stars": Geri Allen al pianoforte,
Dave Holland al contrabbasso e Jack DeJohnette alla batteria. E´
forse l´unica cantante che riesce a modulare la propria voce
improvvisando come un vero strumento musicale, e traendo ispirazione
in particolare dalle sonorità del sassofono.
NUSRAT
FATEH ALI KHAN (PAKISTAN)
Il qawwali (termine che significa ‘cantante’, lett. ‘elocuente’,
dall’arabo qaul, ‘dire’, ‘parlare), è il canto devozionale del
misticismo islamico (sufismo). Secondo la tradizione, ebbe inizio
nel XII secolo, quando il santo sufi Hazrat Moinuddin Chisti
cominciò per primo a far opera di proselitismo presso gli Hindu del
subcontinente indiano. La musica devozionale era talmente
meravigliosa che ben presto si rese conto che la maniera che sorgeva
spontanea per pregare Allah era cantare piuttosto che recitare. I
Sufi chiamano sama (ascolto) le riunioni delle confraternite per
ascoltare cantori e musicisti (qawal) e cantare le lodi divine.
Scopo del sama è raggiungere lo hal, stato di estasi mistica che
congiunge l´uomo a Dio. All´origine i qawal appartenevano
essenzialmente a confraternite sufi sciite; oggi però, in India e in
Pakistan, i qawal sono spesso musicisti girovaghi, professionisti
che cantano in pubblico, e i gruppi di qawal non mancano mai alle
feste popolari, perdendo in parte il loro carattere mistico. Il
qawwali è caratterizzato da uno stile fluido e l’alternanza tra
solista e coro, di ripetizioni e improvvisazioni. Il canto
devozionale viene eseguito in occasione dell’anniversario della
morte di uno dei numerosi santi del sufismo, come per una cerimonia
nuziale o semplicemente il venerdì, giorno dedicato alla preghiera
nelle società islamiche. Nusrat Fateh Ali Khan è stato il maggior
esponente del qawwali. Un uomo con una voce di straordinaria potenza
e intensità, capace di superare tutte le barriere linguistiche e
religiose e di far amare la musica qawwali in tutto il mondo. Nusrat
ha raggiunto una notorietà di dimensioni planetarie sull’onda del
fenomeno world music – in particolare grazie alle incisioni per
l’etichetta Real World di Peter Gabriel – benché l’arte di questo
straordinario interprete della tradizione sufi rimanga strettamente
legata alla dimensione religiosa e devozionale originaria. Scomparso
a Londra nel 1997.
LEFT FOR DEAD
(STATI UNITI D'AMERICA)
Barney Bush, poeta orale Shawnee che risiede nell'Illinois, è
l'autore del poema "Left for Dead", dedicato ai nativi americani, i
"prigionieri del sogno americano" e in particolare a Leonard Peltier.
Peltier, Sioux Lakota detenuto da più di 15 anni in seguito ad una
paradossale vicenda giudiziaria è, per il suo popolo e per
l'opinione pubblica internazionale, l'emblema di una difficile
battaglia per la giustizia, la pace e la sopravvivenza culturale
degli Indiani d’America. L'incontro tra Bush e il compositore e
pianista inglese Tony Hymas ha dato vita a questo e ad altri
progetti, inserendo le tradizioni musicali e comunicative del popolo
indiano accanto alle modalità espressive di alcuni tra i più
interessanti jazzisti dei giorni nostri. Rispondendo agli
intervistatori della TV francese, Barney Bush, a questo proposito,
ha dichiarato: «La musica di Tony è concepita da un uomo che ama la
sua terra. Lui sa prendere il tempo di ascoltare il suo cuore
battere. Dopo aver ascoltato i miei testi, Tony si è calato
pienamente nel loro spirito e nel loro messaggio. I suoi suoni si
sono sposati con incredibile naturalezza con le parole. E' la prima
volta che questo mi accade, e quando suoni e parole vivono insieme,
essi aprono porte per altre persone. La sua musica è il cavallo sul
quale il cavaliere porta i suoi messaggi. E' quello di cui noi
abbiamo bisogno: aprire le porte della comunicazione piuttosto che
riproporre continuamente gli stereotipi vuoti». L'attuale progetto,
dopo più di 5 anni di collaborazione che ha coinvolto molti artisti
indiani di diverse tribù e diversi musicisti bianchi europei e
americani, prosegue nel confronto tra le tecniche e le modalità
delle tradizioni musicali indigene degli USA e quelle elaborate dai
musicisti contemporanei; si è così realizzato nel massimo rispetto
reciproco, lontano dal folklore turistico ma anche dalla pura e
semplice riproposizione filologica. Alla base di tutto resta
l'urgenza di salvaguardare l'esistenza concreta, oltre che quella
culturale, di popoli che la civiltà occidentale sta inesorabilmente
"cancellando" dal mondo conosciuto.
PEPPE BARRA
(ITALIA)
Peppe Barra nasce a Roma (1944) da una famiglia di artisti
napoletani e fin da bambino frequenta la scuola di teatro e dizione
di Zietta Liù. Dopo cento mestieri arriva l´incontro con Roberto De
Simone e la Nuova Compagnia di Canto Popolare. Nella seconda metà
degli anni ´70 è stato protagonista della "Gatta Cenerentola",
l´opera teatrale di Roberto De Simone rappresentata con successo in
tutto il mondo. Agli inizi degli anni ´80, con Lamberto Lambertini,
fonda la compagnia "Peppe & Barra". Interprete magistrale di canzoni
e tammurriate, di liriche teatrali e poesie, con particolare
riguardo a Salvatore Di Giacomo, Raffaele Viviani e gli immancabili
De Simone e Lambertini, Barra compone un unico affresco sonoro
melodico e ritmato, con gli echi del passato ed i moderni ritmi del
Mediterraneo. Da sempre attento alla ricerca della tradizione canora
e musicale della sua terra, Peppe Barra si dimostra particolarmente
felice nel "contaminare" un repertorio dai molti brani classici, con
brani suoi o di autori a lui molto vicini, sempre cantati in
dialetto, per dare maggiore forza al significato dei testi che hanno
per tema esperienze autobiografiche, l´amore, la vita e la morte,
quelll´ironia e il sarcasmo partenopei che Barra esprime come pochi
altri interpreti. Molto popolare nel mondo del teatro, Peppe Barra
si è cimentato nell´ambito musicale con un primo disco come solista
dal titolo "Mo´ vene", con il quale ha vinto la Targa "Tenco 1993"
quale migliore interprete per l´anno in corso. Nell´album vengono
ancora una volta esaltate le sue incredibili capacità espressive e
parallelamente si pone come un interessante esempio di nuova musica
popolare.
FAMIGLIA
RUGGERI (ITALIA)
La "famiglia cantante" dei Ruggeri, proveniente da Bondo di
Colzate in provincia di Bergamo, è formata da cinque sorelle
cantanti (Anna, Cecilia, Dirce Maria, Natalina e Prassede) ed un
fratello alla fisarmonica e canto (Bernardo). Vastissimo e molto
interessante il loro repertorio di canti della Val Seriana: dai
canti strettamente tradizionali, sacri e profani, ai brani
liturgici, dalle "romanze" alle canzoni d'autore "rivisitate". Il
tutto filtrato dal gusto personale, familiare e paesano, fino a
comporre un repertorio (di fascia e mentalità artigiana più che
contadina) di spiccata originalità. Sia nel confronto con le altre
tradizioni liturgiche, sia nel loro concerto profano, i Ruggeri sono
accompagnati da Valter Biella, musicista e ricercatore bergamasco
impegnato da alcuni anni nella documentazione e nello studio della
tradizione musicale della propria terra. Biella svolge anche
un'intensa attività di liutaio, rivolta quasi esclusivamente alla
riparazione o alla ricostruzione di cornamuse tradizionali, e suona
la baghèt (cornamusa bergamasca) sia in veste di solista che come
accompagnatore dei Ruggeri.
CONFRATERNITA
LAICALE DI SANTULUSSURGIU (ITALIA)
La normale esecuzione di canti polivocali popolari di tradizione
orale e di carattere liturgico e paraliturgico è oggi praticata in
pochi centri della Sardegna ed è principalmente legata ai riti della
Settimana Santa, come accompagnamento alle sacre rappresentazioni
della Flagellazione, della Crocifissione e della Deposizione, nonché
alle processioni rituali che precedono e seguono tali momenti.
L'esecuzione dei canti in quella particolare circostanza annuale è
affidata ai cori più validi: a quelli che, per esperienza, qualità
di voci, fedeltà alla tradizione e consenso popolare, danno maggior
affidamento ed assicurano una buona riuscita della manifestazione
religiosa. E' quanto avviene a Santulussurgiu, paese di tremila
abitanti, situato a 600 metri sul versante orientale del Montiforru,
in provincia di Oristano, con una tipica economia agro-pastorale e
artigianale, e con una solida tradizione culturale e scolastica. A
Santulussurgiu i Frati Minori Osservanti eressero nel 1473 un loro
convento con annesse la chiesa di Santa Maria degli Angeli e, in
seno a questa, nel 1605, con l'intervento dei Domenicani di Sassari,
diedero vita alla Confraternita del Santo Rosario (Sa Cunfrarìa 'e
Su Rosariu). Questo sodalizio devozionale laico, composto in
prevalenza da artigiani e contadini (popolazione stanziale, non
soggetta a lunghe assenze per transumanze pastorali) ebbe, sin
dall'inizio, il compito di organizzare nel paese le sacre
rappresentazioni della Settimana Santa e di fornire ad esse il
sussidio indispensabile del canto corale e sottolinearne e ad
esaltarne le varie fasi. Compito che ha assolto ininterrottamente
attraverso i secoli e che assolve tuttora. Il suo coro, Su Cuncordu
'e su Rosariu, sempre composto da quattro voci, conserva il
repertorio originario di canti in latino e in sardo nei quali appare
realizzata una felice sintesi tra motivi di estrazione colta della
liturgia ufficiale e quelli di derivazione popolare arcaica; una
fusione delle due culture che rende suggestiva e coinvolgente ogni
sua esecuzione. Queste, da sempre, sono ascoltate con grande
raccoglimento della popolazione lussurgese che accorre compatta e
partecipe ai sacri riti prepasquali, e che è consapevole di
possedere nei canti del coro un prezioso patrimonio spirituale e
culturale sulla cui integrità occorre vigilare. I quattro componenti
attuali di Su Cuncordu 'e su Rosariu ne sono titolari dal 1976,
avendo in quell'anno, dopo un lungo apprendistato, ereditato
ufficialmente dai cantori anziani l'impegno ad assicurare degnamente
la continuità della tradizione. Essi sono: Giovanni Ardu: su bassu
(il basso); Mario Corona: sa contra (il baritono); Antonio Migheli:
sa ‘oghe (la voce, il tenore); Roberto Iriu: su contraltu (il
controtenore). Il loro repertorio sacro è costituito da “Su
Miserere” (Miserere, salmo 50-51) e da “Sa Novena” (lo Stabat Mater
in sardo) e poi anche dal “Kyrie”, “Gloria”, “Sanctus” e “Agnus Dei”
dell’Ordinarium Missae; ed infine da “S Ninniu” (la ninna-nanna:
canto natalizio). Il repertorio profano de Su Concordu consiste in
canti dal testo libero di argomento satirico o amoroso, e dal motivo
melodico di chiara derivazione sacra. Tra questi: “S’Estudiantina”
(il canto dei principianti), “S’Aacchettutzedda” (canto satirico),
“Sa Pastorina” (canto dei pastori) e “S’Ottava Trista” (il canto del
commiato). Francesco Salis I Lamentatori dell’Arciconfraternita
della Madrice di Mussomeli (Sicilia)
CORO DI
MONTEDORO (ITALIA)
Montedoro è un paese di poco più di duemila abitanti situato nel
cuore della Sicilia, a trenta cholimetri circa da Caltanissetta. Di
origini agricole ha vissuto il suo massimo sviluppo durante lo
sfruttamento delle miniere di zolfo del suo territorio tra la fine
dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. La crisi e la chiusura di
queste, avvenuta intorno agli anni Sessanta, hanno determinato una
fortissima emigrazione verso la Francia, il Belgio e il Nord Italia
che ha svuotato il paese. Attualmente la maggiore fonte economica è
l’agricoltura: viti e grano le principali colture. Nel ciclo delle
festività annuali la Settimana Santa assume qui, come del resto in
tutta la Sicilia, una particolare importanza con la presenza di
diversi momenti processionali e di altre complesse forme rituali
paraliturgiche che coinvolgono l’intera comunità. Tali
manifestazioni sono accompagnate da una serie di canti a più voci,
detti lamenti o lamintanzi. Si tratta di un genere di canto diffuso
in quasi tutta la Sicilia, seppur con notevoli variazioni nello
stile esecutivo. La struttura è quella del cosiddeto “canto ad
accordo” (alquanto comune, per altro, nei repertori polivocali della
Settimana Santa delle regioni meridionali, della Sardegna e della
Corsica): una voce solista (in questo caso la più acuta) svolge una
melodia solista, ricca di infioriture melismatiche, che viene
accompagnata dalle altre voci che realizzano una concatenazione di
accordi perfetti in posizione fondamentale. I testi provengono in
gran parte dalla liturgia ufficiale e sono in latino. I rimanenti
sono invece in siciliano e narrano dei momenti cruciali della
Passione. In rapporto ai testi verbali l’intero repertorio di
Montedoro viene suddiviso in parti, ciascuna delle quali ha un
preciso momento all’interno della Settimana Santa, in cui deve
essere eseguita. Il gruppo dei cantori, detto squadra, è formato da
un minimo di sei a dieci-undici cantori. Tutte le voci che, partendo
dalla più acuta, vengono dette prima, secunna, terza e bassu,
possono essere raddoppiate ad eccezione della prima, quella solista,
vero e proprio fulcro dell’esecuzione musicale. Un intenso tirocinio
è richiesto a coloro i quali vogliono entrare a far parte del
gruppo. In passato la squadra era espressione di una confraternita
laicale, così come ancora oggi avviene per la maggior parte dei
gruppi della Setimana Santa dei paesi siciliani e del resto d’Italia
(per inciso va detto che proprio in virtù dell’opera delle
confraternite laicali si ebbe, in epoca controriformista, la
diffusione stessa del repertorio su tutto il territorio italiano).
Scomparsa da alcuni decenni la confraternita, la squadra di
Montedoro continua ogni anno a riunirsi grazie all’impegno sia dei
cantori anziani che dei giovani. Ignazio Macchiarella
FABOULOS
TROBAUDOURS (FRANCIA)
Dopo lunghi studi sulla tradizione musicale occitana, e il
confronto con quella nordestina degli emboladores brasiliani, Doctor
Cachou (alias Claude Sicre) sconvolge il pubblico e la critica
francese con il suo canto velocissimo in lingua occitana,
accompagnato da un solo tamburello. Malgrado la distanza abissale da
New York e l'assoluta incoscienza di quanto accadeva nelle comunità
nere e giamaicane, la sua musica viene subito chiamata il primo
esempio di "Troba-Rap", anche per i contesti sociali in cui Sicre
ama esibirsi. Dal suo incontro con Ange Bofareu, disk-jokey e rapper
detto il "juke-box umano" per la sua capacità di riprodurre "a viva
voce" qualsiasi suono elettronico, nascono nel 1986 a Tolosa i
"Trovatori Favolosi", una delle formazioni più sconvolgenti del
panorama vocale mondiale. Nella loro musica, i Fab Trob intersecano
filastrocche, raggamuffin, melodie della tradizione orale occitana e
canzone francese.
EUGENIO
COLOMBO (ITALIA)
Il compositore Eugenio Colombo presenta "Giuditta" Cantata per
tre voci femminili e tre strumenti, lavoro inedito commissionato da
MUSICA DEI POPOLI. Il testo latino del Cantico della Giuditta (dalla
Bibbia, letterale) è stato musicato sulla base di un intreccio di
modi tradizionali colti (giapponesi, mediorientali, nordafricani),
procedure antiche della tradizione colta occidentale, stilemi della
musica popolare mediterranea e suggestioni di origine afro-americana.
Eugenio Colombo è attivo come concertista e compositore dalla metà
degli anni '70 nell'ambito della musica jazz. Partecipa da allora a
numerosi Festival internazionali e in tutta Europa, al fianco di
musicisti come Steve Lacy, Alvin Curran, Kenny Wheeler, Misha
Mengelberg, Evan Parker, Giorgio Gaslini e molti altri. Diplomatosi
in conservatorio nel 1982 si dedica anche alla composizione
studiando con il maestro M. Dall'Ongaro. Scrive numerose partiture
di musica contemporanea per strumento solo, per quartetto di
sassofoni, trio d'archi e big band. Nel frattempo cresce il suo
interesse per le musiche tradizionali da cui nascono le composizioni
per banda e improvvisatori, dalle quali è stato realizzato nel 1988
un album, in collaborazione con la Rai. Dal 1984 insegna sassofono
al Conservatorio. Dal 1977 ad oggi ha inciso 7 album come leader e
autore.
TAVAGNA (FRANCIA)
Il coro Tavagna, proveniente dall'area di Bastia, si presenta con
un repertorio che spazia dal repertorio liturgico "a cappella",
tradizionale, a quello profano, dove la struttura tradizionale del
canto polivocale corso, la paghjella, viene spesso applicata anche a
canzoni nuove, fino al rapporto ormai quasi decennale che lega il
loro lavoro al jazz. Jackie Micaelli è da anni legata ai Tavagna e
ne condivide l'itinerario linguistico e culturale, con
un'accentuazione tutta personale nell'ambito classico e
contemporaneo, dove la sua magnifica voce ha affascinato negli
ultimi anni non pochi compositori tra cui Petri e Xenakis. I Tavagna
presentano anche un programma assieme al jazzista marsigliese André
Jaume dal titolo “Mare Nostrum”. E' un incontro poetico e affettivo,
basato sulla ricerca di una comune identità mediterranea tutt'altro
che scontata. Il "canto" (per lui quello dei sassofoni e clarinetti,
per Tavagna e la Micaelli quello delle loro voci) è la sostanza
operativa di questo incontro, ma con una carica di rispetto
reciproco che ha davvero pochi riscontri nelle tante operazioni di
cosiddetto "cross-over" musicale dei nostri giorni. "Mare Nostru" è
il tentativo, intrapreso per la prima volta al Festival di Le Mans
nella primavera del '93, di aprire l'incontro ad altri artisti di
area mediterranea.
AMBROGIO
SPARAGNA (ITALIA)
La ricerca del legame attivo tra mondo arcaico agro-pastorale,
che ancora permane nella nostra cultura seppur in forma sommersa, e
la complessa condizione esistenziale contemporanea ha ispirato la
scrittura di "Voci all'aria", il nuovo lavoro composto da Ambrogio
Sparagna, per una singolare e numerosa orchestra composta da trenta
organetti, un coro polifonico, cinque voci femminili e quattro
strumentisti solisti, per un totale di oltre settanta musicisti, che
viene presentato in anteprima nazionale nella rassegna "Le voci e la
memoria" all'interno del Festival "Il Castello Armonico" di Fondi.
La forma scelta si ispira liberamente a quella della cantata profana
e si compone di vari quadri caratterizzati dall'alternanza di
momenti strumentali, eseguiti dall'orchestra di organetti e dal
quartetto di solisti, e da brani vocali, "a cappella" e con
l'accompagnamento strumentale.
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