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MUSICA DEI POPOLI - XX EDIZIONE

 

CHABA FADELA & CHEB SAHARAOUI
ALGERIA

Chaba Fadela è arrivata al successo alla fine degli anni '70, col il suo hit "Ana Ma H'lali Ennoum" (Non mi va più di dormire), che stabilì come sarebbe stato il futuro della musica raï nell'era del sintetizzatore. Fadela, che aveva iniziato ad esibirsi nel circuito dei clubs e dei cabarets delle città costiere, divenne presto una celebrità a livello nazionale. Nel 1983 ha sposato Cheb Sahraoui, e gli impegni familiari l'hanno tenuta lontana dalle scene per due anni. Nel 1985 vi ha fatto ritorno, in duo con il marito. La canzone "N'sel Filk" è stata incisa nella città di Tlemcen, nell'Algeria occidentale, dove i produttori Rachid Baba e Fethi avevano iniziato a sviluppare il sound contemporaneo, con una tecnica in cui la parte cantata, sempre improvvisata, viene registrata prima di aggiungere l'accompagnamento musicale. Rachid, fino alla sua morte, avvenuta nel febbraio del 1995 per mano dei fondamentalisti, preferiva registrare la voce da sola prima ed in un secondo tempo l'arrangiamento strumentale, temperato dal sintetizzatore. Nel 1984 compose proprio con Saharaoui il brano "N'sel Filk". Fadela e Saharaoui sono riparati in Francia dopo la morte di un altro idolo emergente, Cheb Hasni, comprendendo appena in tempo la pericolosità di rappresentare l'opinione (raï) del popolo in quanto semplicemente idoli non asserviti di un pubblico giovane. Ma il loro raï non si è fermato ed ora hanno affidato la produzione del loro ultimo album "Ouali" (Fortuna) ad un newyorkese già arrangiatore innovatore di Fela Kuti: Bill Laswell, in nome di una produzione algerina che cerca di stare al passo dei tempi occidentali senza svendersi (per ora) ad una multinazionale.

 

MOUNA AMARI E SONIA LARAISI
TUNISIA

Mouna Amari, cantante e liutista tunisina, si è formata presso il Conservatorio di Tunisi dove si è diplomata nel suo strumento e in musica araba. Nella seconda metà degli anni '80 suona in diverse orchestre tunisine ed approfondisce la musica vocale dirigendo il coro infantile della città di Mahdia, cantando con la Troupe des Jeunes de Monastir, con l'orchestra del patrimonio musicale di Sfax e con quella della gioventù musicale di Tunisi. Agli inizi degli anni '90 crea e dirige il gruppo di strumenti a corda della città di Mahdia e, dopo esperienze di musica di scena, comincia a lavorare per la televisione del suo paese con recitals, adattamenti e interpretazioni di musiche tradizionali.  E' proprio alla televisione che entra in contatto con la cantante senegalese Sarah Carrere, al cui fianco lavora a lungo sui rapporti strumentali e vocali tra le rispettive tradizioni musicali. Negli anni più recenti effettua numerosi tours in patria e in Francia, affermandosi sia come strumentista che come cantante in diversi festival di musiche tradizionali. Molto significativo è l'incontro con il musicista, musicologo e poeta camerounense Francis Bebey, avvenuto nell'estate del 1994 in occasione del festival di Cartagine, quando i due hanno animato insieme una serata di solidarietà con i bambini del Ruanda. Florida Uwera, principessa ruandese in esilio dal 1959 a Bujumbura (Burundi), autrice, compositrice e grande interprete di musica tradizionale del suo paese, è stata iniziata fin da piccola al canto e alla musica in occasione delle veglie che la famiglia reale organizzava per le cerimonie ufficiali e durante le quali ha avuto l'opportunità in un primo tempo di ascoltare Kerekesi, il più importante chitarrista del Ruanda e poi di cantare in privato accompagnata da lui stesso. Con il fratello maggiore Gèrard Rwigemera, compositore di fama, ha formato per molti anni un duetto, interpretando melodie tradizionali ibihizo (d'amore) e canti ibyivugo (d'elogio). La sua voce particolare è considerata dal suo popolo come "il frutto di parecchie generazioni". Nella sua carriera si è spesso ispirata alla musica dei pigmei BaTwa da lei considerati i musicisti per eccellenza.  Sonia Laraissi, appena quindicenne, è considerata la voce prodigio della musica araba. I suoi vari successi nei festival musicali arabi e nelle apparizioni televisive l'hanno fatta scegliere dalla cineasta Moufida Tlatli per interpretare le canzoni del suo film "Il silenzio dei palazzi". Presentato a Canes nel '94, il film di Moufida guadagna il consenso del pubblico e della critica, e la voce della giovanissima cantante cattura l'attenzione e l'ammirazione di tutti, orientali e occidentali.

 

AMBROGIO SPARAGNA
ITALIA

La ricerca del legame attivo tra mondo arcaico agro-pastorale, che ancora permane nella nostra cultura seppur in forma sommersa, e la complessa condizione esistenziale contemporanea ha ispirato la scrittura di "Voci all'aria", il nuovo lavoro composto da Ambrogio Sparagna, per una singolare e numerosa orchestra composta da trenta organetti, un coro polifonico, cinque voci femminili e quattro strumentisti solisti, per un totale di oltre settanta musicisti, che viene presentato in anteprima nazionale nella rassegna "Le voci e la memoria" all'interno del Festival "Il Castello Armonico" di Fondi. La forma scelta si ispira liberamente a quella della cantata profana e si compone di vari quadri caratterizzati dall'alternanza di momenti strumentali, eseguiti dall'orchestra di organetti e dal quartetto di solisti, e da brani vocali, "a cappella" e con l'accompagnamento strumentale.

 

JOHN ZORN & MASADA
STATI UNITI D'AMERICA

John Zorn si presenta con i Masada, il gruppo del quale è uscita recentemente una vera e propria tetralogia discografica. Il nome fa riferimento al villaggio ebraico che ha resistito all'assedio romano, dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme nel 70 d.C., e che preferì il suicidio di massa alla capitolazione. Un chiaro riferimento alla cultura ebraica e alla sua inespugnabile "resistenza" che sul piano musicale si traduce nella sopravvivenza del klezmer, il corrispettivo della magica epopea di certa letteratura yiddisch, specie per la commistione con le tradizioni dell'est europeo. Esperto del settore il trombettista del gruppo, Dave Douglas, collaboratore di Brad Schoeppach e Nabila Schwab, che ben si adatta all'amalgama del gruppo completato da Greg Cohen al basso e Joe Baron alla batteria. Per Zorn un ritorno a disegni armonici più tranquilli dopo le incursioni hard delle ultime esperienze (che svariavano dalla musica per i cartoon al trash giapponese) ma anche un territorio ideale per i suoi "blob" musicali.

 

TAZENDA
ITALIA

Nati nel 1987, mutuando dalla "Tetralogia della fondazione" di Isaac Asimov il proprio nome, i Tazenda si distinsero da subito nel panorama italiano per l'originalissima impostazione musicale e per l'uso del dialetto: una formula a cavallo tra canzone d'autore e rock, tra radici popolari e sperimentazione. Non è solo casuale che sia Fabrizio De Andrè l'anfitrione di questi tre squisiti musicisti (Andrea Parodi, voce solista; Luigi Marielli, chitarre  e cori; Gigi Camedda, tastiere e cori) che li vuole con sé per l'album "Le Nuvole" e con i quali firma la bellissima "Pitzinnos in sa gherra" (Bambini di guerra) presentata nel '92 a Sanremo. Il cantautore genovese, che già dai tempi di "Creuza de Ma" aveva individuato una strada tutta italiana dell'etnomusica, non è il solo estimatore dei tre giovanotti sardi: sempre nel territorio italiano trovano un valido collaboratore in Pierangelo Bertoli, con il quale interpretano l'indimenticabile "Disamparados", tra l'altro Premio Tenco quale migliore canzone in dialetto.

 

MONACI TIBETANI DEL MONASTERO DI SERA ME
INDIA

 Il collegio monastico di Sera Me, fondato nei presi di Lhasa, capitale del Tibet, nel XV secolo, divenne una delle tre istituzioni più importanti del buddhismo tibetano, un centro rinomato per l’approfondimento della conoscenza della dottrina di Buddha attraverso lo studio dei sutra, dei tantra e delle pratiche rituali, dell’arte e della letteratura sacra. Sera Me venne rifondato nel 1969 nel sud dell’India. Attualmente è uno dei centri più attivi per lo studio e la formazione del buddhismo tibetano.   Lo spettacolo proposto dai monaci del monastero di Sera Me è molto ricco e comprende una serie di danze che celebrano in special modo gli animali sacri del buddismo tibetano: il leone delle nevi, lo yak e il cervo, nonché la storia e le leggende di quella cultura. I dieci monaci di Sera Me sono diretti dal Lama Kyabje Gosok Rinpoce, una delle personalità più importanti della tradizione monastica detta "ghelugpa".  

 

TENORES DE BITTI
ITALIA

Il canto a tenores, tipico dell’area barbaricina, è una delle forme polivocali tradizionali più affascinanti del Mediterraneo. Di origine antichissima e misteriosa, così come l’origine stessa del popolo sardo e delle sue ricchissime tradizioni musicali, ancora oggi sopravvive nella sua forma e nel suo repertorio canonici. Quattro sono le voci: ‘oghe, mesa ‘oghe, contra e bassu. Impiegando il loro timbro gutturale ed usando le inconfondibili modulazioni, i tenores interpretano mutos, ottave, battorinas, terzine, canzoni a ballo e rime improvvisate seguendo uno schema in cui la voce conduttrice (‘oghe) svolge il motivo melodico mentre le altre voci intervengono subito dopo con un modulo musicale caratterizzato da una forte scansione ritmica su sillabe prive di senso logico ("bim-ba-rà", "bim-bo-rò"…). Seppur sempre più raramente, talvolta questo tipo di canto viene usato come supporto ritmico per alcune danze popolari (ballu tondu o ballu sardu); in generale va rilevato che l´organetto diatonico ha sempre più sostituito le voci in questa funzione.Il Tenore Remunnu ´e Locu di Bitti  nasce nel 1974 ad opera di  Daniele Cossellu (mesu oghe) Tancredi Tucconi (contra) e Piero Sanna (oghe). In quello stesso periodo il gruppo ha assunto la denominazione di Remunnu e Locu in onore del poeta satirico Raimondo Delogu vissuto nella seconda metà dell’ottocento nel rione di Cadone. Ai tre, nel 1994, si è aggiunto il giovane basso Mario Pira, che si era fatto le ossa in un altro gruppo locale; sostituiva Salvatore “Battore” Bandinu, costretto a lasciare il gruppo per motivi di salute. Il gruppo nel 1976 produce il suo primo lavoro; due anni dopo effettua la sua prima tournèe all’estero a Vienna ma le esibizioni oltre confine si moltiplicano negli anni ottanta: Svezia, Danimarca, Newport negli Stati Uniti, per le imprese di Azzurra nell’America’s Cup, Texas, Argentina, Australia per “Far away wave”, Iraq promossi dal Centro Flog per il festival Babilonia. Poi l’incontro con il jazz di Ornette Coleman e con Peter Gabriel che nel 1995 li fa debuttare (primo gruppo italiano) nei prestigiosi festival Womad.

 

ALBERTO BALIA E CATERINA BUENO
ITALIA

Chitarrista, compositore e ricercatore di musica popolare, Alberto Balia nasce a Santadi (CA) nel 1954 e si avvicina alla musica all'età di dieci anni suonando il clarinetto, strumento  che trova in casa in quanto suonato da suo padre. Dopo un'attività giovanile nei gruppi di musica pop e soul che si formavano all'inizio degli anni '70, si trasferisce a Firenze dove matura il definitivo e profondo contatto con la musica etnica. Qui conosce la cantante Caterina Bueno e con lo spettacolo "Il trenino della leggera" inizia la propria attività professionale come chitarrista accompagnandola in numerosi spettacoli in Italia e all'estero. Con il lavoro di ricerca sulla realtà musicale della sua regione, che confluisce nello spettacolo "Ed ora il ballo", si afferma definitivamente come concertista. Nel 1980 inizia a collaborare con il cantante sardo Enrico Frongia. Nell'85 contribuisce alla nascita di Ritmia, una delle formazioni più innovative del panorama italiano nella rielaborazione della musica popolare, con la quale partecipa alle più importanti rassegne del settore in Europa e Canada. Dall'86 all'89 collabora con il gruppo Sonos. Parallelamente è impegnato in progetti jazzistici (con il Riccardo Lay Quartet e nel musical "Far away wave" con Lester Bowie nella tournée australiana e Don Cherry per quella italiana). Partecipa inoltre ad Abbanegra e al gruppo Nurages, entrambe tendenti ad esaltare il ruolo della chitarra e il patrimonio isolano. Nel 1994 forma un trio a suo nome, con Alessandro Zolo al basso e Marco Malatesta alle percussioni e, nel 1995, partecipa all'esordio della "Emmas World Orchestra". Il suo stile, sia nella composizione che con lo strumento, rivela una passione melodica che trae origine da suoni e ritmi ambientali all'origine dell'etnofonia. Attraverso l'improvvisazione, filo conduttore della sua ricerca, convergono gli stili della chitarra moderna e le "trasposizioni" del repertorio delle launeddas.  Caterina Bueno, oltre ad essere la dedicataria di una delle più belle canzoni di Francesco De Gregori (a lei corre il desiderio di "volare sopra i tetti di Firenze") è una delle più interpreti più fedeli e originali della tradizione popolare toscana. La Bueno ha ricercato sempre le radici e le ragioni della musica popolare con particolare attenzione alla Toscana. Con coraggio e passione ha fatto conoscere un patrimonio culturale che altrimenti sarebbe andato perduto. Dagli esordi nel 1964 al Festival dei due Mondi di Spoleto allo spettacolo di Dario Fo "Ci ragiono e ci canto", all'irripetibile esperienza dei "Dischi del Sole" al “Nuovo Canzoniere Italiano” insieme a Bosio, Leydi, Straniero, Giovanna Marini, sino alla collaborazione con Gianna Nannini, il suo repertorio è legato alla tradizione popolare toscana e spazia dalle ballate medievali alle ninnenanne, dai canti del dopoguerra ai canti sociali e politici. Con la sua voce, così particolare, così ricca di toni oscuri, rappresenta da oltre trent’anni la musica popolare toscana di cui è testimone vibrante e appassionata, toccando sia la corda dell’impegno sociale e della protesta che quella della condizione umana, e attingendo a un materiale sonoro da lei stessa racolto in decenni di esemplare esperienza di ricerca sul campo.

 

NISHAT KHAN & ENSEMBLE GILLES BINCHOIS
INDIA

Ustad Nishat Khan, maestro del sitar, è un figlio d’arte: suo padre è Imrat Khan e suo zio Vilayat Khan (assieme a Ravi Shankar il più noto e celebrato musicista di musica classica indiana). Nishat Khan è discendente della settima generazione di un’antica famiglia di musicisti di corte dell’imperatore Moghul Akhbar detto “Il Grande” (XVI sec.). La sua famiglia è la diretta responsabile dell’evoluzione del sitar attraverso i secoli, sia dal punto di vista della liuteria che dello stile musicale.   Figlio della tradizione ma libero nell’espressione artistica, Nishat Khan non teme il “salto” tra Oriente e Occidente. Ha collaborato con il compositore minimalista Philip Glass, ha suonato dal vivo con John Mc Laughlin, ha presentato delle proprie composizioni con la  percussionista Evelyn Glennie in un concerto ripreso dalla BBC.   L’ensemble Gilles Binchois interpreta alcuni dei brani più belli ed interessanti del repertorio gregoriano, quali “Statuit ei Dominus”, “Dominus illuminacie mea”, “Tibi dixit” e “Reminiscere Dominum”, e i bellissimi versetti alleluiatici quali “Excita domine” e “Pasha Nostrum”, vengono così presentati dall'Ensemble Gilles Binchois diretto dal maestro Dominique Vellard (con Anne Marie Lablaude, Brigitte Lesne, Raphael Boulay e Vellard a completare il quartetto).

 

SAINKHO NAMTCHYLAK
TUVA

Sainkho Namtchylak è una cantante di strabilianti potenzialità espressive e vocali proveniente dalla Repubblica di Tuva, nella Siberia Meridionale, ai confini con la Mongolia, dov'è nata nel 1957. I suoi nonni erano nomadi e i suoi genitori erano entrambi insegnanti. Dopo aver studiato musica classica presso l’università locale, si reca a Mosca per poter completare gli studi musicali, interessandosi delle tradizioni vocali dei lama e degli sciamani siberiani, così come degli stili autoctoni di Tuva e della Mongolia, che utilizzano il canto difonico, particolare tecnica di emissione vocale che sfrutta i suoni armonici o sovratoni. Successivamente ha iniziato la sua carriera professionale come cantante folk con “Sayani”, il Tuvan State Folk Ensemble, facendo tournée in Europa, Australia, Nuova Zelanda, Stati Uniti e Canada. Dal 1988 lavora con musicisti in Unione Sovietica, cercando di fondere elementi tradizionali etnici con stili d’avanguardia, e fa parte del "Tri-O" di Mosca. Nel 1990 si esibisce al New Music Festival Munster, poi a Lucerna e Nichelsdorf. Collabora con Conny Bauer, Irene Schweizer, Georg Graf, Peter Kowalski, Andreas Wollenweider, Butch Morris, Ninh Le Quan e il produttore Hector Zazou sia in concerti che in incisioni.

 

LUCILLA GALEAZZI GROUP
ITALIA

“Cuore di terra” è un progetto per uno spettacolo di musica popolare e di canzoni d'oggi ideato dalla cantante Lucilla Galeazzi (Terni, 1950) e dedicato a tutti quei musicisti che non compariranno mai in nessuna antologia o storia della musica perchè appartengono , per cultura e censo, alla musica orale. Ciononostante, loro hanno veramente fatto la storia della musica delle classi popolari: per molto tempo sono stati essi stessi "la musica", cioè l'unica possibile, fruibile, da imitare, da imparare. A tutti questi maestri "di vita", che hanno permesso d'esplorare il loro continente musicale, a volte piccolo ma mai banale, seconda la Galeazzi deve andare la  nostra gratitudine. Nello stesso tempo, è grande il desiderio di avere con la musica lo stesso rapporto di indispensabilità, di unita tra il passato e il presente. Per questo in “Cuore di terra” strumenti antichissimi come le launeddas sarde di Carlo Mariani, portatrici di tanta storia e cultura, s'incontrano con la chitarra "unica" e moderna (9 corde) ideata da Massimo Nardi, con le percussioni e la batteria di Nicola Raffone e con la voce antica/moderna di Lucilla Galeazzi. “Cuore di terra” vuole essere testimone di questo nostro tempo "sospeso" tra il profondamente arcaico e il possibile futuro.

 

ALAN STIVELL
FRANCIA

Alan Stivell incarna al meglio quel processo di rinascita di interesse per la musica celtica bretone attraverso la reinvenzione e rielaborazione, con sperimentazioni e contaminazioni, del folklore musicale bretone. Alan Cochevelou, in arte “Stivell” (‘fonte, ‘sorgente’ in lingua bretone), nato nel 1944, inizia presto lo studio della musica, prima con il pianoforte e poi con gli strumenti tradizionali bretoni: la bombarde (oboe) e il biniou (cornamusa). Giovanissimo, suona in una bagad, banda di cornamuse (biniou), oboe (bombarde) e percussioni. Il padre poi gli costruisce la sua prima arpa, non l’arpa “celtica” irlandese (clairseach), bensì l’arpa bretone (telenn), scomparsa da secoli nella regione (dov’era usata alla corte dei duchi di Bretagna). Stivell irrompe nel panorama musicale internazionale con “Renaissance de l’Harpe Celtique” (1971) e nel 1972 incanta il pubblico dell’Olympia. Con la sua folk-rock band, l’artista bretone combina sonorità e ritmiche del rock (e strumenti elettro-amplificati come chitarre e tastiere) con strumenti musicali folklorici (cornamuse e bombarde).

 

FAMIGLIA DEMBELE
BURKINA FASO (ex-Alto Volta)

La famiglia Dembelé proviene dal villaggio di Djibasso, nel sud del Burkina Faso (ex Alto Volta), nella fascia sub-saheliana dell´Africa Occidentale. Questa zona povera di risorse naturali e poco frequentata dai turisti, grazie all´isolamento geo-culturale, è rimasta in buona parte immune da influenze esterne. Ancor più di altre etnie Altovoltaiche quella Bobò Bwa  (“Oule” in lingua Djoula), è storicamente nota per la fierezza con cui si è opposta ad ogni colonizzazione morale e materiale e costituisce uno dei nuclei più antichi di cultura tradizionale vivente. La famiglia Dembelé costituita oggi da più di 50 elementi, tutti attivi musicalmente, appartiene da sempre alla casta dei griots. Quella della famiglia Dembelé è un’esposizione rigorosamente tradizionale di brani matrimoniali e di intrattenimento normalmente eseguiti in contesti di festività sociali e religiose.

 

 

 

 

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