Fondazione Lavoratori Officine Galileo

MdP 2002

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SPACCANAPOLI

Marcello Colasurdo: voce e tammorra          Monica Pinto: voce e sax

Antonio Fraioli: violino e percussioni           Emilio De Matteo: chitarra e bouzouki

Oscar Montalbano: chitarra e basso             Giacomo Pedicini: contrabbasso

Nicola De Luca: batteria                             Luigi Turaccio: tastiere

Domenico Maglionico: flauti, sax, ciaramella

 Un gruppo di musicisti da lungo tempo impegnati nello studio e nella riproposta della musica popolare. Tutti provengono da un esperienza comune, il Gruppo Operaio 'E ZEZI di Pomigliano D'Arco, storica band nata ai cancelli della Alfasud negli anni settanta che ha contaminato la tradizione orale dell'entroterra napoletano con la canzone politica e i rumori delle fabbriche.

SPACCANAPOLI (il nome viene da un'antica e popolare strada di Napoli) cerca di sviluppare una profonda e consapevole ricerca sulla musica, e più in generale sulla tradizione popolare (non solo napoletana) e sul suo senso nella società di massa, assorbendo e sintetizzando le influenze sonore e culturali, che storicamente sono pervenute dal bacino del Mediterraneo.

Frontman del gruppo, come per venti anni lo è stato nei Zezi, è Marcello Colasurdo, cantante e attore di estrazione popolare. Accanto a lui Monica Pinto, voce femminile. Al violino Antonio Fraioli, per molti anni direttore musicale del gruppo Operaio 'E Zezi, e compositore delle nuove canzoni, i cui testi sono di Giovanni Vacca, studioso di tradizioni popolari (autore del libro Il Vesuvio nel motore). Alla chitarra e al bouzuki Emilio De Matteo, alla chitarra acustica e al basso Oscar Montalbano. A loro si aggiunge la potente sezione ritmica di Giacomo Pellicini al contrabbasso e Nicola De Luca alla batteria, il tessuto armonico di Luigi Turaccio alle tastiere e la spiccata esuberanza melodica di Salvatore Zeno ai fiati (flauti, ciaramella e sassofono).

L'album intitolato "Aneme Perze" (uscito nel luglio 2000 per l'etichetta Real World), costituisce il primo lavoro discografico

 

 

FRATELLI MANCUSO

Enzo Mancuso: voce, chitarra, baglama, ghironda  Lorenzo Mancuso: voce, chitarra, darabouka

I FRATELLI MANCUSO, Enzo e Lorenzo, sono nati a Sutera, piccolo centro della provincia di Caltanissetta. Intorno alla metà degli Anni '70 emigrano a Londra dove risiedono per otto anni lavorando come metalmeccanici. In quegli anni, a contatto con circoli culturali e teatri, iniziano a ricomporre i frammenti del loro patrimonio tradizionale, delle loro origini. Ritornati in Italia nel 1981, si stabiliscono in Umbria, a Città della Pieve, dove risiedono tuttora. Nel 1986, in Spagna incontrano Joaquin Diaz, noto studioso e musicista con il quale inizia uno stretto rapporto di collaborazione che porterà all'incisione di due L.P.: "Nesci Maria" e "Romances de alla y de acà". Partecipano in seguito a festival e rassegne in Italia, Spagna, Francia, Inghilterra, Germania, Svizzera, Austria, Portogallo, Ungheria, Belgio, Finlandia, Tunisia, Giappone, Uzbekistan, Brasile. Nel 1993 raccolgono, insieme a composizioni proprie, i canti del loro paese curando l'edizione di un CD dal titolo "Sutera, la tradizione musicale di un paese della Sicilia". Nello stesso anno vincono il Premio Città di Recanati - Nuove tendenze della canzone d'autore. Nel 1997 pubblicano il CD "Bella Maria" dal quale il regista Anthony Minghella sceglie un brano per la colonna sonora del film che ha girato in Italia: "Il talento di Mister Ripley", ritagliando per loro anche una parte come attori.

Nel 1999 sono invitati ad esibirsi al Premio Tenco '99 e nel 2000 ricevono il Premio Rosa Balistreri dal comune di Palermo. Nel 2001 partecipano al festival Sharq Taronalari di Samarcanda e nel 2002 realizzano una tournee in Brasile.

 

ELENA LEDDA

Elena Ledda: voce                    Mauro Palmas: voce, mandoloncello mandole

Simonetta Soro: voce               Gavino Murgia: voce, sax soprano, launeddas, benas, sulittu 

Silvano Lobina: basso e voce    Alberto Pisu: batteria e percussioni

 

Nata in Sardegna, a 16 anni ELENA LEDDA si iscrive al corso di canto classico presso il Conservatorio di Cagliari, ma a 23 anni - dice la cantante - terminati gli studi al Conservatorio, dovevo scegliere: tra una fortunata carriera da soprano e un'incerta avventura nella musica popolare; scelsi quest'ultima. Anche per il mio carattere: non mi è mai piaciuto l'ambiente che circonda la lirica, mi ha sempre dato la sensazione di una vita di solitudine, mentre quello del repertorio popolare è fatto di incontri, di scambi, di rapporti di gruppo, di vivacità. Dal 1977 al 1979 collabora con la Cooperativa Teatro di Sardegna partecipando a numerosi spettacoli. Nel 1979 registra il primo album "Ammentos", raccolta di brani tradizionali, in compagnia di Marcello Ledda e Mauro Palmas (leader del gruppo Suonofficina). Nel 1987 nasce Sonos, insieme al mandolinista Mauro Palmas, formazione aperta alle sonorità multietniche, classiche, jazz.

Dal 1988 al 1992 è impegnata in una intensa attività concertistica che la vede protagonista nei più importanti festival e teatri d'Europa. Innumerevoli e prestigiose le collaborazioni che seguono: Houria Aichi, Enrico Rava, Noa, Lester Bowie, Antonello Salis, Don Moye, Richard Galliano.

L'ultimo album, "Maremannu", elogiatissimo dalla critica italiana e straniera, è stato realizzato in Germania sotto l'attenta produzione di Friedman Witecka; il risultato è un perfetto equilibrio di liriche poetiche, arrangiamenti originali, sonorità innovative, e la giusta combinazione con linguaggi musicali diversi e distanti.

 

 

TANGO MOSALINI

 

Juan Jose Mosalini: bandoneon           Osvaldo Cal˜: piano

Marie-Claude Douvrain: violoncello    Victor Hugo Villena: bandoneon

Mauricio Angarita: contrabbasso         Facundo Torres: bandoneon

Sebastien Couranjou: primo violino   Juliette Wittendal: violino

Anne Lepape: violino                        Magali Buttin: violino

Sylvestre Vergez: viola                     Sandra Rumolino: canto

Jorge Rodriguez: danza                    Maria Filali-Favqui: danza

Conosciuto in Europa come l'ambasciatore più rappresentativo del tango, tra i rari bandoneonisti capaci di farlo rivivere in tutte le sue espressioni, dalle origini alla contemporaneità, JUAN JOSE MOSALINI fin dal 1992 si è dedicato alla creazione della GRANDE ORCHESTRA DI TANGO. Composta da 11 musicisti, secondo la formazione delle "orchestre tipiche" degli Anni '40 e '50, tre bandoneon, quattro violini, viola, violoncello, piano e contrabbasso, in questa occasione è impreziosita dalla presenza della cantante Sandra Rumolino e una straordinaria coppia di ballerini, Jorge Rodriguez e Maria Filali-Favqui.

Sin dalla sua nascita il tango è stato parte integrante dell'identità del popolo argentino, arricchendosi nel corso della sua esistenza con altre forme d'arte: il canto e la danza. All'inizio si trattava di piccole formazioni composte da flauto, clarinetto, tuba ma anche chitarra, banjo, violino, e percussioni.

Questa nuova forma musicale e coreutica si è diffusa in Europa nel corso del XX¡ secolo e ha conquistato il mondo intero. La Francia in particolare, ne è rimasta affascinata, tanto da divenire la seconda patria del tango. La comparsa del bandoneon risale agli inizi del Novecento e da quel momento ha definito la personalità del tango diventandone il simbolo incontestabile; è con questo strumento che trova la sua maturità espressiva nella formazione in trio: bandoneon, contrabbasso e pianoforte.

Il tango, diventato un vero e proprio stile di vita negli anni '20, fece il suo ingresso trionfale in Europa ed è negli Anni '40 che vive la sua età d'oro nella forma della "orquesta tipica": 4 bandoneon, 4 violini, 1 viola, 1 violoncello, 1 piano e 1 contrabbasso. Con la GRANDE ORCHESTRA DI TANGO, Juan Jose Mosalini fa rivivere la tradizione avvalendosi di giovani e brillanti interpreti. L'orchestra riesce ad abbattere le dimensioni dello spazio e del tempo per condurci in un affascinante viaggio nel passato con un repertorio struggente e malinconico, con ritmi aggressivi ed energici, che ci fanno vivere emozioni incomparabili.

Nato nel 1943 da una famiglia di artigiani appassionati di musica, JUAN JOSE MOSALINI viene iniziato al bandoneon e alla musica popolare argentina dal padre; a 17 anni è già un professionista e, tra il 1962 e il 1976, collabora con le più grandi orchestre e i migliori solisti del suo Paese tra i quali Jose Basso, Astor Piazzolla, Osvaldo Pugliese, Edmundo Rivero, Susana Rinaldi, Horacio Salgan. Sempre in questo periodo fonda con il bandeonista Daniel Binelli il suo primo ensemble, GUARDIA NUEVA, esperienza che rivela una ricerca ricca ed originale sul tango d'avanguardia. Dal 1977 la Francia diventa la sua nuova patria musicale; ritrova altri musicisti argentini (il pianista Gustavo Beytelmann, il flautista Enzo Gieco e il chitarrista Thomas Gubitsch) con i quali crea TIEMPO ARGENTINO, mentre l'anno successivo concretizza un vecchio sogno registrando un disco di bandoneon solo, Don Bandoneon, con la partecipazione dello scrittore Julio Cortazar. Artista versatile, la cui carriera spazia tra concerti dal vivo, incisioni in studio, composizione di colonne sonore per film, è inoltre autore di un metodo per suonare il bandoneon ed inaugura il primo corso in Francia, al Conservatorio di Gennevilles, dedicato interamente al suo strumento. Parallelamente alla GRANDE ORCHESTRA DI TANGO ha formato un quintetto con il violinista Antonio Agri e composto l'opera corale "Paris-Tango" con il poeta Horacio Ferrer. Interprete di grande passione, capace di coniugare le melodie tradizionali alle espressioni più innovative del tango, MOSALINI ha realizzato con la GRANDE ORCHESTRA un progetto di forte impatto musicale ed emotivo, dove il canto, la danza e la musica si fondono in un irresistibile vortice.

 

ENSEMBLE KABOUL & MAHWASH

 

Mahwash: voce                                    Khaled Arman: rubab (liuto)

Hossein Arman: voce e harmonium         Osman Arman: tula (flauto di bambù)

Yossof Mahmood: tabla                         Paul Grant: santur

L'ENSEMBLE KABOUL è stato fondato nel 1995 a Ginevra nell'ambito dell'Ateliers d'Ethnomusicologie da Hossein Arman, cantore rinomato in Afghanistan e costretto all'esilio dalla situazione politica. Hossein Arman, suo figlio Khaled (direttore artistico) e suo cugino Osman (flautista), formano il nucleo della formazione.

Ustad Mahwash (Farida Naqshbandi), nata a Kabul nel 1947, è una delle più apprezzate interpreti del repertorio classico afghano. Ha iniziato a cantare a Radio Kabul a 20 anni sotto lo pseudonimo di Mahwash e nel 1971 è stata eletta cantante dell'anno. Numerosi compositori hanno scritto per la sua voce: Ustad Nabi Gol, Khyal, Madadi e Ustad Mohammad Ashem. Nel 1977 Mahwash ha ricevuto il titolo onorifico di Ustad. Nel 1991 ha lasciato l'Afghanistan per trasferirsi in California, per proseguire poi la carriera negli States e in Europa.

Khaled Arman dirige il gruppo e firma l'orchestrazione. Musicista, compositore e improvvisatore senza pari, ha ricevuto una doppia preparazione musicale, quella tradizionale afgana e indiana da una parte e quella occidentale dall'altra; compone musica acustica ed elettronica e ha conseguito il primo premio del "Concorso Internazionale di chitarra di Parigi" (Radio-France). All'interno dell'ENSEMBLE KABUL suona il rubab, su cui ha sviluppato una tecnica di altissimo livello. In origine il rubab si suonava con l'archetto, tradizione che sta esplorando nuovamente.

Hossein Arman, padre di Khaled, cantante e compositore, è stato uno dei pionieri della rinascita della canzone afghana negli Anni '60; ha fatto parte della prima compagnia drammatica ufficiale di Kabul, ed è dotato di una voce inconfondibile per la sua particolare tonalità.

Paul Grant, di origine americana, è uno dei rari musicisti occidentali ad avere raggiunto un alto livello di virtuosismo nell'interpretazione di musiche classiche indiane ed iraniane. Suona il santžr, strumento che insegna all'Ateliers d'Ethnomusicologie di Ginevra e del quale è anche abile e raffinato fabbricante. E' stato educato allo stile "Cashmiri" da Ustad Ghulam Mohammad e alla "scuola iraniana" da Ustad Lotfi.

Yossof Mahmood appartiene ad una lunga e famosa stirpe di suonatori di tabla di Kharabad (famoso quartiere di Kabul riservato ai musicisti), ed è stato iniziato alla tabla da suo padre Ustad Mohammad Assef, poi in India dai maestri Ustad Bando Khan e Ustad Allahrekha Khan (Panjab Garana). E' apprezzato solista e accompagnatore di cantanti e strumentisti classici indiani, di ghazal e di musica leggera.

Osman Arman, altro componente di una rinomata famiglia di musicisti, è un virtuoso di tula, flauto di bambu appartenente alla tradizione musicale afghana.

L'Afghanistan è un paese complesso, formato da diverse etnie - Pashtun, Tadjik, Baloutch, Azara, ecc. , ognuna delle quali possiede un proprio patrimonio musicale tradizionale. Il repertorio del'Ensemble Kabul si basa su un corpus tradizionale di modi melodici e cicli ritmici. Il gruppo mostra un profondo rispetto per l'eredità musicale dell'Afghanistan (incluso le varie influenze che sono state assimilate nel corso dei secoli) e allo stesso tempo conferisce alla musica una propria impronta individuale. Il repertorio spazia dalle forme classiche alla tradizione folklorica dei vari gruppi etnici dell'Afghanistan, con un'interpretazione raffinata e arricchita dagli arrangiamenti calibrati di Khaled. La sonorità caratteristica dei Kabul è data dall'impasto timbrico del rubab, del santžr, delle tabla del tula e dell'harmonium, strumenti che provengono dall'Afghanistan, dall'India, dall'Iran e dal mondo arabo e che riflettono le molteplici influenze della poliedrica realtà musicale afghana.

 

RAZBAR ENSEMBLE

Fondato nel 1997 da un gruppo di Kurdi Ahl-Haqq (letteralmente "Coloro che seguono la verità"), residenti in Germania, i membri del RAZBAR ENSEMBLE sono nativi di Hashtgerd, città di cultura prevalentemente kurda posta nelle vicinanze di Teheran.

Attraverso numerosi concerti tenuti in Germania, Francia ed altri paesi europei, l'Ensemble si dedica al sostegno e alla diffusione della musica sacra e delle tradizioni di Ahl-Haqq, un ordine mistico fondato nel XV secolo. Il nome dell'Ensemble RAZBAR deriva dalla santa Pir Razbar.

Composto da 27 membri, è una formazione veramente unica e rivoluzionaria perchè è stata la prima di matrice Ahl-Haqq a riunire sia uomini che donne nel corso della stessa performance, in un contesto devozionale. Oltre alle regolari pratiche religiose, il gruppo si riunisce una volta la settimana, secondo le antiche tradizioni, per pregare la Santa Pir Razbar con musica sacra, canti e danze.

Sebbene i membri dell'Ensemble siano esperti musicisti, non sono professionisti nel senso stretto del termine; la loro finalità non è solo fare spettacoli ma piuttosto introdurre il pubblico alle tradizioni musicali e devozionali di Ahl-Haqq.

Il ricchissimo repertorio dei RAZBAR attinge alle profonde radici delle antiche tradizioni spirituali ed artistiche dell'Iran e vanta una ricca eredità di testi sacri e melodie tramandate di generazione in generazione. L'Ensemble usa prevalentemente tre strumenti: il tanbur (liuto a manico lungo con tre corde), il daf (tamburo a cornice) e il kamancheh (violino).

Lo spettacolo alterna la parte rituale caratterizzata dai canti devozionali, con la parte festiva, arricchita da danze tradizionali.

 

NGOMA ZA KONGO

Il gruppo NGOMA ZA KONGO, ("I tamburi del Congo"), formato da 16 elementi tra percussionisti e danzatori, è stato fondato dal direttore Leonard Baniekona nel 1993 per promuovere e incoraggiare la creatività artistica applicata alla musica e alle danze del Congo. La loro base è TouTou, villaggio artistico-culturale-turistico situato a 88 km da Brazzaville.

La compagnia NGOMA ZA KONGO, alla continua ricerca di nuove espressività e sonorità, trae ispirazione dalle diverse tradizioni del Congo, considerando che nel Paese vivono più di 45 gruppi etnici, ognuno caratterizzato da un proprio patrimonio musicale.

Il loro lavoro si basa su un'originale sintesi di danze tradizionali rituali con danze moderne congolesi. Le coreografie sono accompagnate da strumenti acustici appartenenti alla tradizione bantù (sanza, lokele, ngongui, ecc.)

Alla guida del gruppo il musicista settantenne Antoine Moundanda, suonatore di sanza (metallofono), rinomato a livello internazionale per le sua straordinaria abilità nel ricavare sonorità inedite da questo strumento tipicamente africano.

Gli NGOMA ZA KONGO presentano la loro ultima produzione dal titolo "Tiya" (Fuoco).

La rappresentazione narra di un villaggio africano dove la gente vive oppressa dalla criminalità e dall'ingiustizia, finchè l'esasperazione porta i saggi a prendere una decisione risolutiva: lasciare il potere alle donne.

 

LOFTI BOUCHNAK

 

Lotfi Bouchnak: canto                          Taoufik Zghonda: qanun (salterio)

Abdelkrim Ben Halilou: violoncello        Bechir Selmi: violino

Abdelbasset Metsahel: violino               Abdelmajid Ben Abdallah: violino

Mohamed Mabrouck: percussioni

 

La musica orientale di un arabo occidentale di Paolo Scarnecchia

Quanti attributi, tra sogni fantasie e desideri, ha per noi la parola oriente. Sembra già contenere un'idea di sorgente sonora oltre che luminosa. Ma la relatività geografica dei punti cardinali associata alla complessità del mondo arabo ci disorienta. I nostri punti di riferimento, musicalmente parlando, rivelano tutta la loro fragile parzialità. Le divisioni in generi, con cui orientiamo il nostro orecchio verso le musiche più in sintonia con la nostra storia personale, sono relative alla nostra cultura e non corrispondono alla fluidità del vasto mare delle modalità, il Mediterraneo, nel quale le civiltà musicali si sono tramandate non solo attraverso la scrittura ma anche per tradizione orale. Tendiamo ad associare il concetto di "classico" alla visibilità (referenziale) della scrittura piuttosto che alla virtualità della memoria e difficilmente cogliamo le differenze fra l'ethos radicato nel sapere musicale tradizionale e l'imitazione delle sue forme espressive esteriori. Orientativamente ci sono tante musiche quanti i paesi che formano il cosiddetto "mondo arabo", anche se la sua relativa unità linguistica tende a mascherare, al nostro orecchio, le differenze, ma in epoca moderna alcune hanno prevalso sulle altre finendo per uniformare parte degli stili regionali. L'esempio più evidente è quello della musica egiziana del Novecento, i cui modelli sono stati diffusi, grazie a disco, cinema sonoro, radio e poi televisione, dal Marocco all'Iraq, ossia in tutto il Maghreb e in tutto il Mashreq (dall'Egitto alla Mesopotamia), rispettivamente Occidente e Oriente del lessico geografico arabo. Ecco che i nordafricani quando si riferiscono alla musica egiziana, libanese o siriana parlano di musica orientale. Questa è la prospettiva nella quale dobbiamo collocare Lotfi Bushnaq se vogliamo orientarci a partire dalla sua città natale, Tunisi, senza cadere nell'ovvietà orientaleggiante che assocerebbe la sua splendida voce a bianche moschee che si stagliano su tersi cieli azzurri e al calore delle distese di sabbia del Sahara; in quella giornalistica nelle cui espressioni iperboliche il virtuosismo vocale si confonde con i tratti della sua esuberante personalità; o nel riflesso condizionato dalla scelta di Pino Daniele di inserire la sua voce nella prima canzone del disco Medina. Da un punto di vista artistico Bushnaq è un eclettico testimone del nostro tempo e naviga tra le contraddizioni sonore con la disinvoltura di un vecchio capitano, nonostante i suoi quarantotto anni. Segue l'onda radiofonica e televisiva della cultura di massa con canzoni costruite nel suo studio d'incisione, ridondanti e ammiccanti, ed emoziona le platee più disparate, dalla piccola sala al grande anfiteatro, come ad esempio quello di Cartagine, riportando il pubblico alle sorgenti della musica d'arte attraverso superbe improvvisazioni vocali accompagnate da un solo strumento tradizionale. Se oggi il suo nome è noto in tutto il mondo arabo, caso raro per un musicista maghrebino e consueto invece per quelli egiziani libanesi o siriani, è per le sue doti di raffinato interprete della tradizione "orientale", ricca di intervalli microtonali con la varietà dei suoi maqamat (scale modali); dal punto di vista dei sistemi musicali della tradizione il Maghreb è diatonico e il Mashreq enarmonico, nel senso greco antico del termine.

Come se non bastasse non solo le differenze tra i generi, ma anche i concetti di proprietà artistica e intellettuale sono molto più sfumati. Anche quando si canta un motivo noto di cui si conosce la fonte, sia essa quella individuale di un determinato musicista o il frutto collettivo di anonimo, autore e interprete si fondono spesso nella pratica di una cultura musicale che è essenzialmente arte della improvvisazione, ossia somma di memoria, ispirazione e rispetto. Nel solco della tradizione il programma di un concerto è frutto della concatenazione, lungo la dorsale modale della wasla (suite), di brani strumentali e vocali interpolati da parti improvvisate canoniche, come taqsim e layali e mawwal. I movimenti vocali corrispondono a differenti forme, letterarie prima ancora che musicali, come la poesia monorima di antica origine preislamica, qasida, e la poesia strofica con ritornello di origine medievale, muwashshah, a cui nel tempo si sono aggiunte forme moderne, come il dawr frutto del sincretismo della cultura egiziana dell'inizio del Novecento.

Se come nel caso di Bushnaq l'artista segue modelli formali della tradizione, anche e soprattutto in senso metrico, strofico e poetico - non dobbiamo dimenticare che siamo di fronte ad un'arte vocale per eccellenza, quella della poesia cantata - riadattando tali modelli alla propria sensibilità e al proprio gusto e sentendosi perciò autore oltre che interprete, non sappiamo mai esattamente dove finisce il passato e comincia il presente. Scrivere oggi una qasida, nella cui filigrana formale era un tempo esaltato il mondo delle tribù beduine dei deserti arabici, o un dawr, dal quale già emerge la moderna dialettica tra improvvisazione, la forza della tradizione orale, e composizione, la creazione individuale della canzone d'autore nata anche dal confronto con modelli culturali europei, è un modo di mantenere viva la propria identità culturale: per alcuni è tornare sui propri passi ma per altri è seguire il proprio cammino. Come è consuetudine nel contesto della musica d'arte tradizionale del Vicino Oriente Bushnaq preferisce non vincolare il programma ad una scelta aprioristica del maqam e della sequenza di specifici brani, quanto piuttosto privilegiare le potenzialità offerte dal percorso modale della wasla scegliendo, guidato dall'intuito e in accordo con l'atmosfera del luogo, quali versi intonare al momento dell'esecuzione, senza dimenticare il maluf, patrimonio musicale di origine andaluso-maghrebina squisitamente tunisino.

 

BLACK UMFOLOSI

 

Thomeki Dube: voce        Taurai Tichareva: voce

Alec Ncube: voce              Dumisani Ndlovu: voce

Austin Chisare: voce        Clemence Sibanda: voce

John Munzabwa: voce      Sotsha Moyo: voce

Happiness Dube: voce      Benia Phuti: voce

Brian Sibanda: voce

Il gruppo di canto a cappella e di danza BLACK UMFOLOSI, composto da 11 cantanti, proviene da Bulawayo (Zimbabwe). Il nome deriva dal fiume Umfolosi, che scorre attraverso la provincia natale del Sud Africa. Il gruppo si è formato quando avevano fra gli 8 e i 16 anni, per intrattenere a scuola se stessi e gli altri compagni. Tutti sono autodidatti. La loro prima performance infatti era a sostegno della squadra di calcio della scuola. Da allora hanno partecipato a molti festival locali ed internazionali. C'è qualcosa di profondo nelle loro canzoni, che sono eseguite con grande maestria e che richiamano le preoccupazioni umane - l'amore, la famiglia, così come i forti messaggi sociali riguardanti la guerra l'apartheid, l'ambiente, l'AIDS. é questo un modo per far rivivere la cultura Ndebele e presentarla all'estero. La musica prende a prestito molto dalle canzoni di guerra Ndebele, con il suo accompagnamento di urla, trilli e ululati. Ci sono poi le danze, dalla spettacolare danza di guerra degli Zulu alla danza del raccolto ambhiza del popolo Kalanga. Gli stili ed i rituali tradizionali dell'Africa sono mescolati con gli stili contemporanei. Nei loro canti polifonici si evidenziano complesse strutture ritmiche inserite nel tessuto armonico, il tutto condito da vocalizzi, grida e battito delle mani.

 

MARIONETTE SULL'ACQUA

Troupe Binh Phu del villaggio Ra

 (in collaborazione con il  Vietnam Museum of Ethnology)

Il teatro delle marionette sullìacqua è una tradizione esclusivamente vietnamita che non esiste in nessun'altra parte del mondo. Questa espressione millenaria dei contadini del nord del Vietnam che vivono tra le risaie e il mare è attestata fin dall'anno 1121. Alcuni testi, recitati in versi, alludevano alla storia antica cinese e vietnamita. Altri, più semplici poichè tratti da canzoni popolari, ricordavano scene della vita quotidiana agricola. In ambedue i casi le scene erano accompagnate da ensemble percussivi destinati a scandire i gesti dei personaggi principalmente storici o leggendari.

Le marionette sull'acqua vietnamite furono inventate da paesani del delta del fiume Rosso che trascorrevano gran parte del loro tempo nelle risaie allagate: secondo una versione ebbero dal nulla l'idea di trasformare i campi coperti dall'acqua in palcoscenici dove far muovere dei personaggi per raccontare delle storie, mentre secondo un'altra adottarono le marionette tradizionali già esistenti durante una violenta inondazione del delta del Fiume Rosso.

L'arte delle marionette subì una profonda trasformazione durante le dinastie dei Ly e dei Tran (1010-1400), passando da semplice passatempo di paesani a divertimento formale di corte. Questa forma artistica sparì poi quasi completamente, finchè la creazione del Teatro Municipale delle Marionette sull'Acqua di Hanoi non riaccese l'interesse verso di essa.

Negli spettacoli odierni si utilizza come "palcoscenico" una vasca piena d'acqua con un tempio che nasconde i marionettisti immersi nell'acqua fino alla vita. L'acqua non è limpidissima, in modo da nascondere i meccanismi che muovono le marionette. Le marionette, scolpite nel legno impermeabile dell'albero di fico (sung) e dipinte con una pittura lucida di origine vegetale, misurano tra i 40-50cm e possono pesare 15 kg. Alcune marionette sono fissate a lunghe aste di bambù, mentre altre poggiano su una base galleggiante fissata a sua volta ad un'asta. Quasi tutte muovono sia la testa sia le articolazioni e alcune sono guidate anche da una sorta di timone. Le straordinarie tecniche necessarie per muovere le marionette sono state sempre tenute segrete e tramandate di padre in figlio. Non venivano svelate, infatti, neppure alle figlie, per paura che potessero sposare qualcuno fuori del villaggio e andarsene con il segreto.

Il repertorio comprende circa 200 scene e pieces tradizionali con marionette che rappresentano vari personaggi, le divinità, i buffoni, i contadini e i pescatori, animali domestici, selvaggi e fantastici, associati ad effetti pirotecnici: petardi, fuochi d'artificio, dragoni che sputano fuoco, ecc.

I testi sono recitati, declamati e cantati con l'accompagnamento di una piccola orchestra strumentale, posizionata al bordo della vasca, costituita da cinque musicisti che suonano flauti di legno (sao), gong (cong), tamburi cilindrici (chum cai). La cassa armonica di quest'ultimo strumento è ricavata dalla dura scorza del bau, un'anguria cinese, e la tensione della corda è variata con un effetto slide da uno stelo flessibile di bambù fermato ad un'estremità della cassa.

Lo spettacolo è sorprendente e le marionette sono divertenti e aggraziate; l'acqua intensifica l'effetto scenico peremettendo alle marionette di apparire e svanire come per magia.

 

La troupe Binh Phu del villaggio Rà.

La troupe di marionette sull'acqua vietnamite provengono dal villaggio Ra, comune di Binh Phu, distretto Thach That, provincia Ha Tay situato a circa 40 km da Hanoi. La troupe delle marionette ha una lunga storia. La leggenda narra che nel II secolo d.C. uno spirito maestro chiamato Tu Dao Hanh fond˜ la pagoda Thay e insegnò alla gente del villaggio Ra l'arte delle marionette sullÕacqua. Il padiglione delle acque nella pagoda Thay è un monumento architettonico speciale ed unico, conservato nella forma originale fino ad oggi.

Come molti altri villaggi del delta settentrionale, i contadini apprezzano molto l'arte delle marionette e sono sofisticati, appassionati e critici delle performances delle mairionette. A Binh Phu la gente guarda le performances delle marionette senza annoiarsi. Guardano per commentare e per stimare o criticare la qualità di ogni performance. Lo spettacolo delle marionette sull'acqua è l'arte dei contadini. Le marionette sull'acqua attraggono ogni persona vecchia e giovane, uomo e donna. La performance delle marionette non si è mai fermata e non è mai stata interrotta, neanche in tempo di guerra.

La troupe ora consiste di 24 persone (in passato erano più persone - circa 30/40 persone). I membri della troupe appartengono ad uno dei sei lignaggi (oggi ne rimangono solo quattro: Nguyen Huu, Nguyen van, Nguyen Khac e Nghiem). Il leader della troupe viene chiamato "Phuong truong" o "Ong trum". La troupe vietnamita invitata in esclusiva per Musica dei Popoli è composta da 10 marionettisti e 4 musicisti; il più anziano, Nguyen Huu Luong, ha 68 anni e il più giovane, Nguyen Khac Tinh, ne ha trenta. Gli spettacoli seguono sempre lo stesso schema: all'inizio innalzano la bandiera, fanno esplodere i petardi e offrono betel e areca agli ospiti, prima di ringraziare "Than Thay" che ha loro rivelato l'arte delle marionette. Alla fine procedono allo spettacolo. Lo spettacolo delle marionette di Binh Phu generalmente è focalizzata sulle attività produttive, le festività, i giochi e le storie degli animali acquatici. Questa troupe ha preservato molte vecchie marionette fatte dai loro predecessori, incluse alcune vecchie di 300-400 anni. I membri di questa troupe hanno un profondo rispetto nei confronti delle antiche marionette. Vogliono fondare un museo delle marionette, ma per il momento li tengono temporaneamente nella casa comunale del villaggio, costruita nel villaggio Ra per adorare il guardiano tutelare Dao Khang. Nella casa comunale, un posto è riservato per riporre le marionette quando non ci sono spettacoli. Adesso le persone permettono di usare solo le marionette nuove costruiti durante gli spettacoli, tenendo molto a quelli vecchi. Le marionette generalmente vengono costruiti con il legno sung o doi, che non solo sono leggeri ma anche molto duraturi. Adesso comunque viene usato il legno che c'è a disposizione. Il maestro Doan spiega che "il collegamento e la stabilità della nostra troupe dal passato a ora sono le marionette. Essi sono i tesori e i mezzi di sussistenza, e quando è necessario i membri della troupe provvedono alla loro preservazione". La gente del villaggio Ra nel comune di Binh Phu sono molto orgogliosi della tradizione delle loro marionette. Nel 1992, la gente e le autorità hanno costruito un padiglione nel lago del villaggio Ra per permettere gli spettacoli delle marionette e altre attività del villaggio. La troupe ha vinto due medaglie d'oro e 13 d'argento agli spettacoli nazionali del 1994 e ha ricevuto tre attestati dal Ministero della Cultura e dell'Informazione per preservare le marionette sull'acqua, gli spettacoli delle marionette, e la partecipazione in esibizioni di marionette tradizionali. La troupe ha presenziato molte cerimonie importanti a Hanoi, specialmente quella della commemorazione della riunificazione. La prima performance internazionale della troupe a Taiwan nel marzo 1999 ha avuto un grande impatto sulla troupe e sul pubblico. Quando gli hanno chiesto del futuro delle marionette sull'acqua di Binh Phu, il maestro Doan ha detto: "i nostri doveri futuri sono di ristudiare la vecchia esperienza per capire meglio la conoscenza dei nostri predecessori".

 

 

 

 

 

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