Fondazione Lavoratori Officine Galileo

MdP 2009

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ONDE SONORE

dal Mediterraneo al Sahara

 

ORCHESTRA ARABO-ANDALUSA DI FEZ (Marocco)
Sabato 3 ottobre AUDITORIUM FLOG - ore 21.30


Mohammed Briouel: direttore d'orchestra, violino
Mohammed Arabi Gharnati: violino
Aziz Alami Chentoufi: canto, taar
Mostafa Amri: violino
Abdelhay Bennani Baiti: rebab
Berrada Driss: ‘ud
Ospite d’onore: Françoise Atlan: canto


L’ORCHESTRA DI FEZ, diretta dal maestro Mohammed Briouel, è una delle formazioni più prestigiose, a livello internazionale, impegnate nella diffusione e nella tutela della musica arabo andalusa. L’Ensemble, costituito negli anni ’50 dal compositore Abdelkrim Rais (di cui Briouel è l’erede artistico), conserva un patrimonio fra i più ricchi e complessi del Mondo Arabo e il suo repertorio è costituito dalle nawba, suite suddivise in parti solistiche e corali, cantate e strumentali, che si alternano secondo cinque ritmi diversi (mizan). La forma musicale arabo andalusa è nata nella Spagna musulmana dove, nei grandi centri di Cordova, Siviglia e Granata, convivevano cristiani, musulmani di nascita, spagnoli convertiti e una minoranza di ebrei; un’alchimia culturale che è durata per ottocento anni (dal 700 al 1492) e che ha contribuito a creare quella che è divenuta la musica classica del Mondo Arabo.
Leader dell’ORCHESTRA ARABO ANDALUSA è il Maestro Mohamed Briouel, già direttore del Conservatorio di Fez che, insieme a Tlemcen, Tangeri e Oujda, è una delle grandi scuole depositarie dell’eredità andalusa dopo la caduta di Granada nel 1492. Nel 1986, ha ottenuto il Prix du Maroc per la pubblicazione del saggio musicologico “Musique Andalouse Marocaine: Nouba Gharibat Al Husayn”, in cui sono state trascritte per la prima volta in notazione occidentale le undici nawba. Nel 1991, il Ministero della Cultura del Marocco gli ha affidato il compito di dare vita ad una formazione di musica andalusa, con la quale ha tenuto concerti in tutto il mondo. Negli ultimi anni, ha fondato una propria orchestra, « L’Orchestre de Fes », con la quale Mohamed Briouel presenta l’al 'Ala, la versione più nobile della musica arabo-andalusa.

Ospite speciale della serata, la cantante Françoise Atlan è nata nel 1964 in Francia da una famiglia sefardita proveniente dall'Algeria. Cresciuta tra due culture (da piccola ha trascorso qualche tempo in un Kibbutz israeliano, mentre nella sua casa francese si parlava l'arabo), tuttora considera la sua arte musicale un ponte tra più mondi. Grazie alla formazione classica e alla vivace curiosità per i tanti repertori della musica, Françoise Atlan è in grado di interpretare un'aria da concerto di Mozart, una Cantiga de Santa Maria o una ninna-nanna sefardita, altrettanto bene come un'improvvisazione arabo-andalusa di stile "Gharnâti" o i brani di autori contemporanei di cui è appassionata. Le radici ebraiche alimentano il suo amore per le musiche del bacino del Mediterraneo e la purezza della sua voce, che si muove con naturalezza tra i repertori più arditi, è in grado di restituirci tutte le sfumature e la poesia di generi diversi e talvolta lontani nel tempo.

Si ringrazia per la collaborazione il Festival di musiche sacre di Fez

 

 

 

 

DERVISCI ROTANTI DI KONYA (Turchia)

Martedi 6 ottobre AUDITORIUM FLOG - ore 21.30

Mercoledi 7 ottobre TEATRO DANTE (Campi B.) - ore 21.30

La confraternita dei Mevlevi ha sviluppato a Konya fin dal XII secolo, una musica colta fondata sul sistema dei makam, modi analoghi ai maqam arabi, ai datsgah iraniani e ai raga indiani. La musica sufi della setta Mevlevi, per le sue caratteristiche spirituali e meditative, aiuta i credenti ad avvicinarsi a Dio con un rituale che prevede una danza rotatoria dove la mano sinistra è abbassata verso terra, mentre la mano destra è girata verso il cielo. Il danzatore diviene così il medium tra la terra ed il cielo. La musica è dominata dal nay (flauto verticale) che ha un ruolo mistico nella musica turca, i Küdum (piccoli timpani in cuoio ricoperti di pelle di capra) e gli halile (piatti in rame). Con tali strumenti si esegue la musica del rito mevlevi (ayîn), elemento principale del sema, concerto spirituale preconizzato dal fondatore della confraternita, Mevlänä Djelâleddin el Rûmi («il nostro maestro Djelâleddin del paese di Rum») e divenuto la base della musica colta turca.
Il nome Mevlevi deriva da quello di Mevlana, con il quale era conosciuto presso i Dervisci il grande poeta mistico del 13° sec., Jelaluddin Rûmi. Il canto cerimoniale è basato soprattutto su poemi tratti dal “Masnavi“ o da altri scritti di Rûmi. Egli non diede origine alla danza religiosa presso i Sufi, poiché essa gli preesisteva, ma le diede enorme importanza. Così scriveva: "Molte strade portano a Dio. Io ho scelto quella della danza e della musica”.
Il rituale ha inizio con un lento assolo di preghiera al profeta Maometto, poi i danzatori si tolgono i neri mantelli e chiedono al Semazen il permesso di danzare; benedetti da lui, cominciano lentamente a volteggiare, con le braccia incrociate. A mano a mano che i giri si fanno più veloci i lunghi abiti di discostano dal corpo dei danzatori e le loro braccia si distendono. Il percorso descritto dai Dervisci sul pavimento della sala simboleggia i movimenti dei pianeti intorno al sole: ciascun Derviscio ruota intorno al proprio asse e al tempo stesso si muove intorno al leader Semazen, che rappresenta il sole.

Yusuf KAYYA : Direttore artistico, suonatore di ney
Ömer Faruk BELVIRANLI : canto
Kagan ULAS : suonatore di tanbur
Hakan KILINCARLSLAN: suonatore di kanun
Suat ORHAN : suonatore di bendir
Ahmet ÇALISIR : canto
Ahmet UNCU : canto
Ali Vefa SAGBAS: canto
Fahri OZCAKIL: maestro cerimoniere
Ahmet TEKELIOGLU : derviscio danzante
Omer Faruk ERDEM: derviscio danzante
Sitki ÇOKÜNLÜ: derviscio danzante
Resat VAROL : derviscio danzante

Ore 21.00 Proiezione del documentario:

MEVLEVI, MISTICI DELLA TOLLERANZA

di Vincenzo Pergolizzi (documentario, Turchia, 2006, 30 min.)

Ha veramente l'islam quest'anima distruttrice e intollerante o ci sono altre realtà che ci rivelano un islam popolare non cosi ostile ma anzi vicino a noi? “Mevlevi” è un viaggio che scopre lentamente l’atteggiamento di grande apertura dei dervisci Mevlevi e i significati nascosti della loro danza, in realtà una preghiera per tutti gli uomini al di là delle culture e delle religioni.

 

TRILOK GURTU & ARKE' STRING QUARTET (India/Italia)
Venerdì 9 ottobre AUDITORIUM FLOG - ore 21.30


“Arkeology” è lo stimolante incontro tra il grande percussionista indiano TRILOK GURTU e la versatile formazione d’archi italiana ARKE’ STRING QUARTET, confronto tra due culture, due tradizioni musicali provenienti da molto lontano che si uniscono in un linguaggio nuovo. Un’archeologia sonora, come indica il titolo del progetto, non fine a sè stessa: strumenti la cui storia si perde nel tempo che regalano sonorità moderne ed originali, mentre la tradizione resta solido fondamento di nuovi percorsi comuni, in un gioco di influenze che configurano una sorta di etno-jazz dalle molteplici sfumature.
La straordinaria vivacità musicale di GURTU, agile trasvolatore di musiche e ritmi, che unisce alle percussioni classiche indiane il suo noto “drumset” dalle sonorità occidentali, si fonde con il suono del quartetto d’archi classico completamente rivisitato dall’ARKÈ STRING QUARTET, associato all’utilizzo di strumenti ad arco e a fiato etnici, e della voce. Intensità ritmica, improvvisazione e virtuosismo sono gli altri ingredienti di un programma che fa emergere pura la forza del canto e del ritmo, cardini espressivi della tradizione musicale indiana e mediterranea.
Risultato di una stima reciproca e di un’intesa sorprendente, “Arkeology” segna l’occasione per una produzione intrigante, firmata dal musicista indiano insieme all’ARKE’ STRING QUARTET, gruppo che vanta circa dieci anni di attività alle spalle, un vasto repertorio e un’interessante gamma di interventi extra-classici, tra cui spiccano Antonella Ruggiero, Rita Marcotulli e Stefano Bollani.
Dal progetto è nato il CD “Arkeology”, uscito in tutto il mondo nell’ottobre 2006 e nominato “Top of the World” da Songlines Magazine, rivista inglese per la World Music.

Trilok Gurtu: percussioni, voce
Carlo Cantini: violino
Valentino Corvino: violino
Sandro Di Paolo: viola
Stefano Dall’ora: contrabbasso

 

MAYRA ANDRADE (Capo Verde)
Sabato 10 ottobre AUDITORIUM FLOG - ore 21.30


MAYRA ANDRADE è la giovane ed affascinante nuova promessa della musica capoverdiana, degna erede della “diva a piedi scalzi” Cesaria Evora. Nata a Cuba ma cresciuta a Capo Verde, ha ridisegnato i confini musicali del suo paese imponendosi, nei circuiti ufficiali della musica tradizionale, con un proprio stile. Il suo repertorio attinge dalla vasta gamma di generi presenti in queste isole atlantiche: morna, coladeira, funanà, batuque, stili nati dall’incontro di etnie diverse che per ragioni storico-politiche si sono trovate a vivere e condividere lo stesso territorio.
Ritmi africani, fado portoghese, sonorità brasiliane e canzoni d’autore ad ampio raggio, con frequenti omaggi a Orlando Pantera, uno dei talenti più brillanti della musica creola contemporanea, sono le tele sonore sulle quali MAYRA imprime colorate e seducenti interpretazioni. Un cocktail di orizzonti diversi dove si con-fondono ritmi decisi con suoni più dolci e saudade.
Nonostante la giovane età, ha appena 23 anni, si è esibita in numerosi festival internazionali, al fianco di personaggi come Joe Zawinul, Ismael Lo, Angélique Kidjo, con la stessa Cesaria Evora che le ha chiesto di aprire il suo concerto al New Morning di Parigi. Con la sua grazia e il suo talento è approdata al primo disco “Navega” , che in Francia è stato salutato da un clamoroso successo di critica e pubblico, con oltre 30.000 copie vendute.
Tra sonorità jazz, afro, influenze brasiliane, oltre a quelle dell’arcipelago di origine, MAYRA ANDRADE propone un concerto dalle atmosfere esotiche e coinvolgenti, dagli arrangiamenti sobri ma perfettamente calibrati per valorizzare la purezza della sua voce e degli strumenti acustici che la accompagnano.

Mayra Andrade: canto
Munir Hossn: chitarra, cavaquinho
Benoit Medrykowski: chitarra
Etienne Mbappe: basso
Zé Luis Nascimento: percussioni
Luiz Cavani: batteria

 

 

 

 

LO COR DE LA PLANA (Francia) - VIULAN (Italia)
Sabato 17 ottobre AUDITORIUM FLOG - ore 21.30

LO COR DE LA PLANA (Francia)
nuove polifonie occitane


Un modo nuovo di concepire il “coro” con due formazioni vocali straordinarie: i marsigliesi LO COR DE LA PLANA e i tosco-emiliani VIULAN, si alterneranno sul palco per un appassionato match a “colpi di dialetto”
LO COR DE LA PLANA è un coro di sei giovani e scatenati cantanti, accompagnati nelle loro armonie spregiudicate e intricate, da percussioni e dai battiti di piedi e mani. Il coro nasce a La Plaine, uno dei quartieri più “difficili” e multietnici di Marsiglia, nel 2001, con lo scopo di ricreare e rinverdire la tradizione musicale occitana.
Come? Prima di tutto riportando in auge il canto polifonico, che sembrava relegato al ruolo di mera vestigia di un passato ormai lontano; in secondo luogo, non esitando a mescolare nel loro repertorio gli omaggi all’impenetrabile paganesimo del patrimonio occitano a tematiche più attuali, legate alla ribollente vita della loro città natale.
Abitualmente si esibiscono ovunque, in bar, teatri, chiese e fabbriche, non rifiutando alcuna influenza, dalla musica colta di Bartòk al sound urbano dei Massilia Sound System, dal räi di Cheb Khaled alla taranta salentina: il risultato è una miscela musicale che è uno sforzo di modernità e sincretismo. Così i LO COR DE LA PLANA superano i confini della tradizione più ‘statica’, fieri alfieri di una cultura occitana moderna e aperta.

Denis Sampieri
Sébastien Spessa
Manu Théron
Benjamin Novarino-Giana
Manu Barthelemy
Rodin Kaufmann


VIULAN (Italia)


Canti dell’Appennino emiliano
"Lele Chiodi, di Pavullo, Modena, fondatore dei "Viulan", è stato ed è appassionato ricercatore di canti popolari della sua zona, in questo incoraggiato dall’avere in famiglia individui canori (madre e zia) che possedevano un ampio repertorio. Una volta raccolto il materiale si è posto il problema della sua eventuale riproduzione.
Ci sono due vie fondamentali per fare questo: la prima è seguire la tradizione popolare cercando di riprodurre oggi quello che un tempo si faceva naturalmente, seguendo in maniera filologicamente esatta i modi di questo cantare, riproducendo lo stile, le sfumature ed anche i tic dei canterini, l’altra è cercare di dare una nuova veste al materiale reperito, sempre nel rispetto della tradizione, ma andando dove l’istinto musicale, la conoscenza di più stili e di diverse possibilità sonore, il gusto personale potevano condurre.
E questa è la strada scelta, merito anche dei musicisti che hanno affiancato Lele nel corso del lavoro. Il risultato è una serie di brani ricchi di suggestione, che danno emozioni nuove a brani vecchi di secoli." (Francesco Guccini)

Lele Chiodi: baritono
Lauro Bernardoni: baritono
Carlo Pagliai: tenore
Giorgio Albiani: chitarra
Silvio Trotta: chitarra battente, mandolino e mandoloncello, percussioni

 

 

RICCARDO TESI & MAURIZIO GERI con Lucilla GALEAZZI e SuperBANDITALIANA (Italia)
Venerdi 23 ottobre AUDITORIUM FLOG - ore 21.30


Direzione e arrangiamenti: Riccardo Tesi e Maurizio Geri
Nel 2008 è morta a Firenze la cantante Caterina Bueno. Sin dagli anni Sessanta raccoglie testi e melodie girando per paesi, registrando i canti popolari direttamente dalla voce dei contadini toscani. Dotata di una voce da contralto,le sue canzoni parlano di guerra,miseria,oppressione. Inoltre cantava ballate, filastrocche,canti d'osteria,canti sociali e politici, per passare a ninne nanne dolcissime e struggenti. Negli anni del suo esordio, quando Caterina cominciò ad esibirsi come solista, ad accompagnarla alla chitarra c’era un giovane Francesco De Gregori. De Gregori rimase tanto colpito dalla cantante toscana da dedicarle una canzone negli anni Ottanta, intitolata “Caterina”.

La produzione originale “Sopra i tetti di Firenze” – Omaggio a Caterina Bueno, nata dalla collaborazione di tre festival toscani – Musica dei Popoli (Firenze), Sentieri Acustici (Pistoia) e Lunatica (Massa Carrara) - intende ricordare la grande artista fiorentina, scomparsa nel 2007, attraverso una rilettura originale del suo repertorio affidata a due musicisti che l’hanno accompagnata in tanti episodi del suo percorso artistico: RICCARDO TESI e MAURIZIO GERI.
Caterina Bueno ha rappresentato per oltre trent’anni la musica popolare toscana, che ha diffuso in Italia e all’estero con appassionato impegno. Sin dagli anni ’60 ha raccolto testi e melodie girando per paesi, registrando canti popolari direttamente dalla voce dei contadini per poi riproporli con quella sua voce così inconfondibile; le sue canzoni parlano di guerra, miseria, oppressione, con ballate e canti d’osteria, canti sociali e politici, per poi passare a filastrocche e ninne nanne dolcissime e struggenti, quasi contrastanti con il suo timbro rauco che ci restituito geografie di volti e figure di una Toscana quasi dimenticata.
Dopo il successo di “Acqua, Foco e Vento”, dedicato alla musica della montagna pistoiese, Riccardo Tesi e Maurizio Geri tornano quindi a confrontarsi con la tradizione della nostra regione rendendo un affettuoso e sentito omaggio alla loro “maestra”, un progetto d’autore nel quale reinterpretano in maniera personale alcune delle pagine più importanti della cantante toscana, dando una nuova veste a canzoni che hanno ancora molto da dire e voglia di essere cantate.
L’organico pensato per l’occasione è formato dal solido nucleo di musicisti che frequentano BANDITALIANA: Claudio Carboni (sax), Stefano Melone (pianoforte), Marco Fadda (percussioni), a cui si è aggiunto Filippo Pedol (contrabbasso), oltre alla partecipazione di una fra le più acclamate interpreti di musica popolare italiana: Lucilla Galeazzi.

Lucilla Galeazzi: voce
Riccardo Tesi: organetto
Maurizio Geri: voce, chitarra
Claudio Carboni: sax
Marco Fadda: percussioni
Stefano Melone: pianoforte
Filippo Pedol: contrabbasso

Produzione:
F.L.O.G./MUSICA DEI POPOLI
PROV. MASSA CARRARA / LUNATICA Festival
PROV. PISTOIA / SENTIERI ACUSTICI
In collaborazione con EVENTI MUSIC POOL

 

 

 

 

BASSEKOU KOUYATE' & Ngoni Ba (Mali)
Domenica 25 ottobre AUDITORIUM FLOG - ore 21.30

Dopo essersi aggiudicato ben due BBC 3 awards con il debutto “Segu Blue” - nella categoria world music, rispettivamente come ‘miglior album’ del 2008 e ‘migliore artista africano’ – BASSEKOU KOUYATE’, vero e proprio virtuoso del ngoni, si è affermato come uno degli artisti più in vista della fertile scena musicale del Mali.
Partito dal piccolo villaggio di Garana, sulle rive del fiume Niger, BASSEKOU ha presto consolidato la sua fama di precoce quanto virtuoso artista, con inviti ai maggiori festivals dove ha conquistato le platee più diverse con la magia della sua musica.
Con un padre anch’egli suonatore di n’goni e la madre cantante, è stato introdotto giovanissimo ai segreti della musica tradizionale maliana e di questo particolare strumento; già nella metà degli anni ’80 aveva la possibilità di esibirsi con la leggendaria Rail Band, alimentando il mito di ‘giovane promessa’.
E’ divenuto quindi l’ambasciatore del ngoni, costituendo un gruppo con strumentisti eccezionali che formano l’organico della Ngoni band, con la quale si ebisce a “Musica dei Popoli”
Sempre circondato da personaggi di primissimo piano, ha sperimentato la formazione in trio con Toumani Diabate e Keletigui Diabate e innumerevoli sono le collaborazioni con artisti di calibro internazionale come Youssou N’Dour, Ali Farka Toure, Dee Dee Bridgewater, Oumou Sangare e Mongrel che testimoniano la innegabile grandezza di BASSEKOU KOUYATE’.

Bassekou Kouyate: ngoni, ngoni ba
Amy Sacko: canto
Fousseyni Kouyate: ngoni ba
Oumar Barou Kouyate: ngoni
Moussa Bah: ngoni basso
Alou Coulibaly: sonaglio di zucca
Moussa Sissoko: percussioni

 

 

 

 

POETI ESTEMPORANEI DEL MEDITERRANEO (Italia/Spagna/Portogallo)

Giovedì 29 ottobre AUDITORIUM FLOG - ore 21.30

Venerdi 30 ottobre TEATRO STUDIO di Scandicci - ore 21.30

 

"Cantando rime improvvisate" - a cura di Paolo Scarnecchia, con la partecipazione di David Riondino


Un gioco linguistico? Uno sport verbale? Un passatempo enigmistico? Un artigianato di parole? La poesia estemporanea si ridefinisce ogni volta, mettendo in moto i suoi processi mnemonici e il suo bagaglio lessicale. Nella sua lotta contro il tempo si creano continui cortocircuiti tra passato e presente, che si nutrono di storia e di cronaca, di leggenda e attualità, di mitologia e di vita quotidiana, di sapienza contadina e di esperienza urbana. Questo esercizio del parlar materno si alimenta di retorica e di trivialità: nell’arco di una strofa può passare dal banale al sublime e tutto si gioca nel qui e ora, con la complicità di chi ascolta.
Nei contrasti tra due poeti/cantori il pubblico abitualmente interagisce suggerendo temi, argomenti, personaggi, concetti che i performer devono rappresentare, interpretare e sviluppare. La sua pratica è diffusa in tutto il Mediterraneo (e oltre) in differenti lingue, strutture metriche e cadenze melodiche, con o senza strumenti musicali, e resiste alle trasformazioni economiche, sociali e tecnologiche, con sorprendente vitalità e capacità di adattamento.
Per rappresentarne la creatività sono state scelte alcune tra le forme più immediatamente riconoscibili dal punto di vista sonoro, connesse a tradizioni o stili musicali ben definiti, come flamenco e fado da una parte, e rap e raggamuffin dall’altra. In tutti e due casi si tratta di improvvisazione poetica in forma di concerto, e nel suo insieme di un dialogo fra tradizione e modernità realizzato a distanza, nel quale l’ottava rima fa da catalizzatore.
Il trovo di Murcia, della Spagna meridionale, si intona prevalentemente su due distinti modelli melodici aflamencados, la malagueña e la guajira, la prima della famiglia dei cantes del Levante e la seconda di quella ibero-americana di ida y vuelta, ed è caratterizzato da un notevole virtuosismo verbale, vocale e strumentale.
Nella pratica del cantar a desafio (contrasto) del Portogallo, tra le diverse forme di improvvisazione risaltano le desgarradas del fado castiço, che rappresentano il dialogo musicale e poetico della radice più autentica e originale della canzone urbana di Lisbona.
Con la rapidità del toasting e la creatività del freestyle la cultura hip hop manifesta la sua ubiquità cosmopolita e il suo sincretismo postmoderno, risaltando nelle sfide verbali in rima scandite dalle pulsazioni dei differenti beat – dal raggamuffin al rap –messi in gioco con arte vocale dallo human beat box.
Tra queste diverse forme di poesia estemporanea, l’andante declamato dell’ottava rima figura come un benevolo padrone di casa, forte della sua secolare tradizione.
Paolo Scarnecchia

1° serata (29/10 Auditorium Flog)

Spagna: Trovo di Murcia
Antonio Sanchez Marín
– trovero
Juan Santos Contreras “El Baranda” – trovero
Paco Pedreño – cantaor
Juan Martínez “El Mergo” – guitarra

Portogallo: Desgarradas fadistas
Nuno de Aguiar
– fadista
Nany Nadais – fadista
Eurico Machado – guitarra portuguesa
Nelson Aleixo – viola de fado


2° serata: (30/10 Teatro Studio)

Freestyle
Kiave – rap
Clementino – rap
Jesto – rap
Il Generale – raggamuffin
AlienDee – human beat box

Ottava rima
Donato De Acutis – poeta a braccio
Giampiero Giamogante – poeta a braccio
Irene Marconi – poeta a braccio
Enrico Rustici – poeta a braccio

 

 

 

 

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