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ORCHESTRA ARABO-ANDALUSA
DI FEZ (Marocco)
Sabato 3 ottobre AUDITORIUM FLOG - ore 21.30

Mohammed Briouel: direttore d'orchestra, violino
Mohammed Arabi Gharnati: violino
Aziz Alami Chentoufi: canto, taar
Mostafa Amri: violino
Abdelhay Bennani Baiti: rebab
Berrada Driss: ‘ud
Ospite d’onore: Françoise Atlan: canto
L’ORCHESTRA DI FEZ, diretta dal maestro Mohammed
Briouel, è una delle formazioni più prestigiose, a livello
internazionale, impegnate nella diffusione e nella tutela della
musica arabo andalusa. L’Ensemble, costituito negli anni ’50 dal
compositore Abdelkrim Rais (di cui Briouel è l’erede artistico),
conserva un patrimonio fra i più ricchi e complessi del Mondo Arabo
e il suo repertorio è costituito dalle nawba, suite suddivise in
parti solistiche e corali, cantate e strumentali, che si alternano
secondo cinque ritmi diversi (mizan). La forma musicale arabo
andalusa è nata nella Spagna musulmana dove, nei grandi centri di
Cordova, Siviglia e Granata, convivevano cristiani, musulmani di
nascita, spagnoli convertiti e una minoranza di ebrei; un’alchimia
culturale che è durata per ottocento anni (dal 700 al 1492) e che ha
contribuito a creare quella che è divenuta la musica classica del
Mondo Arabo.
Leader dell’ORCHESTRA ARABO ANDALUSA è il Maestro Mohamed Briouel,
già direttore del Conservatorio di Fez che, insieme a Tlemcen,
Tangeri e Oujda, è una delle grandi scuole depositarie dell’eredità
andalusa dopo la caduta di Granada nel 1492. Nel 1986, ha ottenuto
il Prix du Maroc per la pubblicazione del saggio musicologico
“Musique Andalouse Marocaine: Nouba Gharibat Al Husayn”, in cui sono
state trascritte per la prima volta in notazione occidentale le
undici nawba. Nel 1991, il Ministero della Cultura del Marocco gli
ha affidato il compito di dare vita ad una formazione di musica
andalusa, con la quale ha tenuto concerti in tutto il mondo. Negli
ultimi anni, ha fondato una propria orchestra, « L’Orchestre de Fes
», con la quale Mohamed Briouel presenta l’al 'Ala, la versione più
nobile della musica arabo-andalusa.
Ospite speciale della serata, la cantante Françoise Atlan è nata nel
1964 in Francia da una famiglia sefardita proveniente dall'Algeria.
Cresciuta tra due culture (da piccola ha trascorso qualche tempo in
un Kibbutz israeliano, mentre nella sua casa francese si parlava
l'arabo), tuttora considera la sua arte musicale un ponte tra più
mondi. Grazie alla formazione classica e alla vivace curiosità per i
tanti repertori della musica, Françoise Atlan è in grado di
interpretare un'aria da concerto di Mozart, una Cantiga de Santa
Maria o una ninna-nanna sefardita, altrettanto bene come
un'improvvisazione arabo-andalusa di stile "Gharnâti" o i brani di
autori contemporanei di cui è appassionata. Le radici ebraiche
alimentano il suo amore per le musiche del bacino del Mediterraneo e
la purezza della sua voce, che si muove con naturalezza tra i
repertori più arditi, è in grado di restituirci tutte le sfumature e
la poesia di generi diversi e talvolta lontani nel tempo.
Si ringrazia per la collaborazione il Festival
di musiche sacre di Fez
DERVISCI ROTANTI DI KONYA
(Turchia)

Martedi 6 ottobre AUDITORIUM FLOG - ore 21.30
Mercoledi 7 ottobre TEATRO DANTE (Campi B.) -
ore 21.30
La confraternita dei Mevlevi ha
sviluppato a Konya fin dal XII secolo, una musica colta fondata sul
sistema dei makam, modi analoghi ai maqam arabi, ai datsgah iraniani
e ai raga indiani. La musica sufi della setta Mevlevi, per le sue
caratteristiche spirituali e meditative, aiuta i credenti ad
avvicinarsi a Dio con un rituale che prevede una danza rotatoria
dove la mano sinistra è abbassata verso terra, mentre la mano destra
è girata verso il cielo. Il danzatore diviene così il medium tra la
terra ed il cielo. La musica è dominata dal nay (flauto verticale)
che ha un ruolo mistico nella musica turca, i Küdum (piccoli timpani
in cuoio ricoperti di pelle di capra) e gli halile (piatti in rame).
Con tali strumenti si esegue la musica del rito mevlevi (ayîn),
elemento principale del sema, concerto spirituale preconizzato dal
fondatore della confraternita, Mevlänä Djelâleddin el Rûmi («il
nostro maestro Djelâleddin del paese di Rum») e divenuto la base
della musica colta turca.
Il nome Mevlevi deriva da quello di Mevlana, con il quale era
conosciuto presso i Dervisci il grande poeta mistico del 13° sec.,
Jelaluddin Rûmi. Il canto cerimoniale è basato soprattutto su poemi
tratti dal “Masnavi“ o da altri scritti di Rûmi. Egli non diede
origine alla danza religiosa presso i Sufi, poiché essa gli
preesisteva, ma le diede enorme importanza. Così scriveva: "Molte
strade portano a Dio. Io ho scelto quella della danza e della
musica”.
Il rituale ha inizio con un lento assolo di preghiera al profeta
Maometto, poi i danzatori si tolgono i neri mantelli e chiedono al
Semazen il permesso di danzare; benedetti da lui, cominciano
lentamente a volteggiare, con le braccia incrociate. A mano a mano
che i giri si fanno più veloci i lunghi abiti di discostano dal
corpo dei danzatori e le loro braccia si distendono. Il percorso
descritto dai Dervisci sul pavimento della sala simboleggia i
movimenti dei pianeti intorno al sole: ciascun Derviscio ruota
intorno al proprio asse e al tempo stesso si muove intorno al leader
Semazen, che rappresenta il sole.
Yusuf KAYYA : Direttore artistico, suonatore di ney
Ömer Faruk BELVIRANLI : canto
Kagan ULAS : suonatore di tanbur
Hakan KILINCARLSLAN: suonatore di kanun
Suat ORHAN : suonatore di bendir
Ahmet ÇALISIR : canto
Ahmet UNCU : canto
Ali Vefa SAGBAS: canto
Fahri OZCAKIL: maestro cerimoniere
Ahmet TEKELIOGLU : derviscio danzante
Omer Faruk ERDEM: derviscio danzante
Sitki ÇOKÜNLÜ: derviscio danzante
Resat VAROL : derviscio danzante
Ore 21.00 Proiezione del documentario:
MEVLEVI, MISTICI DELLA
TOLLERANZA
di Vincenzo Pergolizzi
(documentario, Turchia, 2006, 30 min.)
Ha veramente l'islam quest'anima
distruttrice e intollerante o ci sono altre realtà che ci rivelano
un islam popolare non cosi ostile ma anzi vicino a noi? “Mevlevi” è
un viaggio che scopre lentamente l’atteggiamento di grande apertura
dei dervisci Mevlevi e i significati nascosti della loro danza, in
realtà una preghiera per tutti gli uomini al di là delle culture e
delle religioni.
TRILOK GURTU & ARKE' STRING
QUARTET (India/Italia)
Venerdì 9 ottobre AUDITORIUM FLOG - ore 21.30

“Arkeology” è lo stimolante
incontro tra il grande percussionista indiano TRILOK GURTU e la
versatile formazione d’archi italiana ARKE’ STRING QUARTET,
confronto tra due culture, due tradizioni musicali provenienti da
molto lontano che si uniscono in un linguaggio nuovo. Un’archeologia
sonora, come indica il titolo del progetto, non fine a sè stessa:
strumenti la cui storia si perde nel tempo che regalano sonorità
moderne ed originali, mentre la tradizione resta solido fondamento
di nuovi percorsi comuni, in un gioco di influenze che configurano
una sorta di etno-jazz dalle molteplici sfumature.
La straordinaria vivacità musicale di GURTU, agile trasvolatore di
musiche e ritmi, che unisce alle percussioni classiche indiane il
suo noto “drumset” dalle sonorità occidentali, si fonde con il suono
del quartetto d’archi classico completamente rivisitato dall’ARKÈ
STRING QUARTET, associato all’utilizzo di strumenti ad arco e a
fiato etnici, e della voce. Intensità ritmica, improvvisazione e
virtuosismo sono gli altri ingredienti di un programma che fa
emergere pura la forza del canto e del ritmo, cardini espressivi
della tradizione musicale indiana e mediterranea.
Risultato di una stima reciproca e di un’intesa sorprendente,
“Arkeology” segna l’occasione per una produzione intrigante, firmata
dal musicista indiano insieme all’ARKE’ STRING QUARTET, gruppo che
vanta circa dieci anni di attività alle spalle, un vasto repertorio
e un’interessante gamma di interventi extra-classici, tra cui
spiccano Antonella Ruggiero, Rita Marcotulli e Stefano Bollani.
Dal progetto è nato il CD “Arkeology”, uscito in tutto il mondo
nell’ottobre 2006 e nominato “Top of the World” da Songlines
Magazine, rivista inglese per la World Music.
Trilok Gurtu: percussioni, voce
Carlo Cantini: violino
Valentino Corvino: violino
Sandro Di Paolo: viola
Stefano Dall’ora: contrabbasso
MAYRA ANDRADE (Capo Verde)
Sabato 10 ottobre AUDITORIUM FLOG - ore 21.30

MAYRA ANDRADE è la giovane ed
affascinante nuova promessa della musica capoverdiana, degna erede
della “diva a piedi scalzi” Cesaria Evora. Nata a Cuba ma cresciuta
a Capo Verde, ha ridisegnato i confini musicali del suo paese
imponendosi, nei circuiti ufficiali della musica tradizionale, con
un proprio stile. Il suo repertorio attinge dalla vasta gamma di
generi presenti in queste isole atlantiche: morna, coladeira, funanà,
batuque, stili nati dall’incontro di etnie diverse che per ragioni
storico-politiche si sono trovate a vivere e condividere lo stesso
territorio.
Ritmi africani, fado portoghese, sonorità brasiliane e canzoni
d’autore ad ampio raggio, con frequenti omaggi a Orlando Pantera,
uno dei talenti più brillanti della musica creola contemporanea,
sono le tele sonore sulle quali MAYRA imprime colorate e seducenti
interpretazioni. Un cocktail di orizzonti diversi dove si
con-fondono ritmi decisi con suoni più dolci e saudade.
Nonostante la giovane età, ha appena 23 anni, si è esibita in
numerosi festival internazionali, al fianco di personaggi come Joe
Zawinul, Ismael Lo, Angélique Kidjo, con la stessa Cesaria Evora che
le ha chiesto di aprire il suo concerto al New Morning di Parigi.
Con la sua grazia e il suo talento è approdata al primo disco
“Navega” , che in Francia è stato salutato da un clamoroso successo
di critica e pubblico, con oltre 30.000 copie vendute.
Tra sonorità jazz, afro, influenze brasiliane, oltre a quelle
dell’arcipelago di origine, MAYRA ANDRADE propone un concerto dalle
atmosfere esotiche e coinvolgenti, dagli arrangiamenti sobri ma
perfettamente calibrati per valorizzare la purezza della sua voce e
degli strumenti acustici che la accompagnano.
Mayra Andrade: canto
Munir Hossn: chitarra, cavaquinho
Benoit Medrykowski: chitarra
Etienne Mbappe: basso
Zé Luis Nascimento: percussioni
Luiz Cavani: batteria
LO COR DE LA PLANA
(Francia) - VIULAN (Italia)
Sabato 17 ottobre AUDITORIUM FLOG - ore 21.30
LO COR DE LA PLANA
(Francia)
nuove polifonie occitane

Un modo nuovo di concepire il
“coro” con due formazioni vocali straordinarie: i marsigliesi LO COR
DE LA PLANA e i tosco-emiliani VIULAN, si alterneranno sul palco per
un appassionato match a “colpi di dialetto”
LO COR DE LA PLANA è un coro di sei giovani e scatenati cantanti,
accompagnati nelle loro armonie spregiudicate e intricate, da
percussioni e dai battiti di piedi e mani. Il coro nasce a La Plaine,
uno dei quartieri più “difficili” e multietnici di Marsiglia, nel
2001, con lo scopo di ricreare e rinverdire la tradizione musicale
occitana.
Come? Prima di tutto riportando in auge il canto polifonico, che
sembrava relegato al ruolo di mera vestigia di un passato ormai
lontano; in secondo luogo, non esitando a mescolare nel loro
repertorio gli omaggi all’impenetrabile paganesimo del patrimonio
occitano a tematiche più attuali, legate alla ribollente vita della
loro città natale.
Abitualmente si esibiscono ovunque, in bar, teatri, chiese e
fabbriche, non rifiutando alcuna influenza, dalla musica colta di
Bartòk al sound urbano dei Massilia Sound System, dal räi di Cheb
Khaled alla taranta salentina: il risultato è una miscela musicale
che è uno sforzo di modernità e sincretismo. Così i LO COR DE LA
PLANA superano i confini della tradizione più ‘statica’, fieri
alfieri di una cultura occitana moderna e aperta.
Denis Sampieri
Sébastien Spessa
Manu Théron
Benjamin Novarino-Giana
Manu Barthelemy
Rodin Kaufmann
VIULAN (Italia)

Canti dell’Appennino emiliano
"Lele Chiodi, di Pavullo, Modena, fondatore dei "Viulan",
è stato ed è appassionato ricercatore di canti popolari della sua
zona, in questo incoraggiato dall’avere in famiglia individui canori
(madre e zia) che possedevano un ampio repertorio. Una volta
raccolto il materiale si è posto il problema della sua eventuale
riproduzione.
Ci sono due vie fondamentali per fare questo: la prima è seguire la
tradizione popolare cercando di riprodurre oggi quello che un tempo
si faceva naturalmente, seguendo in maniera filologicamente esatta i
modi di questo cantare, riproducendo lo stile, le sfumature ed anche
i tic dei canterini, l’altra è cercare di dare una nuova veste al
materiale reperito, sempre nel rispetto della tradizione, ma andando
dove l’istinto musicale, la conoscenza di più stili e di diverse
possibilità sonore, il gusto personale potevano condurre.
E questa è la strada scelta, merito anche dei musicisti che hanno
affiancato Lele nel corso del lavoro. Il risultato è una serie di
brani ricchi di suggestione, che danno emozioni nuove a brani vecchi
di secoli." (Francesco Guccini)
Lele Chiodi: baritono
Lauro Bernardoni: baritono
Carlo Pagliai: tenore
Giorgio Albiani: chitarra
Silvio Trotta: chitarra battente, mandolino e mandoloncello,
percussioni
RICCARDO TESI &
MAURIZIO GERI con Lucilla GALEAZZI e SuperBANDITALIANA
(Italia)
Venerdi 23 ottobre AUDITORIUM FLOG - ore 21.30

Direzione e arrangiamenti:
Riccardo Tesi e Maurizio Geri
Nel 2008 è morta a Firenze la cantante Caterina Bueno. Sin dagli
anni Sessanta raccoglie testi e melodie girando per paesi,
registrando i canti popolari direttamente dalla voce dei contadini
toscani. Dotata di una voce da contralto,le sue canzoni parlano di
guerra,miseria,oppressione. Inoltre cantava ballate,
filastrocche,canti d'osteria,canti sociali e politici, per passare a
ninne nanne dolcissime e struggenti. Negli anni del suo esordio,
quando Caterina cominciò ad esibirsi come solista, ad accompagnarla
alla chitarra c’era un giovane Francesco De Gregori. De Gregori
rimase tanto colpito dalla cantante toscana da dedicarle una canzone
negli anni Ottanta, intitolata “Caterina”.
La produzione originale “Sopra i
tetti di Firenze” – Omaggio a Caterina Bueno, nata dalla
collaborazione di tre festival toscani – Musica dei Popoli
(Firenze), Sentieri Acustici (Pistoia) e Lunatica (Massa Carrara) -
intende ricordare la grande artista fiorentina, scomparsa nel 2007,
attraverso una rilettura originale del suo repertorio affidata a due
musicisti che l’hanno accompagnata in tanti episodi del suo percorso
artistico: RICCARDO TESI e MAURIZIO GERI.
Caterina Bueno ha rappresentato per oltre trent’anni la musica
popolare toscana, che ha diffuso in Italia e all’estero con
appassionato impegno. Sin dagli anni ’60 ha raccolto testi e melodie
girando per paesi, registrando canti popolari direttamente dalla
voce dei contadini per poi riproporli con quella sua voce così
inconfondibile; le sue canzoni parlano di guerra, miseria,
oppressione, con ballate e canti d’osteria, canti sociali e
politici, per poi passare a filastrocche e ninne nanne dolcissime e
struggenti, quasi contrastanti con il suo timbro rauco che ci
restituito geografie di volti e figure di una Toscana quasi
dimenticata.
Dopo il successo di “Acqua, Foco e Vento”, dedicato alla musica
della montagna pistoiese, Riccardo Tesi e Maurizio Geri tornano
quindi a confrontarsi con la tradizione della nostra regione
rendendo un affettuoso e sentito omaggio alla loro “maestra”, un
progetto d’autore nel quale reinterpretano in maniera personale
alcune delle pagine più importanti della cantante toscana, dando una
nuova veste a canzoni che hanno ancora molto da dire e voglia di
essere cantate.
L’organico pensato per l’occasione è formato dal solido nucleo di
musicisti che frequentano BANDITALIANA: Claudio Carboni (sax),
Stefano Melone (pianoforte), Marco Fadda (percussioni), a cui si è
aggiunto Filippo Pedol (contrabbasso), oltre alla partecipazione di
una fra le più acclamate interpreti di musica popolare italiana:
Lucilla Galeazzi.
Lucilla Galeazzi: voce
Riccardo Tesi: organetto
Maurizio Geri: voce, chitarra
Claudio Carboni: sax
Marco Fadda: percussioni
Stefano Melone: pianoforte
Filippo Pedol: contrabbasso
Produzione:
F.L.O.G./MUSICA DEI POPOLI
PROV. MASSA CARRARA / LUNATICA Festival
PROV. PISTOIA / SENTIERI ACUSTICI
In collaborazione con EVENTI MUSIC POOL
BASSEKOU KOUYATE' & Ngoni Ba
(Mali)
Domenica 25 ottobre AUDITORIUM FLOG - ore 21.30

Dopo essersi aggiudicato ben due
BBC 3 awards con il debutto “Segu Blue” - nella categoria world
music, rispettivamente come ‘miglior album’ del 2008 e ‘migliore
artista africano’ – BASSEKOU KOUYATE’, vero e proprio virtuoso del
ngoni, si è affermato come uno degli artisti più in vista della
fertile scena musicale del Mali.
Partito dal piccolo villaggio di Garana, sulle rive del fiume Niger,
BASSEKOU ha presto consolidato la sua fama di precoce quanto
virtuoso artista, con inviti ai maggiori festivals dove ha
conquistato le platee più diverse con la magia della sua musica.
Con un padre anch’egli suonatore di n’goni e la madre cantante, è
stato introdotto giovanissimo ai segreti della musica tradizionale
maliana e di questo particolare strumento; già nella metà degli anni
’80 aveva la possibilità di esibirsi con la leggendaria Rail Band,
alimentando il mito di ‘giovane promessa’.
E’ divenuto quindi l’ambasciatore del ngoni, costituendo un gruppo
con strumentisti eccezionali che formano l’organico della Ngoni
band, con la quale si ebisce a “Musica dei Popoli”
Sempre circondato da personaggi di primissimo piano, ha sperimentato
la formazione in trio con Toumani Diabate e Keletigui Diabate e
innumerevoli sono le collaborazioni con artisti di calibro
internazionale come Youssou N’Dour, Ali Farka Toure, Dee Dee
Bridgewater, Oumou Sangare e Mongrel che testimoniano la innegabile
grandezza di BASSEKOU KOUYATE’.
Bassekou Kouyate: ngoni, ngoni ba
Amy Sacko: canto
Fousseyni Kouyate: ngoni ba
Oumar Barou Kouyate: ngoni
Moussa Bah: ngoni basso
Alou Coulibaly: sonaglio di zucca
Moussa Sissoko: percussioni
POETI ESTEMPORANEI DEL MEDITERRANEO
(Italia/Spagna/Portogallo)
Giovedì 29 ottobre AUDITORIUM FLOG - ore 21.30
Venerdi 30 ottobre TEATRO STUDIO di Scandicci -
ore 21.30
"Cantando rime improvvisate" -
a cura di Paolo Scarnecchia, con la partecipazione di David Riondino
Un gioco linguistico? Uno sport verbale? Un
passatempo enigmistico? Un artigianato di parole? La poesia
estemporanea si ridefinisce ogni volta, mettendo in moto i suoi
processi mnemonici e il suo bagaglio lessicale. Nella sua lotta
contro il tempo si creano continui cortocircuiti tra passato e
presente, che si nutrono di storia e di cronaca, di leggenda e
attualità, di mitologia e di vita quotidiana, di sapienza contadina
e di esperienza urbana. Questo esercizio del parlar materno si
alimenta di retorica e di trivialità: nell’arco di una strofa può
passare dal banale al sublime e tutto si gioca nel qui e ora, con la
complicità di chi ascolta.
Nei contrasti tra due poeti/cantori il pubblico abitualmente
interagisce suggerendo temi, argomenti, personaggi, concetti che i
performer devono rappresentare, interpretare e sviluppare. La sua
pratica è diffusa in tutto il Mediterraneo (e oltre) in differenti
lingue, strutture metriche e cadenze melodiche, con o senza
strumenti musicali, e resiste alle trasformazioni economiche,
sociali e tecnologiche, con sorprendente vitalità e capacità di
adattamento.
Per rappresentarne la creatività sono state scelte alcune tra le
forme più immediatamente riconoscibili dal punto di vista sonoro,
connesse a tradizioni o stili musicali ben definiti, come flamenco e
fado da una parte, e rap e raggamuffin dall’altra. In tutti e due
casi si tratta di improvvisazione poetica in forma di concerto, e
nel suo insieme di un dialogo fra tradizione e modernità realizzato
a distanza, nel quale l’ottava rima fa da catalizzatore.
Il trovo di Murcia, della Spagna meridionale, si intona
prevalentemente su due distinti modelli melodici aflamencados, la
malagueña e la guajira, la prima della famiglia dei cantes del
Levante e la seconda di quella ibero-americana di ida y vuelta, ed è
caratterizzato da un notevole virtuosismo verbale, vocale e
strumentale.
Nella pratica del cantar a desafio (contrasto) del Portogallo, tra
le diverse forme di improvvisazione risaltano le desgarradas del
fado castiço, che rappresentano il dialogo musicale e poetico della
radice più autentica e originale della canzone urbana di Lisbona.
Con la rapidità del toasting e la creatività del freestyle la
cultura hip hop manifesta la sua ubiquità cosmopolita e il suo
sincretismo postmoderno, risaltando nelle sfide verbali in rima
scandite dalle pulsazioni dei differenti beat – dal raggamuffin al
rap –messi in gioco con arte vocale dallo human beat box.
Tra queste diverse forme di poesia estemporanea, l’andante declamato
dell’ottava rima figura come un benevolo padrone di casa, forte
della sua secolare tradizione.
Paolo Scarnecchia
1° serata (29/10 Auditorium Flog)
Spagna: Trovo di Murcia
Antonio Sanchez Marín – trovero
Juan Santos Contreras “El Baranda” – trovero
Paco Pedreño – cantaor
Juan Martínez “El Mergo” – guitarra
Portogallo: Desgarradas
fadistas
Nuno de Aguiar – fadista
Nany Nadais – fadista
Eurico Machado – guitarra portuguesa
Nelson Aleixo – viola de fado
2° serata: (30/10 Teatro Studio)
Freestyle
Kiave – rap
Clementino – rap
Jesto – rap
Il Generale – raggamuffin
AlienDee – human beat box
Ottava rima
Donato De Acutis – poeta a braccio
Giampiero Giamogante – poeta a braccio
Irene Marconi – poeta a braccio
Enrico Rustici – poeta a braccio
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