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PHILADELPHIA MASS CHOIR (U.S.A.)
Philadelphia fu la prima città degli Stati Uniti a formare, nel
1968, un "Mass Choir" (massa corale) formato allora da 140 cantanti
provenienti da cori come The Victory Choral Ensemble, Savettes, il
Brockington Ensemble, la Chiesa Evangelica Rose Wallace Brown, The
First Church of Love, il coro Faith and Deliverance e il Fulton
Ensemble. Nel 1969, quando Philadelphia, la "città dell´amore
fraterno", ospitò il raduno annuale dei cori di gospel, il Mass
Choir era già cresciuto a oltre 200 membri provenienti dalle varie
chiese della città. Da allora il Mass Choir, sotto la guida di Rev.
James Ford, si è allargato, ha fondato anche una sezione di giovani
composta da 150 voci e ha pubblicato 5 dischi fra cui uno con il
famoso Rev. James Cleveland, fondatore della Convenzione Nazionale
dei Cori Gospel.
SUN RA
ARKESTRA (U.S.A.)
«Myth versus reality»: mito contro realtà. Così il "divino" Sun Ra
intitolava il brano d'apertura della sua prima performance europea.
Davanti alla platea attonita del festival jazz di Berlino iniziava
uno "show" infarcito di elementi coreografici, sapori esotici, ampi
spazi di improvvisazione individuale e collettiva, e brevi dialoghi
recitati dagli stessi musicisti: «se non sei nella realtà, a chi
appartiene il tuo mito? Se non sei un mito, a chi appartiene la tua
realtà?». Quel titolo così esplicito aveva tutta l'aria di essere un
sintetico manifesto della nuova "musica teatrale" nera. Sun Ra
reintroduceva nel jazz una dimensione rituale aliena, profondamente
eversiva, che sarebbe poi diventata prassi comune per tutta una
generazione di musicisti free. Nelle "rappresentazioni" dell'Arkestra,
le simbologie e i ritmi delle culture africane non sono più semplici
riferimenti, ma parti integrali di una nuova identità culturale.
L'intento è quello di dar vita ad una forma di spettacolo propria
dei nero-americani, comprendendo nello stesso evento tutti quegli
ambiti d'espressione che i Bianchi normalmente separano: il canto,
la danza, il mimo, la poesia, la musica, ovviamente. Le principali
fonti di quest'evento sono evocate dalla memoria ancestrale,
arricchita, però, anche degli elementi che i neri hanno elaborato in
condizioni di subalternità. Tipica, in questo senso, è la varietà di
estrazione dei componenti dell'Arkestra, che provengono dal jazz, ma
anche dal gospel, dal rhythm & blues, o addirittura da esperienze
extra-musicali. Ognuno, sotto la sapiente regia del "capo
carismatico", trasferisce il proprio bagaglio di conoscenze
all'interno di un unico contesto, che diventa così il "cosmo"
dell'arte nera contemporanea, corpo separato dalla società in cui si
trova ad operare. L'estraneità da quel corpo speciale è enfatizzata
e messa in scena attraverso la professione di appartenenza ad altri
mondi (di fronte al pubblico berlinese Sun Ra sfodera un piccolo
telescopio «per dare un'occhiata al paese natìo: Saturno» o ad altre
mitiche civiltà). E' affermata, oltretutto, nell'intento di rendere
il proprio lavoro il più possibile autonomo dal sistema di
produzione e distribuzione dominato dai grandi monopoli
discografici. La "Saturn", fondata da Sun Ra quasi trent'anni fa, è
stata infatti in assoluto la prima etichetta discografica
autogestita. Naturalmente di Sun Ra non si conoscono né il nome, né
la data, né il luogo di nascita. Il suo pseudonimo tautologico (Sun,
in inglese significa Sole; Ra è il nome egiziano del Dio Sole) è
tutto ciò che di lui riportano le migliori enciclopedie di jazz.
L'unica cosa certa in tanto mistero, è che la storia di questa
musica l'ha percorsa tutta - da Chcago a New York, a Philadelphia,
dagli anni '30 agli '80 - lasciandovi un segno assolutamente
inconfondibile.
RUFUS
HARLEY QUARTET (U.S.A.)
Rufus Harley può a buon diritto reclamare di essere il "primo"
suonatore professionista di bagpipe (cornamusa) nel jazz. Nato a
Raleigh (North Carolina) Rufus si trasferì dopo un anno con la
famiglia a Philadelphia. A tredici anni cominciò ad interessarsi al
sassofono, e per mettere insieme i soldi necessari a comprarne uno
si mise a vendere giornali e a lustrare scarpe per le strade di
Philadelphia. Nei primi anni di scuola cominciò a prendere lezioni
di musica e a suonare in un gruppo. Il suo insegnante, prof. Burton,
lo incoraggiava a continuare a suonare e a tentare una vera e
propria carriera musicale, aiutandolo nel dargli l´insegnamento base
che gli permetteva di partecipare a concerti nelle chiese e ad altre
iniziative. A 17 anni Rufus iniziò a lavorare nei night clubs e nei
cabaret, fino a quando, all´età di 23 anni, decise di diventare un
vero professionista. Dopo molte esperienze con diverse scuole di
musica e insegnanti privati trovò Dennis Sandoley che lo aiutò a
perfezionarsi per sei anni sul sassofono tenore, alto e soprano, sul
flauto e l´oboe. Era piuttosto soddisfatto dei propri progressi con
questi strumenti quando un giorno, assistendo ai funerali del
presidente Kennedy, vide la Black Watch Bagpipe Band marciare nel
corteo. Impressionato dal suono di questo strumento, cominciò a
emularlo col sassofono, ma si rese presto conto che era impossibile.
Decise allora di comprare un bagpipe e d´imparare a suonarlo. Un suo
amico di New York trovò un bagpipe ad un banco dei pegni e Rufus lo
comprò per 120 dollari. «Naturalmente tutti credevano che fossi
diventato matto», commenta Rufus. Dopo quattro mesi di studi sotto
la guida di Sandoley il suo lavoro cominciò a dare buoni frutti e
ben presto i giornali e la televisione locale cominciarono a parlare
abbondantemente di questo suo talento inusuale. Da allora la sua
fama si è sempre più diffusa. Rufus suona con un trio (pianoforte,
basso e percussioni) che lo accompagna non solo quando suona il
bagpipe, ma anche quando si esibisce in virtuosismi al flauto e al
sax.
SONNY
ROLLINS QUINTET (U.S.A.)
Sonny Rollins è il sassofonista vivente più dotato, un suonatore che
è riuscito a mantenere una propria identità pur facendo uso di tutti
i vari stili e materiali che sono emersi nel jazz durante gli ultimi
35 anni. Il suo sassofono spazia senza fatica dalle romantiche
ballate di Tin Pan Alley ai vivaci ritmi del calypso alle struggenti
melodie del country & western. Sonny Rollins è nato nel 1930 a New
York da genitori originari delle Isole Vergini. Fu uno zio ad
introdurlo al jazz e al blues. «Mi faceva ascoltare dischi blues di
Arthur Cudrup e Tommy Mc Clennan», ricorda il sassofonista, «e mi
piaceva molto quel che faceva Louis Jordan. Ma quando cominciai a
suonare fui molto influenzato da Coleman Hawkins e, più tardi, da
Lester Young». Appena finita la highschool, Rollins cominciò a
suonare con i migliori musicisti jazz di New York. Prima della fine
degli anni ´40 aveva già inciso dischi con Bud Powell, il padre
dello stile bebop per pianoforte, e Fats Navarro. Dal ´51 al ´54
lavorò con Miles Davis, spesso dividendosi il ruolo di sassofonista
con John Coltrane. «Quando suonavo con Miles andavamo avanti giorno
e notte (...). Veniva a casa mia dove stavamo tutti sperimentando e
ci incoraggiava. Era musica! musica! musica!». Nel 1953, dopo aver
fatto un disco con Davis in cui suonava anche Charlie Parker, il
mentore di ambedue, Rollins cominciò a studiare la musica di
Thelonious Monk da cui apprese quella tecnica speciale definita poi
"improvvisazione tematica". Dopo aver lavorato nel ´56 e ´57 con Max
Roach e Clifford Brown, Rollins iniziò nell´estate del ´57 a
lavorare come leader in un gruppo proprio, pubblicando un
impressionante numero di dischi (tra cui "A Night at the Village
Vanguard", "Saxophone Colossus", "Worktime" e "Freedom Suite"). Nel
1959, non più contento della qualità del proprio lavoro, Sonny
Rollins si ritirò dalla scena per due anni in cui si dedicò allo
studio. Al suo ritorno nel 1961 incise un disco con un quartetto che
accompagnava il suo sassofono con chitarra, basso e batteria.
Durante tutti gli anni ´60 lavorò sempre con maggiore successo
insieme a musicisti diversi o da solo. Nel 1969 lasciò le scene per
la seconda volta e si ritirò in Giappone, in un ashram nella zona di
Bangkok, dove si dedicò al Buddhismo Zen e ad altri studi
spirituali. Recentemente Sonny Rollins ha dichiarato a Stanley
Crouch: «Quando ero in Estremo Oriente ho capito cos´è un vero guru
(...) e mi sono reso conto che il mio guru era Monk e che era ora di
tornare a lavorare su quello in cui riesco meglio». Dopo il suo
ritorno, per più di dieci anni ha suonato e inciso dischi con tutti
i tipi di musicisti (inclusi i Rolling Stones nell´album "Tatoo").
In un’intervista alla rivista Cash Box, Sonny Rollins ha dichiarato:
«Se potessi arrivare al punto che mi piacerebbe raggiungere sarei in
grado di suonare in modo da trascendere tutti gli stili correnti e
in tal modo la mia musica sarebbe libera da qualsiasi restrizione e
farebbe comunque parte di tutto quello che succede». Nel perseguire
questo scopo, Sonny Rollins rimarrà noto come un musicista che non
solo riesce a mantenere il passo con i tempi ma aiuta anche a
definirli.
PARIS REUNION BAND E MAX
ROACH (U.S.A.)
Nei primi anni ´40 la 52° strada di New York fu il teatro
fondamentale di una delle svolte più radicali nella storia vorticosa
del jazz. I protagonisti si chiamavano Charlie Parker, Dizzy
Gillespie, Theolonius Monk, Kenny Clarke, Charlie Christian, Bud
Powell; intorno a loro si stringevano, in un clima non privo di
fanatico esoterismo, i più giovani Dexter Gordon, Max Roach, Sonny
Stitt, Miles Davis, Charlie Mingus, Jay Jay Johnson, Jackie McLean.
Di svolta radicale si trattava perché tendeva a imporre il jazz come
musica un po´ intellettuale, "hip", e soprattutto da ascoltare in
quanto prodotto artistico, tagliando i ponti con l´intrattenimento e
la danza. Questa svolta, che ebbe risultati di immenso spessore
creativo e linguistico, si chiamò be-bop, e i suoi modelli, anche
comportamentali, segnarono l´evolversi del main stream, cioè del
filone principale del jazz moderno, in tutto il mondo. Anche in
Europa, dove prima i maestri e poi i discepoli cominciarono
sistematicamente ad emigrare in cerca di un rispetto come artisti
che gli Stati Uniti non volevano e non potevano accordargli. Ci
vollero una decina d´anni perché questo nuovo linguaggio si
formalizzasse fino al punto da diventare il "jazz moderno" per
definizione: la critica, non a caso, lo chiamò hard bop e segnò da
un lato l´irrigidimento della novità, dall´altro un suo allargamento
di mercato e orizzonti creativi. A questo ambito musicale e
culturale appartiene la musica della Paris Reunion Band. Fra i
musicisti che la compongono non ci sono grandi innovatori, né
protagonisti di svolte; nella stragrande maggioranza essi sono la
parte più nobile di un popolo musicale di grandi strumentisti
formatosi negli anni ´50 sulla base della rivoluzione be-bop. A loro
volta maestri naturalmente, per la loro immensa classe strumentale
ma soprattutto rappresentanti, per quanto inquieti, di una
continuità stilistica che occupa nella musica afro-americana uno
spazio fin troppo centrale. Insieme a Elvin Jones, Max Roach è forse
uno degli ultimi grandi innovatori del linguaggio percussivo: ideale
prosecutore di un discorso iniziato con Baby Dodds negli anni ´20,
muove i primi passi della sua carriera quando la rivoluzione del
be-bop è in pieno svolgimento. Immerso nei fermenti del "nuovo jazz
nero", a fianco di "mostri" come Charlie Parker, Theolonius Monk,
Sonny Rollins, si riallaccia direttamente al discorso di Kenny
Clarke: liberare definitivamente la batteria da un mero ruolo di
accompagnamento, ampliare la sua sfera d´azione musicale, dialogare
alla pari con altri strumenti. E´ idealmente la riappropriazione
dell´identità africana, l´ingresso del nuovo (antico) universo della
poliritmia. Un cammino che lo porterà ad incidere dischi in cui la
percussione è la sola, splendida protagonista. Parallelamente (e
quasi inevitabilmente, si potrebbe dire) assieme al musicista cresce
anche l´uomo Max Roach: l´identificazione del primo con la coscienza
politica e razziale del secondo si concretizza principalmente
nell´ideale manifesto di "Freedom Now Suite" del 1960, con Abbey
Lincoln e Coleman Hawkins. Anche con il passare degli anni, Roach
non ha cessato di sperimentare, di rischiare: passata l´ondata free,
in piena atmosfera della nuova scuola di Chicago, negli anni ´70 si
unisce ad Archie Sheep e ad Anthony Braxton per un´entusiasmante
esperienza: in quei concerti e nei dischi è la storia della musica
afroamericana ad emergere su tutto, così come M´boom Re Percussion
(il gruppo da lui guidato alternativamente al quintetto "regolare"),
rappresenta la sintesi del lungo cammino della percussione.
Dall´Africa agli USA e ritorno.
JOHN
ABERCROMBIE QUARTET (U.S.A.)
Nel luglio del 1967 scompariva John William Coltrane: "il più grande
fabbricatore di miti neri", secondo la commossa definizione del
poeta Etheridge Knight. Terminava così, prematuramente, una parabola
creativa iniziata a metà degli anni '50, che avrebbe condotto lo
sviluppo lessicale e strutturale della sua musica attraverso
itinerari fra i più audaci ed innovativi dell'intera storia del
jazz. Addentrandosi negli immensi labirinti della musica indiana,
nell'universo misterioso della cultura ispano-arabica, scavando fra
le radici africane, Coltrane aveva aperto al linguaggio jazzistico
una serie di possibilità infinite, lasciando un'eredità che ancora
non è stata valutata appieno. L'evoluzione artistica di Coltrane
negli anni '60 è la più convincente testimonianza della vocazione
del jazz ad essere musica "in divenire", capace di sorprendenti
sintesi con altre culture: dopo le impressionanti architetture
armoniche di "Giant Steps" e si apre il lungo capitolo modale, più
cantabile e universale; la fine lo coglie "orientato verso i
primordi", teso verso un'intensità espressiva il cui sbocco non è
più limitato dagli argini tonali. Fra i sassofonisti contemporanei,
David Liebman e Michael Brecker sono senza dubbio fra quelli che,
partendo dal modello coltraniano, sono riusciti a sviluppare la
propria identità, diventando a loro volta punto di riferimento per i
giovani musicisti, esercitando su di loro l'attrattiva tipica degli
stilisti. Brecker ammette chiaramente: «Ho studiato a lungo gli
assoli di Trane. Li ho trasportati in diverse tonalità, imparando a
memoria le sue frasi e le sue sostituzioni di accordi». Più attento
al concetto di "gruppo", Dave Liebman: «Il quartetto di Coltrane era
musicalmente eccezionale. Ma al di là di questo, aveva stile.
Esisteva tra loro un eccezionale livello di comunicazione. Suonavano
incredibilmente bene, in maniera intensa, con quella specie di
attitudine che vorrei sempre trovare in un gruppo». E' giusto, oltre
che filologicamente corretto, che siano questi due talentosi
sassofonisti i protagonisti di "Tributo a John Coltrane". Il David
Liebman Quartet è composto da Dave Liebman (sax), Courtney Pine
(sax), Palle Danielsson (contrabbasso) e Elvin Jones (batteria). Il
John Abercrombie Quartet è composto da John Abercrombie (chitarra),
Mike Brecker (sax), Marc Johnson (contrabbasso) e Peter Erskine
(batteria).
INDIANI DI SAN JUAN PUEBLO (New Mexico - U.S.A.)
Nel 1598 Don Juan de Onate e la sua spedizione arrivarono alla
confluenza dei fiumi Chama e Rio Grande in quella regione chiamata
oggi New Mexico. Qui era insediato un pueblo indiano che venne
denominato San Juan de los Caballeros. Da allora il pueblo ha
conservato il suo nome spagnolo come nome ufficiale ma in lingua
Tewa è sempre stato chiamato Oke. San Juan, situato su un altopiano
semi-arido, è il villaggio più grande e più a nord tra i sei
villaggi di lingua Tewa dell´alta valle del Rio Grande, a nord di
Santa Fé. La popolazione ammontava nei primi anni 20 a non più di
500 unità, ora ha raggiunto la cifra di 1700 persone. La società è
divisa in "gente estiva" e in "gente invernale" e l´appartenenza a
una o l´atra categoria discende per eredità paterna. I capi
religiosi dei due gruppi vengono chiamati cacique, estivi (Summer
Cacique) e invernali (Winter Cacique) e sono considerati l’autorità
suprema in ogni ambito, sacro o profano. Le cerimonie, sia del
calendario cerimoniale nativo sia del del calendario cattolico
ispanico adottato, coinvolgono l’intera popolazione. A differenza di
quanto succede in altri villaggi pueblo dove i rituali e le danze
sono presentati da piccoli gruppi della comunità, la preparazione e
l´esecuzione delle cerimonie a San Juan vengono promosse da tutta la
comunità. Quindi sia la "gente estiva" che la "gente invernale"
partecipa alle danze cerimoniali. Alcune danze del calendario
cerimoniale indigeno richiedono una attività collettiva, unica nel
suo genere. Alcuni canti eseguiti durante la stagione invernale
richiedono musica e testi nuovi ogni anno. Settimane prima delle
cerimonie, il gruppo dei compositori della comunità si riunisce per
creare nuovi canti per la danza della tartaruga, la danza del cesto
e la danza delle nuvole. Questi uomini, come gruppo, lavorano
collettivamente ai canti proposti da ciascun membro, per essere
sicuri che le parole e la musica siano conformi allo spirito della
cerimonia. Questo modo di composizione collettiva esiste da secoli
ed è una tradizione quasi unica fra le culture dei pueblo nel
sud-ovest. Dal calendario cattolico spagnolo proviene una delle
feste più importanti, la festa di San Giovanni (San Juan) il 24
giugno, il santo patrono del villaggio. Tutto il villaggio viene
pulito, dipinto e riplasmato alcune settimane prima della festa e
alcuni giorni prima hanno inizio i preparativi per il giorno
stabilito che si festeggia con diverse danze, canti e specialità
culinarie. Maria LaVigna
HÃELAU
HULA O MILILANI (Hawaii - U.S.A.)
Le Hawaii furono formalmente annesse agli Usa nel 1898, diventando
così il cinquantesimo stato della nazione. La popolazione è di
origine polinesiana e manifesta il proprio patrimonio culturale
tradizionale attraverso la danza (hula) e il canto (mele). Gli
hawaiani hanno creato una forma di poesia chiamata mele per
regisrare la storia, gli avvenimenti importanti, i progressi
tecnologici e tutto quanto fa parte del loro ambiente. Il mele può
essere interpretato su diversi piani: letterario, figurativo,
filosofico e religioso. Il mele racconta le leggende delle molte
divinità polinesiane delle quali la più famosa è Pele, la dea
vulcano. Si tramandano anche le gesta dei vari capi della comunità
(uomini e donne). Anche i luoghi sacri e storici possono costituire
temi per altre poesie. Nell’antica Hawaii il testo (kaona) del mele
era la cosa più importante della rappresentazione e la danza ne
costituiva semplicemente l’abbellimento, poiché la parola assicurava
la continuità culturale e controllava l’apprendimento del sapere e
qualche volta metteva in moto poteri spirituali chiamati mana.
Sebbene il pubblico contemporaneo apprezzi moltissimo la parte
gestuale della rappresentazione, in realtà questa forma d’arte si
basa sulla parola che fornisce anche la chiave per la sua completa
comprensione. La hula (danza) esprime in parole e movimento ogni
aspetto della vita. Essa illustra il testo (kaona) e/o il doppio
senso in esso nascosto, largamente usato nel mele che permette
diverse interpretazioni semantiche. Oggi alle Hawaii convivono due
forme di hula: la hula kahiko (stile antico) e la hula ´auwana
(stile moderno); quest´ultimo riflette l´influsso della musica e
degli strumenti occidentali quale l´ukulele, sorta di chitarra a
quattro corde derivata dalla braguinha portata dai portoghesi
dall’isola di Madeira alla fine dell’Ottocento. Fra i generi dell´
hula kahiko (stile antico) si annovera la hula ´ala´apapa o hula
eseguita in posizione eretta nella quale l´ho´opa´a (il cantore)
accompagna lo ´olapa (danzatore) con lo ipu heke (strumento
costituito da una doppia zucca). Un altro tipo di hula kahiko è la
hula pahu (eseguita con strumenti a percussione), dove il tamburo
viene usato per accompagnare il danzatore. Altri tipi di hula kahiko
vengono classificati secondo gli strumenti usati, come per esempio
le hula ´ili´ili, danze in cui i ballerini si accompagnano da soli
con percussioni fatte con ciottoli; le hula-kala´au (con bastoni
percussivi); le hula ´uli´uli, zucche rivestite di piume e sonagli,
e altri ancora. Due sono i componenti principali di una compagnia di
hula: lo ho´opa´a (cantore-musicista) e lo ´olapa (danzatore). Il
cantore stabilisce il tempo, il ritmo e canta il testo insufflando
l´elemento vitale nella poesia, il danzatore lo rappresenta con
allusioni a parole e/o sillabe scelte dal testo. Il danzatore è il
fabulatore che esprime il testo soprattutto con i movimenti delle
mani e dei piedi. Per imparare la hula c’è la halau hula (scuola di
hula), sotto la guida di un kumu hula (maestro di hula). Halau Hula
´O Mililani presenta la hula kahiko tradizionale. La maestra,
Mililani Allen, è riconosciuta come performer, insegnante,
compositrice e coreografa. Lo scopo principale di Mililani è di
rendere partecipi altre persone della sua profonda conoscenza della
hula.
MEMPHIS SLIM
(U.S.A.)
Memphis Slim (il suo vero nome è Peter Chatman) è una delle figure
più conosciute del mondo del blues. E´ nato a Memphis nel Tennessee
il 3 settembre 1915 e deve il suo soprannome alla sua città natale e
alla parola slim che significa ´snello´. Vivendo con il padre, un
eccellente chitarrista e pianista, il giovane Memphis cresce in un
ambiente musicale dove sviluppa le sue doti. All´età di 15 anni,
sotto la guida e l´influenza del noto pianista Roosvelt Sykes, egli
comincia a lavorare come professionista. Lascia poi Memphis per
Chicago dove si afferma come musicista e trova anche una propria
identità che gli permette di diventare ben presto famoso. Lì scrive
dei blues di successo come "Every Day I Have The Blues", "The
Come-Back", "Messing Around", ecc., resi famosi dalle big-band di
Count Basie e Duke Ellington. Si può dire che Memphis Slim abbia
scritto fino ad oggi più di 500 canzoni. Autore, compositore, ottimo
vocalista, Memphis Slim abbellisce le sue canzoni con storielle,
giochi di parole e scene improvvisate. Memphis Slim è un autentico
bluesman che esprime la memoria collettiva del suo popolo e la sua
esistenza quotidiana. La sua voce, i testi delle canzoni e il suo
virtuosismo come suonatore di pianoforte dimostrano quanto sia
flessibile e malleabile il blues.
JESSIE MAE
HEMPHILL (U.S.A.)
Nella musica folk e blues del Mississipi, Jessie Mae Hemphill
rappresenta una tradizione familiare che dura almeno da quattro
generazioni. Suo bisnonno era un violinista e suo nonno, Sid
Hemphill, ha diretto una piccola orchestra per più di cinquant'ani,
suonava il violino, il banjo, la chitarra, il flauto, la batteria,
flauti di pan e diversi altri strumenti. Sua madre e le sue zie
suonavano la chitarra e suo padre era un buon pianista di blues.
Jessie Mae ha cominciato a suonare la chitarra all'età di 9 anni
imparando da suo nonno e da sua zia Rosa Lee Hill (di ambedue sono
stati pubblicati dei dischi). Jessie Mae ha inoltre imparato a
suonare il tamburo secondo la tradizione locale "pipe and tabor".
Ispirandosi alla tradizione del blues popolare della sua regione
nativa (Senatobia, Mississipi) Jessie Mae riesce a combinare in modo
originale brani tratti dalla tradizione con musiche e testi di sua
invenzione, creando canti nuovi basati sulla sua esperienza di vita.
E' riuscita ad adattare lo stile più antico del blues popolare alla
chitarra elettrica che suona simultaneamente al tamburello a pedale.
Il ritmo e le frasi strumentali hanno uno stretto legame con la
tradizione del "flauto e tamburo" nella quale è cresciuta e che
ancora esegue. Jessie Mae ha una voce unica e uno stile
inconfondibile. Negli ultimi anni ha partecipato a molti festival in
America e in altri paesi.
HEZEKIAH AND THE HOUSE
ROCKERS (U.S.A.)
Hezekiah Early, Peewee Whittaker e James Baker sono i componenti di
questo trio che comprende un arco di tre generazioni, proveniente da
Natchez nella zona tra Mississipi, Ferryday e Louisiana. Il
repertorio del gruppo comprende musica jazz sullo stile dei primi
musicisti ambulanti, country blues, rhythm and blues, soul e
discomusic. La parte jazz del loro repertorio è sostenuta dal
trombonista e cantante Leon "Peewee" Whittaker, nato nel 1906 a
Newelton (Louisiana); Peewee imparò a leggere la musica e a suonare
una grande varietà di strumenti a fiato da un professore del vicino
Alcorn College. Ha suonato poi in diverse orchestrine da ballo che
giravano di paese in paese e anche con i Rabbit Foot Minstrels.
Negli anni ´50 ottenne un lavoro regolare presso il leggendario club
di Ferriday, Haney´s Big House. Il famoso Jerry Lee Lewis assistette
spesso alle sue performances, restandone influenzato nello stile.
Nel 1963 si ritirò definitivamente dalla strada e iniziò a suonare
con Hezekiah Early, batterista, suonatore di arpa e cantante, nato
nel 1934 in una fattoria a nord di Natchez. James Baker, nato nel
1948 a St. Joseph (Louisiana) è il membro più giovane del trio.
Formatosi con la musica country, blues e soul, suona per gli House
Rockers la chitarra ritmica e il basso e fa da supporto per le parti
dei soli, voci, arpa e trombone. Questo gruppo rappresenta una delle
più divertenti e originali blues band contemporanee per l´originale
combinazione degli strumenti, del repertorio e delle influenze
stilistiche, come pure per l´insieme delle persone che vi
partecipano.
LESTER BOWIE BRASS FANTASY (U.S.A.)
Il nome garantisce la qualità. Da più di venti anni Lester Bowie,
sperimentatore di nuove sonorità sulla tromba, dirige l´Art Ensemble
of Chicago, le cui architetture sonore appartengono a quanto di più
eccitante abbia prodotto il jazz sperimentale moderno fra libera
improvvisazione e la conquista di un patrimonio culturale etnico.
Tuttavia il lavoro con questo gruppo assai dotato non sembra
accontentare l´elegante nero - Bowie ha creato infatti nell´85 quasi
come un´occupazione a latere la Brass Fantasy, un insieme di 8 fiati
sostenuti dalla batteria che nelle intenzioni dell´ideatore dovrebbe
far rivivere la tradizione nera nei panni del jazz sperimentale,
coraggiosamente messo in atto. I jazzisti americani eseguono
variazioni sugli schizzi compositivi suggeriti da Lester Bowie,
trasformandoli in viaggi esplorativi per mezzo della tradizione
culturale nera; improvvisano sopra un martellante ritmo di reggae,
fanno risuonare una marcia stile New Orleans, fanno riemergere
situazioni sonore del blues, si scontrano con le grida del free
jazz, si destreggiano sul terreno di una big band classica e di
sacri suoni gospel e tutto questo risuona ancora con forza e in
maniera irripetibile.
BOYD RIVERS E LOUISIANA RED (U.S.A.)
Nato il 25 dicembre 1934, Boyd Rivers ha trascorso tutta la vita a
Pickens, Mississipi. Cresciuto in una famiglia di musicisti (suo
padre e i suoi zii erano suonatori di armonica, sua madre una
cantante di gospel e un altro zio era il famoso cantante gospel Rev.
Cleophus Robinson), Boyd ha cominciato a suonare la chitarra all´età
di 12 anni. Ancora giovane divenne già abbastanza famoso a livello
locale, suonando il blues in locali pubblici e in feste private. Nel
1963 si è convertito al Cristianesimo, rinunciando al blues per
eseguire canti gospel accompagnandosi con la chitarra. Da allora
suona regolarmente in tutte le chiese della zona. Il suo vasto
repertorio comprende anche molti spirituals tradizionali, ma nel suo
modo di suonare la chitarra si possono ancora sentire chiaramente le
influenze del Mississipi blues.
HERBIE
HANCOCK QUARTET (U.S.A.)
Il nome di Herbie Hancock è legato principalmente alla sua
collaborazione con il quintetto di Miles Davis nel corso degli anni
'60. In quel gruppo, oltre a mettersi in luce come solista, affinò
anche le sue qualità di compositore. Partecipando all'incisione di
capolavori del jazz come "Seven Steps to Heaven", "ESP", "Filles de
Kilimanjaro", "In A Silent Way", si segnalò all'attenzione generale
come musicista sensibile e raffinato. All'interno del contesto
davisiano, prese poi confidenza con le innovazioni del trombettista:
la modalità prima e la "svolta elettronica" in seguito. E proprio
dopo aver lasciato questo quintetto portò alle estreme conseguenze
il discorso fusion lanciato da Davis, producendo con il proprio
gruppo una serie di incisioni di successo, marcatamente commerciali
anche se di livello superiore alla media. Dagli anni '70 l'attività
di Herbert Jeffrey Hancock è quindi divisa sui due versanti del jazz
e di una produzione funky e rock che lo ha reso noto ad un pubblico
senz'altro più vasto; anche in questo caso, tuttavia, la sua musica
mantiene un'impronta tipicamente nera. L'attuale quartetto che lo
vede in collaborazione con due suoi vecchi compagni, Buster Williams
(contrabbasso) e Tony Williams (batteria), insieme a Branford
Marsalis (sax), presenta il soundtrack-album "Round Midnight" (CBS)
che costituisce la colonna sonora del film "Round Midnight" di
Bertrand Tavernier.
BLUE RIDGE MOUNTAIN STRING
BAND (U.S.A.)
I Blue Ridge Mountain String Band di Galax (Virginia) sono un
complesso tradizionale di musica country. La loro musica è da
considerarsi "pre-elettrica" e "pre-bluegrass" e deriva dai
minstrels di fine ‘800, sia per quanto riguarda gli strumenti che il
repertorio. Il gruppo è composto da Rebecca Haga (voce e chitarra),
Tom Barr (basso), Greg Hoover (voce e violino), Ray Hatfield (banjo
tradizionale e voce), Stevie Barr (violino e banjo). Tom Barr è un
costruttore di strumenti musicali che possiede un laboratorio a
Galax dove fabbrica banjo, chitarre e dulcimers. Molto quotato come
artigiano conta tra i suoi clienti alcuni famosi violinisti. I suoi
strumenti mostrano l'influsso di Albert Hash (Grayson Country,
Virginia) suo amico e membro del gruppo da molti anni. Rebecca Haga
è la nipote di un famoso violinista locale che ha vinto numerose
gare di canto e violino. Dal suo matrimonio con Barr è nato un
figlio, Stevie, che all'età di 10 anni suona già magistralmente il
banjo e il violino. Gregg Hoover ha imparato a suonare da Barr e
molti altri famosi musicisti di questa zona dove la musica viene
ancora tramandata direttamente di generazione in generazione. Ray
Hatfield suona il banjo nello stile clawhammer originario di questa
zona, uno stile che precede di un secolo il più comune stile
bluegrass. Originario del Colorado è arrivato in Virginia alcuni
anni fa dove si è stabilito definitivamente. Il gruppo ha un sound
molto caratteristico e profondamente radicato nelle tradizioni di
questa regione che ha più volte stupito musicologi e collezionisti.
Le prime registrazioni di musicisti della zona di Galax sono state
pubblicate da piccole case discografiche commerciali nel 1922 e già
nel 1930 decine di musicisti avevano dato il loro contributo al
crescente business della country music. La distribuzione di questi
dischi cessava con l'arrivo della grande crisi economica del 1929,
ma musicologi e appassionati hanno continuato a raccogliere
registrazioni e materiale documentario fino ad oggi.
WADE &
JULIA MAINER (U.S.A.)
Wade Mainer, nato vicino a Weaverville (North Carolina) nel 1907, è
una delle leggende viventi della musica country tradizionale. E´
cresciuto in una famiglia musicale e accompagnava il suo lavoro
nelle segherie e nelle filande cantando e suonando. Negli anni ´30,
Wade e suo fratello J.E. Mainer erano conosciuti al pubblico della
radio come i "Mainer´s Mountaineers". I loro dischi, pubblicati
dalla RCA nella serie Bluebird, appartengono ai grandi classici del
periodo d´oro della musica country. Wade ha inciso dischi come
solista e con un gruppo, i "Sons of the Mountaineers" di cui
facevano parte "Daddy" John Love, i fratelli Morris, Steve Ledford e
Red Rector. I dischi incisi da Wade e suo fratello precedono il
bluegrass e hanno fortemente influenzato i pionieri di questa
musica. I musicisti bluegrass di oggi traggono ancora ispirazione
dal repertorio di Mainer. Negli anni ´40 Wade Mainer ha suonato a
Washington davanti al presidente Roosevelt e il Re e la Regina
d´Inghilterra durante una delle migliori serate di musica
tradizionale mai presentate, organizzata da Alan Lomax. Wade è
accompagnato dalla moglie Julia, una cantante di ballate e di gospel
che dispone di una voce limpida e potente.
ARDOIN FAMILY
(U.S.A.)
Il fisarmonicista "Bois sec" Ardoin e il suo vecchio amico
violinista Canray Fontenot, rappresentano la musica tradizionale
creola così come veniva eseguita dalle popolazioni nere di lingua
francese nel sud della Louisiana. Questa musica, suonata con
strumenti acustici, è un miscuglio, antecedente alla musica zydeco,
di stili cajun, afro-caraibico, afroamericani e francese antico. "Bois
sec" Ardoin, cugino del leggendario fisarmonicista Amédé Ardoin, è
padre di 14 figli. Uno di loro, Morris, proprietario di una sala da
ballo, lo accompagna alla chitarra. Diversi figli suonano altri
strumenti e tutta la famiglia partecipa alle attività sociali della
comunità rurale creola "Anse de' Prien Noir", organizzando serate da
ballo, scampagnate e feste di carnevale. In queste occasioni è
sempre presente Canray Fontenot, uno dei pochi violinisti francesi
neri, figlio del famoso fisarmonicista Adam Fontenot. Zydeco,
two-step, ballads, reels e waltz nello stile del blues costituiscono
il suo repertorio.
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